mercoledì 2 giugno 2021

Liberalismo Politico- John Rawls

Alcune premesse prima di parlare di questo libro. John Rawls è un filosofo politico molto famoso per il suo libro Teoria della Giustizia, che è uno dei saggi politici più famosi del dopoguerra, ed era dunque difficile non parlarne in questo blog.

Ho scelto di recensire Liberalismo Politico perché successivo a Teoria della Giustizia (Teoria) e quindi contiene alcune modifiche anche in risposta alle critiche ricevute. In particolare, mentre Teoria si presenta come una unica dottrina (comprensiva) il Liberalismo Politico assume una pluralità di dottrine (ragionevoli).
La domanda che si pone l'autore è fondamentalmente: come è possibile che esista e duri nel tempo una società stabile e giusta di cittadini liberi e uguali profondamente divisi da dottrine religiose, politiche, morali.
Il concetto fondamentale è quello di ottenere un consenso per intersezione, infatti le teorie di Rawls, come egli stesso afferma, sono un tentativo di portare a un livello più alto le dottrine del contratto sociale.
Il punto di partenza sono i due principi di giustizia che sono:
a) Ogni persona ha uguale titolo a un sistema pienamente adeguato di uguali diritti e libertà fondamentali; l'attribuzione di questo sistema a una persona è compatibile con la sua attribuzione a tutti, ed esso deve garantire l'equo valore delle uguali libertà e solo di queste.
b) Le diseguaglianze sociali ed economiche devono soddisfare due condizioni; primo, esser associate a posizioni e cariche aperte a tutti in condizioni di equa uguaglianza delle opportunità; secondo, dare il massimo beneficio ai membri meno avvantaggiati della società.
Questi due principi, di cui il primo è prioritario, sono quelli che le regolano le istituzioni (di base).
I due principi devono assicurare la garanzia dell'equo valore delle libertà politiche che dunque non sono puramente formali e l'equa uguaglianza (non puramente formale) delle opportunità. Inoltre, secondo il principio di differenza, che le diseguaglianze sociali ed economiche associate a cariche e posizioni devono essere regolate in modo che, quale sia il loro livello, esse vadano a beneficio dei membri meno avvantaggiati della società.
Lo scopo della giustizia come equità è pratico, cioè una concezione che può essere condivisa dai cittadini come base di un accordo politico ragionato, informato e volontario, indipendente da dottrine filosofiche e religiose, attraverso il consenso per intersezione.
La cooperazione è in equi termini, ovvero tale che ogni partecipante possa accettare a patto che tutti gli altri accettino (Reciprocità).
L'accordo si basa sul fatto che i cittadini sono liberi e uguali, e questi quindi hanno due poteri morali: capacità di avere giustizia, concepire il bene e comunque i poteri della ragione.
Per raggiungere una accordo tra i cittadini le condizioni devono essere appropriate (posizione equa), per ottenere questo Rawls introduce due artifici: la posizione originaria e il velo di ignoranza (vedi Teoria) .
Questo accordo da luogo a una società ben ordinata dove ognuno accetta gli stessi principi di giustizia.
Quello che l'autore vuole realizzare è un “costruttivismo politico” in opposizione al costruttivismo morale di Kant.
La sua non è una dottrina comprensiva, i principi di giustizia politica si ottengono come procedura di costruzione basata sulla ragione pratica e fa a meno del concetto di verità.
La società politica si basa sulla ragione pubblica, cioè la ragione dei cittadini, soggetta al bene pubblico; la ragione pubblica non si riferisce a tutte le questioni politiche ma agli elementi costituzionali essenziali e problemi di giustizia fondamentali. I cittadini affermano quindi l'ideale di ragione pubblica non per un compromesso politico ma all'interno delle proprie dottrine ragionevoli. Delinea, poi, quello che definisce struttura di base cioè il modo in cui le principali istituzioni sociali si combinano formando un sistema unico che assegna i diritti e doveri fondamentali.
Il ruolo della struttura di base consiste nel garantire che le azioni di individui e associazioni abbiano luogo in condizioni di fondo giuste.
Le libertà fondamentali (di pensiero, di coscienza, politiche, di associazione ecc.) formano una famiglia ed è questa famiglia ad avere priorità non una qualsiasi libertà singola, cioè le libertà fondamentali si limitano l'un l'altra (autolimitanti).
Infine, definisce quelli che sono i beni primari cioè le cose necessarie per consentire alle persone di perseguire la propria concezione determinata del bene e di sviluppare i due poteri morali.
In sintesi è un libro complesso e molto filosofico di cui tentare una sintesi è praticamente impossibile. Per me, abituato a leggere di contenuti più pragmatici e meno filosofici, riesce difficile dare un giudizio sulla importanza e validità delle idee di Rawls e della loro applicabilità nella realtà politica e sociale.

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