Le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto. John Maynard Keynes
venerdì 5 agosto 2022
Carlo Calenda -La libertà che non libera - La nave di Teseo
mercoledì 3 agosto 2022
John Quiggin - Zombie Economics- Università Bocconi Editore
Pur non essendo un libro recentissimo, 2010, è un libro valido e interessante per cui vale la pena recensirlo.
- la grande moderazione, ovvero che si fosse raggiunto un periodo di stabilità economica;
- la ipotesi dei mercati efficienti, cioè che i prezzi generati dai mercati finanziari fossero la migliore stima del valore di un investimento;
- l'equilibrio generale dinamico stocastico (DSGE), la idea che la macroeconomia possa essere rigorosamente individuata da modelli microeconomici basati sul comportamento individuale;
- la idea del “gocciolamento” (trickle-down), cioè che le politiche che favoriscono i ricchi finiscono per favorire tutti;
- le privatizzazioni, ovvero che i privati possano fare generalmente meglio dello Sato in qualsiasi settore.
- più realismo e meno rigidità;
- maggiore focus sulla diseguaglianza e meno sulla efficienza;
- più umiltà e meno tracotanza.
giovedì 21 aprile 2022
La scomparsa di Jean Paul Fitoussi
Mi ha molto colpito la recente improvvisa scomparsa dell'economista francese Jean Paul Fitoussi. Conoscevo questo economista e infatti è suo uno dei primi libri che ho recensito in questo blog: Il teorema del lampione.
Fitoussi non era un economista mainstream, anzi era profondamente contrariato dalla direzione che aveva preso la economia; come dice nel suo libro se gli obiettivi che ci poniamo sono sbagliati non potremmo risolvere i veri problemi che affliggono le persone, è inutile illuminare con il lampione laddove non c'è niente (di utile). Si lamentava piuttosto che molti economisti investissero la loro intelligenza nel costruire teorie la cui complessità è seconda soltanto all'inutilità. La economia dovrebbe essere una disciplina che cerca di comprendere la realtà sociale, cosa spesso dimenticata da molti economisti.
E' stato anche molto critico sulla costruzione della Unione Europea dove vedeva un grosso deficit democratico, dove si sono svuotate, un poco alla volta, le sedi della sovranità nazionali senza investire nella sovranità europea, facendo del governo della UE un governo più di regole che di scelte. La costruzione europea soffre di un deficit di potere con, da un lato, una legittimità senza strumenti e, dall'altro, strumenti senza legittimità. La costruzione europea è una federazione monetaria senza solidarietà di bilancio o anche un miscuglio di ferderalismo monetario e confedaralismo di bilancio totalmente instabile. Uno dei problemi è che l'Europa affronta un problema che è essenzialmente costituzionale come se fosse un problema puramente economico. Come afferma nel libro, che ho recensito, il suo sogno è che si smetta di imporre l'Europa ai cittadini per aiutarli invece a sceglierla, costruire dunque una Europa fatta di solidarietà e responsabilità: solidarietà di bilancio e responsabilità politica.
Infine, uno dei suoi motivi di insoddisfazione è legato alla nostra incapacità di misurare veramente cosa sia il benessere; le misure e le politiche si basano sui dati del PIL (Prodotto Interno Lordo) che, già per come è costruito, male rappresenta l'effettivo benessere economico di una nazione. Inoltre, quel che è peggio, è che in una situazione come quella degli ultimi anni, in cui le diseguaglianze stanno diventando sempre più marcate, un aumento del PIL che si concentra solo in una percentuale molto ridotta della popolazione come può rappresentare un miglioramento di una maggioranza che invece perde di benessere e di sicurezza? Se gli obiettivi politici, tra l'altro mal diretti da una teoria economica sbagliata, mirano solo ad una crescita del PIL senza guardare alla sua distribuzione come possiamo pensare che i cittadini siano soddisfatti delle politiche adottate dai governi nazionali e dalla Europa?
Peccato abbiamo perso un economista a tutto tondo, dove la economia non era solo arida matematica applicata a modelli teorici completamente avulsi dalla realtà, ma invece interessato alla complessità della realtà sociale ed economica:
" Il concepimento di una buona politica non può fondarsi quindi sulla separazione artificiale tra politiche sociali e politiche macroeconomiche, lo studio del mercato del lavoro e della ripartizione dei redditi deve costruire un elemento centrale dell'analisi macroeconomica che sostiene le politiche di stabilizzazione".
domenica 20 marzo 2022
Keynesiano nel breve, Schumpeteriano nel lungo
Se qualcuno mi chiede se sono keynesiano in genere, sorridendo, dico di essere keynesiano nel breve (periodo) e schumpeteriano nel lungo (periodo). Anche se è una battuta c'è del vero.
Infatti, Keynes non ha mai nascosto di non essere interessato al lungo periodo con la sua famosa frase: "Nel lungo periodo siamo tutti morti". Di fatto la sua teoria economica esposta in gran parte nel suo libro: La Teoria Generale (della occupazione, dell'interesse e della moneta), è essenzialmente una teoria del breve periodo. La analisi di Keynes si concentra sulla domanda cosiddetta effettiva, cioè quella che si genera effettivamente nella realtà. L'elemento determinante sono gli investimenti, infatti questi sono l'elemento più variabile e sono condizionati dagli imprenditori (animal spirits), la volontà di investire dipende dalle prospettive di guadagno, ovvero quanti profitti posso fare al netto degli interessi che devo pagare sull'investimento che ho intrapreso. Se le prospettive sono buone avremo investimenti sufficienti, che a loro volta guidano l'occupazione e quindi il reddito complessivo, e tutto ciò si somma in una domanda complessiva che è sufficiente a mantenere una offerta che garantisce una piena occupazione; viceversa prospettive cattive deprimono gli investimenti e a catena reddito e occupazione creando una situazione di stagnazione. Data la importanza degli investimenti nel generare reddito e occupazione e la loro criticità, Keynes propone una "socializzazione degli investimenti", ovvero lo Stato deve assumersi il ruolo di guida degli investimenti nei periodi di crisi, direi anche perché è l'unico soggetto che ha un orizzonte di lungo termine, mentre l'investitore privato ha un orizzonte generalmente orientato al breve; soprattutto in quegli investimenti, ad esempio le reti di infrastrutture, che sono investimenti di lungo termine e che inoltre favoriscono lo sviluppo di una nazione. In questo si vede un aspetto di Keynes che non è di breve termine. Infatti, anche se è vero che propone al limite di scavare e coprire buche nei periodi di crisi pur di creare lavoro e reddito, Keynes aveva in mente soprattutto gli investimenti, piuttosto che le spese correnti, per favorire la crescita, mentre forse alcuni suoi epigoni si sono fatti prendere troppo la mano sulla effettiva efficacia di tutte le spese del governo.
Detto questo, quindi, che fa di Keynes un economista non solo interessato al breve termine, Schumpeter non si pone minimamente il problema di come risolvere le crisi che assillava Keynes. Per Schumpeter la economia è per sua natura ciclica, infatti nel suo poderoso libro, Business Cycles, illustra che vi sono ben quattro cicli dell'economia, alcuni più brevi e alcuni più lunghi, tali cicli sono determinati essenzialmente dalle evoluzioni tecnologiche. La spiegazione della nascita dei cicli è in parole semplici la seguente: gli imprenditori, che sono l'elemento fondamentale per Schumpeter, sono alla ricerca di innovazioni tecnologiche o di processo, se riescono a trovarne di efficaci, questo gli da un vantaggio competitivo che spiazza i concorrenti. Si genera, alimentato anche dalla finanza (vedi Carlota Perez), un periodo di crescita economica, ma la crescita economica e le innovazioni tendono, col tempo, ad affievolirsi e così anche la crescita, dando luogo a un rallentamento che sfocia poi in una crisi, tale crisi pone le basi per un ulteriore ciclo di innovazione. Quello che descrive Schumpeter è abbastanza vicino alla realtà, forse i cicli economici non sono così precisamente determinati in termini temporali, ma che sia la tecnologia a produrre la crescita è ormai abbastanza assodato, vedi ad esempio l'analisi della crescita di Solow, anche se, come abbiamo visto in molti dei libri e articoli che abbiamo recensito, la crescita economica e lo sviluppo tecnologico funzionano bene solo se sono accompagnati da un miglioramento istituzionale e culturale della società.
Quindi, qualsiasi analisi economica seria non può prescindere dalle idee e dalle intuizioni schumpeteriane, anche se è pur vero che senza le idee keynesiane le crisi durerebbero di più, vedi la differenza tra la crisi del 1929 e quella del 2008. Inoltre, le idee keynesiane sono servite a creare nei paesi democratici occidentali, e non solo, le condizioni di stabilità economica e finanziaria per tutto il primo periodo del dopoguerra.
Quindi se la teoria economica oggi è un poco meno cieca ed è più capace di interpretare i fatti economici lo dobbiamo a questi due grandissimi economisti del '900.
martedì 8 marzo 2022
La guerra in Ucraina
Non c'è nessuna giustificazione possibile a questa guerra insensata e ingiusta verso un paese libero e indipendente. Chi cerca giustificazioni o attenuanti al gesto di Putin non mi trova d'accordo. Detto ciò dobbiamo analizzare la situazione dal punto di vista razionale. La posizione dei paesi della Unione Europea non è stata molto efficace e razionale. La dipendenza dal gas russo negli ultimi anni è ulteriormente aumentata, di fatto considerando Putin un partner commerciale affidabile, dimenticandosi chi è Putin, come gestisce e conserva il potere in Russia. Pertanto, se ti leghi sempre di più alla Russia per il tuo approvvigionamento energetico, non puoi sorprenderti se sei in posizione debole strategicamente. D'altra parte anche Zelensky, conoscendo chi aveva come vicino di casa, poteva fare una politica più accorta. Molte nazioni europee non fanno parte della Nato, non c'era nessuna necessità impellente di forzare i tempi e la mano, poteva avvicinarsi commercialmente sempre di più alla UE e consolidarsi così all'interno e all'esterno. Vedo molti errori, quindi, da parte dell'occidente che ha sottovalutato Putin, nessuno si aspettava un attacco diretto alla Ucraina, d'altra parte Putin ha ormai alle spalle un lungo periodo di potere e probabilmente sa che non potrà mantenerlo molto a lungo e, quindi, forse ha meno scrupoli e remore nel fare cose che in passato non avrebbe azzardato a fare. Cosa succederà adesso è difficile dirlo e non mi sento così bravo per azzardare ipotesi. Credo che comunque Putin, pur essendo un ottimo calcolatore, forse ha ecceduto in ottimismo e l'atteggiamento verso la Russia, da ora in poi, sarà diverso. Questo tragico evento potrebbe rappresentare un altro momento di riflessione per lo sviluppo futuro della UE. Il covid sembra averci insegnato che non si può evitare di fare una politica economica più integrata e comune nella UE. La guerra potrebbe insegnarci che non si può fare a meno di una politica estera comune e anche di una difesa comune e integrata. Come ho detto più volte, su questo blog, non credo che questo si possa immaginare in UE a 27 membri ma, tale integrazione, debba essere attuata con un nucleo ridotto di paesi più vicini culturalmente ed economicamente.
martedì 1 febbraio 2022
Steve Keen - The New Economics- A Manifesto
- la teoria monetaria;
- la teoria della complessità in opposizione alla teroria dell'equilibrio;
- la necessità di ancorare la teoria economica alla leggi della Termodinamica;
- la necessità che la economia sia fondata sul empirismo;
- l'utilizzo di nuove tecniche di analisi come la System Dynamics.