venerdì 30 marzo 2018

THE POLITICAL ECONOMY OF IDEAS:ON IDEAS VERSUS INTERESTS IN POLICYMAKING

Oggi vi vorrei parlare di un articolo molto interessante di D. Rodrik sulle idee e gli interessi nella politica. E’ un articolo che trovate qui (in inglese obviously), è molto lungo e in alcune parti è di difficile lettura per gli aspetti matematici, per questo ve ne offro una sintesi. 
Lo scopo del articolo è creare uno schema relativo al ruolo delle idee come catalizzatore dei cambiamenti politici e istituzionali. 

Per prima cosa bisogna distinguere gli interessi personali dalle idee. 

Quelli che Rodrik definisce “political entrepreneurs” sono coloro che cercano di persuadere il pubblico ad adottare nuove politiche o istituzioni convincendoli che il mondo è cambiato. In alternativa cercano di enfatizzare le identità, i valori o qualche principio normativo ( es. libertà). 

Ci sono dunque due tipologie di idee: quelle che cercano di modificare la opinione del pubblico su come funziona il mondo (worldwiew politics), e quelle che riguardano le identità degli elettori e la loro percezione sulla loro identità. Infatti gli individui hanno molteplici identità (etniche, di razza, religiose, nazionalità) che possono essere rilevanti in momenti diversi. Queste identità possono essere mutevoli e soggette alla influenza di attori politici e azioni politiche (identity politics). 

Considerando una condizione normale in cui è l’elettore mediano a determinare le scelte politiche, per coloro che appartengono alla classe di alti redditi si pone il problema di come spingere verso una nuova politica che ha effetti redistributivi contrari alla maggioranza (quelli a basso reddito). 
Una delle opzioni possibili è disseminare idee che alterino la visione del mondo o le identità dei votanti o entrambe. 
Uno dei mezzi è la creazione di opportuni “meme”, che sono definiti come una combinazione di segnali, narrazioni, simboli tali che una esposizione ad essi può modificare la visione del mondo o rendere una identità rilevante. 
Un esempio può essere quello della austerità che viene giustificata secondo la visione (sbagliata) che il governo si deve comportare come il cittadino e non vivere al di sopra dei propri mezzi. 
La scelta tra questi differenti tipi di meme (policy meme o identity meme) per coloro che vogliono modificare le scelte degli elettori dipende da quale è politicamente più conveniente. Ad esempio agendo sulla identità si possono creare delle convergenze tra i ricchi e i poveri per modificare le politiche a vantaggio dei ricchi. Analogamente con i meme politici si può modificare la percezione del mondo da parte dei poveri o meno ricchi cosicché una politica a loro avversa non appaia più tale. 
Quindi interessi e idee contano entrambi nel modificare le politiche e le istituzioni e si possono anche a rafforzare vicendevolmente. 
A volte può capitare che le idee nate per favorire certi interessi possano ritorcersi contro, un esempio che fa l’autore è quello della Brexit dove gli interessi finanziari che hanno sospinto le idee dell’austerità e del pareggio di bilancio possono aver favorito la vittoria della Brexit che è invece negativa per la comunità finanziaria inglese. 
In genere coloro che vogliono modificare le percezioni e condizionare il voto si rivolgono a quella parte dell’elettorato che è importante condizionare per modificare l’esito del voto. Inoltre, l’aumento della diseguaglianza aumenta il guadagno che i ricchi possono ottenere da politiche di condizionamento politico che hanno successo. 
Le evidenze empiriche, che mostrano una scarsa propensione all’ottenimento di politiche distributive negli Usa, dimostrano il successo ottenuto dai think-tanks nel disseminare le idee che la crescita delle diseguaglianze è dovuta ai cambiamenti strutturali della economia globalizzata, che portano inevitabilmente alla deregolamentazione finanziaria e all’abbassamento delle tasse sui guadagni finanziari. 
Le idee introdotte per mezzo dei “meme”, alterando la visione del mondo e dell’identità hanno dunque il potenziale per modificare gli equilibri politici. 
Le idee possono influenzare direttamente i guadagni percepiti associati con le scelte politiche, sia spostando la percezione sullo stato delle cose o influenzando il menu di opzioni strategiche attraverso (per esempio) la definizione di nuovi strumenti di politica. 
Ad esempio, gli imprenditori politici possono manipolare la visione del mondo o la identità "primaria" dell'elettore anche attraverso lo sfruttamento diretto dei pregiudizi comportamentali degli elettori nella elaborazione delle informazioni. In effetti è ben documentato che influenzando l'ambiente e i media si può "indurre” l'elettore nell'identificarsi con una particolare identità sociale o divenire fautore di una visione politica del mondo. Infine, i meme possono essere implementati per esacerbare e sfruttare le informazioni asimmetriche. 
Ad esempio nel periodo successivo alla crisi economica che ha portato alla esplosione dei deficit è stato più facile convincere gli elettori che l’austerità è la politica più adatta attraverso l’adozione di meme che portavano a considerare il governo come un individuo (vivere al disopra dei propri mezzi). 
Una maggiore polarizzazione dell'identità nell'arena politica è spesso associata alla prevalenza di contraddittorie "credenze" tra i segmenti della popolazione. Ad esempio, una false convinzioni come "Il presidente Obama è un musulmano" sono prevalenti in ampi segmenti della popolazione. Allo stesso modo, nonostante l'aumento dei livelli di istruzione e una maggiore prevalenza di informazioni, vi è stata una persistenza nella prevalenza di idee/meme che negano il fatto che il riscaldamento globale sta avvenendo o che l'equilibrio di bilancio e l'austerità fiscale potrebbero essere ottimali per un paese, persino nel mezzo di una recessione. 
A volte le idee anticipano gli interessi, come nel caso del taglio di tasse di Reagan in base alla curva di Laffer che inizialmente non furono ben viste dalle élite economiche. 
E’ comunque difficile distinguere in teoria interessi è idee, se una lobby persegue un suo interesse è perché ha interesse in quella politica o perché delle idee hanno trasformato la visione di come interpretano i loro interessi? 
In particolare i comportamenti ex-ante che sono predicibili sulla base di caratteristiche o visioni del mondo che sono prevalenti possono essere attribuiti agli interessi. Mentre i comportamenti ex-post dovuti ai cambiamenti nelle preferenze o sulla visione, per effetto di meme o narrazioni possono essere attribuiti alle idee politiche. 
La conclusione dell’autore è che le idee di oggi possono divenire interessi domani, nel breve periodo abbiamo soprattutto interessi, nel lungo quasi tutte idee. 
Diciamo che le idee dell’articolo non sono nuove e si ricollegano a molte teorie o cose che di fatto sapevamo già, certo il pregio di Rodrik è quello di riuscire a schematizzare e semplificare il contesto illuminando le idee confuse che spesso abbiamo. Se vogliamo alcune cose le sapevamo già dai Romani per cui "divide et impera" era una loro massima, qui sicuramente abbiamo degli spunti che rendono il tutto più scientifico. Questo articolo ci deve rendere ancora più sospettosi di certe teorie strombazzate a destra e a manca che ci solleticano la pancia, la massima di Einaudi conoscere per deliberare è sempre valida, per cui cercate sempre di sentire più campane su ogni argomento e anche campane non ufficiali (giornali e tv spesso sappiamo di chi sono al servizio) e, soprattutto, di avere ben a mente quali sono i nostri veri interessi come cittadino di questo grande paese ed essere vivente su questo piccolo e bellissimo pianeta.

martedì 13 marzo 2018

Economia del bene comune (Economics for the Common Good) di Jean Tirole

Il libro che segnalo oggi: Economia del bene comune (Economics for the Common Good) è di Jean Tirole, economista francese che insegna a Tolosa e al MIT e vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2014. 
E’ un libro che invito a leggere, infatti si tratta di un libro scritto molto bene e completo. L’autore nel libro inserisce moltissime tematiche, ognuna è affrontata con grande profondità ed equilibrio riportando un serie di elementi tratti dalle teorie economiche più recenti. Nella prima parte affronta il tema generale della scienza economica e degli economisti e la loro relazione con la società, evidenziando le caratteristiche principali della scienza economica, ma anche i suoi limiti. Affronta poi la tematica del mercato e dello Stato, dove queste due componenti, entrambe importanti, sono comunque complementari. I temi trattati nel libro sono comunque molti: i cambiamenti climatici e come affrontarli dal punto di vista della teoria economica, il mercato del lavoro, la situazione dell’Europa (a un bivio), la finanza e la crisi del 2008, le politiche industriali e il ruolo dello Stato, i cambiamenti indotti nella società dall’economia digitale e tanto ancora. 
Come si vede le tematiche affrontate sono moltissime e pertanto è impossibile fare una sintesi del libro, su ognuna come detto la sua è una posizione generalmente equilibrata, comunque per quanto approfondito il libro è sempre molto leggibile e chiaro. Un libro che vale quindi la pena di tenere nella propria biblioteca e da leggere un poco alla volta.

mercoledì 7 marzo 2018

Vincere le elezioni, ma per fare che?

Abbiamo avuto le elezioni e ora sono noti i risultati, tra l’altro per me non ci sono sorprese, bastava parlare alle persone per capire che i 5 stelle avrebbero vinto, che Salvini sarebbe cresciuto, che il Pd andava incontro a una debacle e che Berlusconi è sulla via del declino. 
Chi ha vinto è contento ma di che? Il nostro è un grande paese con ancora grandi possibilità. Siamo ancora il secondo paese industriale europeo nonostante la crisi abbia distrutto un bella fetta della produzione industriale, riusciamo ancora ad essere in parte competitivi con le esportazioni, nonostante l’euro sia una moneta a noi non favorevole. Abbiamo grandi ricchezze in termini di patrimonio artistico e geografico, con tutti i nostri difetti abbiamo ancora molto da offrire e molti ci invidiano. 


Detto questo per non fare il solito e banale disfattista dobbiamo anche dire che su molte cose siamo arretrati. La nostra burocrazia è molto farraginosa è in parte inutile, dovremmo rinnovare il personale statale con giovani laureati anche in materie scientifiche, investiamo poco nella ricerca, il debito è altissimo anche se fondamentalmente figlio di scelte scellerate del passato (anni 80-90), il prelievo fiscale è ancora molto alto è in particolare sul lavoro mentre le rendite vengono poco tassate e abbiamo una evasione/elusione enorme. Per non parlare della giustizia civile da terzo mondo, un sistema di leggi complicatissimo e in parte obsoleto, un sistema fiscale troppo complesso. 

Siamo inseriti nel contesto dell’eurozona che da un punto di vista monetario non ci aiuta e fino adesso le politiche europee sono andate poco a nostro vantaggio e molto a nostro svantaggio. Il contesto internazionale è quello che è, globalizzazione, tendenza alla delocalizzazione, grandi multinazionali che possono eludere le tasse, quindi minori entrate per lo Stato e maggiori vincoli per le regole ( idiote) europee. 
Quindi chi va al potere, a meno di non avere il prosciutto sugli occhi dovrebbe capire che governare questo paese è una bella impresa, inoltre molti nostri concittadini non si rendono conto che non esistono pasti gratis, sperano ancora nel posto fisso e nel sussidio o reddito di cittadinanza. Che ci siano situazioni di povertà che vanno sanate è indubbio, che ci sia ancora troppa diseguaglianza pure, ma bisogna essere realisti non si può tornare indietro e rimpiangere i bei tempi andati. Si deve puntare sulla domanda ma se non guardiamo anche alla offerta in questo contesto internazionale siamo folli. Quindi chi vuole governare questo paese se pensa che sia un passeggiata e sia facile si accomodi pure, purtroppo i vincoli sono molti e non si può pensare di fare politiche troppo generose. Lato offerta dovremmo migliorare ancora la qualità della formazione, pochi laureati in generale e soprattutto nelle materie scientifiche e tecnologiche, pochi diplomati tecnici (anche di secondo livello cioè Istituti Tecnici Superiori), troppi laureati in legge e scienze delle comunicazioni.  Pochi soldi e spesi malino per la ricerca scientifica. Bisogna far crescere le nostre PMI aiutandole a competere sul mercato internazionale e a uscire da un familismo a volte non premiante. Migliorare la qualità della burocrazia pubblica a tutti i livelli rendendo questo paese un paese meno arretrato, abbiamo alcune eccellenze (ad es. Banca d’Italia) ma nel corso del tempo anche queste hanno perso lo smalto. Difendere e sviluppare i campioni nazionali industriali invece di fare delle stupide privatizzazioni che hanno distrutto delle filiere solo per fare cassa. Lato domanda, aiutare le famiglie che hanno figli come fa la più laica Francia, dare maggior reddito alle fasce medio basse, tassare di più le rendite, la proprietà e i consumi di lusso, se non si riesce a tassare il reddito allora bisogna ricalibrare l’IVA (da qualche parte dovranno pure spenderli sti soldi). Aiutare le imprese che fanno investimenti in Italia e che assumono, stangare i paraculi che prendono sussidi e aumentano solo i profitti. Aumentare gli investimenti pubblici con maggiori controlli sugli appalti, far togliere gli investimenti pubblici dal conteggio del deficit, contenere la spesa corrente. 
Insomma di cose da fare, che sono anche complicate, ce ne sono molte, ma voi che avete vinto le elezioni puntando sulla pancia degli italiani e raccontando alcune favole siete pronti a caricarvi di questo peso? Buona fortuna.