giovedì 1 giugno 2017

Can we avoid another financial crisis- Steve Keen

Steve Keen, economista australiano che insegna Economia alla Kingston University, è un economista controcorrente impegnato a combattere contro il mainstream economico. Nella prima parte del libro critica i suoi colleghi economisti incapaci di prevedere la crisi perché ignorano alcuni aspetti fondamentali presi in considerazione da economisti ”eterodossi”, come H. Minsky, in particolare la importanza e il ruolo del debito privato in un economia capitalistica.
Critica inoltre l’approccio microeconomico alla macroeconomia che non coglie la complessità: fenomeni a livello macro non possono essere estrapolati dai comportamenti micro. Pertanto bisognerebbe partire da alcune proposizioni macroeconomiche, che sono indubbiamente vere, per costruire un modello che può essere più realistico e che spieghi i cicli economici (endogeni).
In particolare il debito gioca una ruolo fondamentale nella crisi, in quanto più volatile del PIL, quando il tasso di crescita del debito precipita inizia la crisi, a supporto di tale tesi mostra i dati degli USA negli anni precedenti la crisi.
Successivamente illustra la importanza della moneta e del circuito bancario nella creazione del credito. Il nesso causale corretto è quello che va dal credito e porta alla disoccupazione e all’aumento della spesa pubblica e non il viceversa. Il credito infatti sostiene il livello della domanda e del reddito. Dimostra anche come le colpe della crisi di debito innescate da politiche sbagliate finiscano per cadere erroneamente sulle spese governative che sono invece l’effetto. Mostra inoltre che attualmente molti paesi trovano con livelli di debito privato molto alti (tra cui la Cina).
Le conclusioni sono piuttosto pessimistiche, risolvere tali situazioni non è semplice tenuto conto anche dello stato del pensiero economico, come possibili rimedi cita l’aumento del offerta di moneta che riduce indirettamente il peso del debito o, ancor più difficile, una riduzione diretta del debito.

Il libro è molto interessante e di piuttosto facile lettura (mentre il suo Debunking economics che tratteremo in seguito è molto più complesso), comunque rilevo che evidenzia poco il legame tra l’aumento della diseguaglianza e la la riduzione dei redditi da lavoro con l’aumento indotto del debito.

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