lunedì 18 febbraio 2019

Principi del governo rappresentativo-Bernard Manin- Il Mulino

Il libro che presento oggi è un libro sulla democrazia e in particolare sulla sua evoluzione, è un libro molto interessante e ricco, inoltre scritto anche bene per cui lo consiglio caldamente.
La prima parte è dedicata a una ricostruzione della democrazia ateniese, tale democrazia prevedeva un assemblea popolare (non tutti i cittadini ma comunque un numero importante) per molte decisioni, inoltre  un sistema complesso basato per la maggior parte sulla selezione per sorteggio per molte funzioni che non erano svolte dalla assemblea, le cariche elettive erano ristrette solo ad alcune funzioni specifiche, militari o finanziarie. Il sistema di estrazione a sorte non termina con la democrazia ateniese, si ritrova anche nel antica Roma e poi a Firenze per la selezione dei magistrati e, sopratutto, a Venezia nel complesso sistema di elezione dei candidati del Maggior consiglio.
Con le Rivoluzione Francese e Americana il sistema a sorte non viene più considerato e avviene il trionfo delle elezioni. Elezioni dei rappresentanti che nelle intenzioni degli autori più autorevoli si manifesta come una scelta comunque aristocratica (oligarchica) dei migliori, comunque diversi e divisi dal popolo perché non vincolati nel mandato. Quindi una scelta quella delle elezioni democratica solo in parte cioè nella libertà di scelta (tra l'altro inizialmente  la platea degli elettori era limitata),  con  i candidati che facevano parte comunque di una élite fondiaria o per ricchezza e quindi la possibilità di candidarsi preclusa di fatto  alla maggioranza del popolo. Una delle caratteristiche del governo rappresentativo è infatti quello di distinzione, cioè che gli eletti fossero diversi (in qualche modo superiori) agli elettori. Questo aspetto in alcune democrazie venne esplicitato nel requisito censitario (per gli eletti e per gli elettori).  Anche laddove non venne posto esplicitamente ( ad es. Stati Uniti) la necessità di fondi per la campagna elettorali di fatto esprimeva un elemento di forte selezione. Un altro aspetto che distingue elettori da eletti è la mancanza di vincolo di mandato in tutte le democrazie parlamentari, ovvero gli eletti non sono vincolati nelle loro scelte parlamentari (indipendenza). Questo della distinzione è indubbiamente una caratteristica più oligarchica che democratica del sistema  di governo rappresentativo.  Come contrappeso a questa indipendenza esiste l'aspetto della libertà di opinione da parte degli elettori, ovvero la potenziale libertà di esprimere opinioni in qualsiasi momento. L'altro aspetto democratico è il carattere ricorrente delle elezioni  che incentiva i rappresentanti a tener conto dell'opinione degli elettori (almeno ex-post). In qualche modo il sistema rappresentativo non è quindi un sistema in cui la comunità governa se stessa ma un sistema che fa si che le politiche e le decisioni pubbliche siano sottoposte al verdetto del popolo.
L'autore analizza poi le modifiche intercorse nel tempo al governo rappresentativo. Il sistema iniziale, era quello parlamentare con i rappresentanti che non facevano parte di partiti organizzati ("parlamentarismo"), in cui il rappresentante aveva un rapporto diretto con gli elettori ma di fatto questi rappresentanti erano una  élite dei notabili. Nel tempo si sono affermati i partiti. Da una parte questo poteva avvicinare gli eletti agli elettori essendo questi ultimi socialmente più vicini agli eletti (nel caso dei partiti socialisti o socialdemocratici), anche se qualche studioso ha fatto osservare che questi deputati diventano a loro volta delle élite "de-proletarizzate".
D'altra parte la indipendenza dei rappresentanti dagli elettori viene in parte  ridotta dalla disciplina di partito e di voto. 
Nella democrazia dei partiti inizialmente le contrapposizioni elettorali tra i partiti riflettono le divisioni tra classi, con gli elettori sostanzialmente fedeli al partito (appartenenza e identificazione).
Un ulteriore evoluzione del democrazia negli ultimi anni è quella che l'autore chiama la democrazia del pubblico.  Una delle caratteristiche è che la gente vota in modo diverso da un elezione all'altra. Gli elettori infatti tendono più a votare una persona (leader) che un partito, in qualche modo un ritorno alla natura personale del rapporto di rappresentanza. In parte è anche dovuto alla differenza dei canali di comunicazione o media in gioco. I rappresentanti vengono scelti in base alla loro "immagine" in senso lato. In qualche modo la democrazia è determinata dell'elettore fluttuante e dai media di comunicazione, con la formazione di una nuova élite, élite politiche e mediatiche che non per questo sono più vicine agli elettori di quanto non lo fossero i rappresentanti di partito.
L'autore afferma che la democrazia si è forse allargata ma non è detto che sia divenuta più profonda.
In conclusione il governo rappresentativo possiede indubbiamente una componente democratica ma è altrettanto innegabile la dimensione oligarchica, cioè un sistema misto e complesso che assembla parti democratiche e non. Le elezioni appaiono come un metodo non egualitario perché non forniscono uguali chance ad ogni cittadino. D'altra parte tutti i cittadini hanno un uguale potere di designare e rimuovere i governanti. Le elezioni inevitabilmente selezionano una élite ma sta ai cittadini definire cosa costituisca una élite e chi vi appartenga.
In conclusione un libro molto interessante e approfondito  che svela anche gli aspetti non democratici degli attuali sistemi elettorali e di rappresentanza che non sono spesso esplicitati dai media.