giovedì 6 agosto 2026

Yanis Varoufakis- Tecnofeudalesimo-Cosa ha ucciso il capitalismo

Di Yanis Varoufakis abbiamo parlato spesso in questo luogo, recensendo molti suoi libri (vedi qui, qui e qui); questo perché Varoufakis scrive libri piacevoli da leggere e con contenuti interessanti, mai banali.

Il libro si presenta come un dialogo virtuale con il padre di Varoufakis, ingegnere chimico attivo politicamente nella sinistra, in cui il figlio gli spiega l'evoluzione del capitalismo, anzi, per essere più precisi, la sua profonda trasformazione in quello che l'autore chiama "tecnofeudalesimo". La tesi del libro è che sia avvenuta una mutazione storica del capitale: il cosiddetto capitale cloud ha demolito i due pilastri del capitalismo, i mercati e il profitto. I mercati sono stati rimpiazzati da piattaforme di trading digitale, che sono di fatto dei feudi, e il profitto è stato a sua volta rimpiazzato dalla rendita, trasformando il capitalismo in una forma tecnologicamente avanzata di feudalesimo. Ai tradizionali mercati si è aggiunto, nel tempo, con la nascita della tv commerciale, un altro mercato: quello dell'attenzione. Segue poi un'analisi storica sul ruolo degli Stati Uniti e del dollaro, già descritto nel suo libro sul Minotauro Globale. Con la Rivoluzione Industriale il potere, cioè il potere di comandare gli altri, si è trasferito dalla terra al capitale, ma la nascita di Internet ha modificato la struttura del capitalismo con l'emergere del capitale cloud, che può riprodurre se stesso senza il coinvolgimento del lavoro salariato, e ha dato vita, quindi, a una forma di capitale che ha ucciso il capitalismo, rimpiazzandolo con qualcosa di molto peggio. Di fatto abbiamo, da una parte, i proprietari delle infrastrutture digitali, che si avvalgono di quelli che l'autore chiama servi della gleba cloud, i quali forniscono gratuitamente informazioni - cioè identità digitale - alle piattaforme. Piattaforme che sono veri e propri feudi, dove i cosiddetti vassalli sono i produttori che, per vendere le loro merci, devono pagare una rendita cloud per accedere ai feudi. L'esercizio del potere di comando del capitale su lavoratori e consumatori si è quindi trasferito agli algoritmi. I cloudisti, poi, hanno beneficiato dell'enorme massa di denaro immessa dalle banche centrali per far fronte alle crisi; infatti hanno potuto assorbire miliardi grazie alla garanzia delle loro azioni in rialzo. Questa nuova configurazione, cioè il tecnofeudalesimo, ha segnato di fatto il trionfo della rendita sul profitto: la rendita, infatti, scaturisce dall'accesso privilegiato a beni in fornitura fissa, mentre il profitto è più vulnerabile alla competizione. Adesso tutti gli attori, produttori e venditori, dipendono da qualche feudo cloud per accedere ai clienti; di fatto il cloudista non compete nel mercato, ma tende a farci uscire dai mercati capitalistici, e i cloudisti diventano ricchi senza bisogno di organizzare la produzione di alcuna merce. Il tecnofeudalesimo americano si deve comunque confrontare con l'ascesa in Cina dei cloudisti cinesi, che stanno acquistando sempre più potere (vedi TikTok, Alibaba ecc.), configurando un nuovo tipo di guerra fredda; mentre l'Europa si caratterizza per la mancanza di capitale cloud e rischia di dover scegliere a quale capitale cloud sottomettersi. C'è poi un ulteriore aspetto che l'autore evidenzia, cioè che il potere della classe cloudista può compromettere la possibilità che noi, il demos, possiamo evitare la catastrofe climatica. L'aspetto più inquietante è che il capitale cloud ha frantumato l'individuo in frammenti di dati, in un'identità composta da scelte espresse con clic che i suoi algoritmi sono in grado di manipolare. Nel finale delinea, molto sinteticamente, uno scenario alternativo, che ha descritto nel libro Un altro presente. Lo scenario descritto è molto teorico e rasenta la fantascienza, anche se contiene alcune idee interessanti. La conclusione del libro è che, per riappropriarci delle nostre menti, dobbiamo possedere collettivamente il capitale cloud.

In definitiva, come già affermato, è un libro interessante e piacevole da leggere, che contiene molti elementi interessanti, anche se alcuni erano già stati trattati nei suoi libri precedenti. L'analisi sull'evoluzione sistemica del capitalismo è molto ben descritta, anche se la parola tecnofeudalesimo, molto attraente, a mio parere non rivela che siamo sempre nel capitalismo: mutato profondamente, sì, ma sempre capitalismo. Inoltre, come tutte le spiegazioni semplici, la focalizzazione sul capitalismo cloud, o delle piattaforme, trascura il fatto che il capitalismo sia più complesso e non evidenzia, ad esempio, il crescente potere e la pervasività dei fondi di investimento, che abbiamo visto in questo libro