Ho comprato questo libro non per l'autore, che non conoscevo, ma per il titolo che mi sembrava interessante e promettente. L'autore è avvocato e scrittore, attualmente è direttore dell'Open Society Project presso il Niskanen Center, politicamente Repubblicano ma ha anche appoggiato Barak Obama. Il problema, per l'autore, è che la nostra società ha perso dinamismo e stiamo assistendo a una disintegrazione sociale, stiamo perdendo la capacità di relazionarci con gli altri face-to-face. Stiamo affrontando tre crisi: di dinamismo, di inclusione e della politica intesa come meccanismo di decisione collettiva. Uno dei maggiori problemi è che il capitalismo è sovraesteso. Dobbiamo, quindi, ribilanciare il capitalismo, rinvigorire la famiglia e la comunità, ristabilire le connessioni personali. Il contributo dei lavoratori ordinari è divenuto sempre meno importante, assitiamo a una perdita di potere collettivo e un declino nello status sociale, di fatto i lavoratori stanno diventando irrilevanti. Come conseguenza l'abilità di coinvolgere le persone nell'azione collettiva è diminuita. La perdita di potere dei lavoratori comporta la marginalizzazione delle persone nella vita politica e civica, pertanto le priorità delle persone sono divenute sempre meno importanti. La politica è divenuta un gioco solo per le élite acculturate e professionalizzate. Purtroppo il benessere di massa ha disintegrato le connessioni vitali della società, prosciugando le relazioni personali. Stiamo assistendo ad una alienazione dalle nostre istituzioni e dalla nostra storia, ed anche ad un allargamento della povertà spirituale. La crescita economica presenta una dinamica che tende a indebolirsi, la produttività tende a decrescere con il tempo, dovuta allo spostamento dalla manifattura ai servizi. Ma il declino nella capacità di innovare è in buona parte dovuto alla cautela e compiacenza che colpisce i ricchi, stiamo assistendo a uno spostamento verso il conservatorismo piuttosto che al cambiamento. A livello globale si verifca un collasso della fertilità che rappresenta un difetto del sistema capitalistico che non riesce a coinciliare la creazione di ricchezza con la nostra natura di animali sociali. Rivitalizzare il capitalismo è un compito della politca ma la politica non è esterna al sistema. Il punto fondamentale è di trovare un governance appropriata per il sistema capitalistico, ma la professionalizzazione della politica ha ridotto la partecipazione popolare. Il disallineamento tra ricerca del profitto e la democrazia richiede un pubblico ben informato, e il ruolo dei nuovi media rende il problema critico. La fiducia sociale e politica, che è necessaria per il buon funzionamento di un governo democratico, non è facile da mantenere, la nostra capacità collettiva di risolvere i problemi attraverso il governo si è fortemente degradata e le nuove tecnologie di comunicazione sono state profondamente destabilizzanti. E' necessario migliorare la rappresentatività della democrazia, ma i partiti politici hanno perso potere. A questo proposito sono state promosse nuove forme di rappresentanza non elettorale. Come i mercati anche le democrazie richeidono competizione, e senza partiti la competizione politica si riduce a leadership personali e clientelismo. Dobbiamo sperimentare forme nuove di partecipazione politica con gruppi deliberativi composti da persone ordinarie. Quando una società cresce il suo ordine sociale diventa più complesso e i sistemi sociopolitici richiedono energia per il loro mantenimento, per cui si rende necessario ridurre la complessità e i costi. Il capitalismo ha investito nella complessità sociale che ha ritorni negativi per la maggioranza delle persone e sta rendendo le persone sempre più dipendenti dal governo per il benessere materiale. Inoltre il capitalismo ha eroso la resistenza culturale e istituzionale alla logica del commercio. Il "managerialism" e il consumerismo hanno esteso il loro dominio su ogni aspetto della vita, abbiamo dato troppa enfasi al ruolo della burocrazia e del commercio nel coordinare e dirigere le nostre vite, sostituendo le relazioni vitali e personali. Da una parte dobbiamo liberare il capitalismo dalla "vetocrazia" e dalla burocrazia, ma adattarlo alle nostre necessità di connessione personale. Il conflitto da risolvere è tra il dinamismo tecnologico e il benessere del mondo naturale. Il capitalismo deve essere orientato a convertire le nuove tecnologie nel produrre prodotti popolari, in questo il governo ha un ruolo fondamentale. Rifocalizzare il capitalismo quindi ma sopratutto un ribilanciamento del suo ruolo nelle nostre vite. E' necesaria una espansione della produzione su base domestica e comunitaria per uso interno, per ribilanciare la dipendenza dal mercato del lavoro e per aumentare il potere contrattuale dei lavoratori. Tutto questo per innescare anche un circolo virtuoso tra lavoro remoto e maggiore co-housing, che permetterebbe di diminuire il peso della assistenza famigliare. Inoltre bisognerebbe favorire la produzione energetica su base famigliare e comunitaria, per creare una maggiore indipendenza economica. In pratica tutto ciò serve a provvedere e fornire risorse e capacità ai lavoratori e alle comunità dando loro indipendenza e status di contributori reali; creando una nuova classe di cittadini auto sufficienti, trasformando sorgenti di indipendenza economica in potere sociale e al contempo contro-istituzioni per promuovere decentralizzazione e ridondanza.
Come si vede dalla sintesi è un libro che delinea in maniera molto dettagliata i problemi delle società avanzate contemporanee. La sua analisi è molto apporofondita e condivisibile, anche se molti aspetti li ritroviamo in molti dei libri che abbiamo recensito. Nel finale il libro si dedica molto al recupero del lavoro remotizzato e della indipendenza economica delle comunità locali, questo ricorda, anche se in maniera diversa, il terzo pilastro del libro di Raghuran Rajan. Affronta, anche se in maniera poco approfondita, il problema dei nuovi media, che abbiamo visto qui. Il problema più impellente, che a mio parere abbiamo, è quello della rappresentività della democrazia e della partecipazione popolare, che abbiamo visto citato anche da altri autori, in particolare qui; infatti se i corpi intermedi, partiti politici e sindacati, hanno perso potere dobbiamo assolutamente dare più possibilità di esprimersi al popolo tramite nuove forme di rappresentività anche su base sorteggio, e dando maggior peso anche al terzo settore. In sintesi un libro interessante che vale la pena leggere anche se si perde nella parte costruens, come spesso accade.