Le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto. John Maynard Keynes
domenica 12 febbraio 2023
J. Bradford De Long - Slouching Towards Utopia
lunedì 16 gennaio 2023
Nuovo governo: benvenuti nella realtà
Con il varo della nuova manovra finanziaria del nuovo governo non sono mancate le polemiche. In particolare per quanto riguarda le accise sulla benzina, infatti non è stato prorogato il taglio deciso dal precedente governo Draghi. Questo ha provocato un aumento della benzina che ovviamente non è piaciuto a molti. Dopo alcuni tentativi maldestri di addebitare l'aumento alle speculazioni, finalmente il premier ha chiarito che, dato che la coperta è corta, si è deciso di dedicare le risorse ad altro. Effettivamente la manovra sulle accise è regressiva, cioè favorisce i redditi più alti (i più spendenti) e quindi se si dedicano i soldi a favorire i redditi più bassi è un approccio socialmente corretto (anche se il taglio delle accise era nel programma!). Benvenuti nel mondo reale del governo, dopo per anni aver svolto il ruolo di opposizione con proposte del tutto scollegate dalle realtà, tipo quella fatta da Giorgia Meloni a inizio pandemia di dare 1000 euro a chiunque ne facesse richiesta! Diciamo che almeno questo è un passo avanti nella assunzione di un sano realismo nella gestione delle spese e del bilancio dello Stato.
Detto questo non mi piace la manovra del nuovo governo, di cui 2/3 è frutto di continuazione di misure del precedente. Nella manovra non si vede nessun tentativo di una visione di lungo periodo, anzi ci si perde in aumento del limite al contante e riduzione del uso dei POS, e altre amenità di basso profilo.
Non c'è niente o poco per i giovani, si cerca invece di strizzare l'occhio alle fasce di età maggiori con facilitazioni al pensionamento, insomma le solite cose di una destra senza fantasia e senza ambizioni.
giovedì 20 ottobre 2022
Yanis Varoufakis- Adulti nella stanza - La nave di Teseo -2017
Yanis Varoufakis è un economista di nazionalità greca che ha insegnato a lungo nelle università americane. In questo libro racconta, con dovizia di particolari, il periodo in cui è stato Ministro delle Finanze della Grecia nel 2015, fino a luglio. Eletto nelle file del partito Syriza, che vince le elezioni nel 2015, partecipa quindi al primo governo preseduto da Alexis Tsipras, il suo principale mandato era di trattare con le istituzioni europee e FMI per rivedere i termini del debito greco generato dai due maxi salvataggi del 2010 e del 2012, di cui ben poco arrivò ai greci perché in buona parte servì a salvare i conti delle banche tedesche e francesi (che avevano allegramente prestato i soldi alla Grecia prima della crisi).
Il libro è una moderna tragedia greca, i protagonisti sono, oltre a Varoufakis: il Primo Ministro Tsipras, il Ministro delle Finanze della Germania Wolfgang Schauble, il presidente del Eurogruppo, Joren Dijselbloem, il capo del FMI Christine Lagarde, il capo della BCE Mario Draghi, e tutto l'establishment europeo e internazionale.
Impossibile fare una sintesi del libro, in cui si rivelano i retroscena degli incontri in sede europea e ai vertici delle istituzioni greche, tra tutti solo ad esempio cito uno degli episodi più evidenti della forza del' Eurogruppo e di Schauble e della debolezza della Commissione Europea. L'episodio è quello in cui Pierre Moascovici, commissario europeo agli affari economici, propone a Varoufakis una bozza di comunicato dell'Eurogruppo che accoglie alcuni emendamenti da lui proposti che ritiene possa essere senza dubbio approvato. Quando però si incontrano nell'ufficio di Joren Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo e uomo di Wolfgang Schauble, questo lo umilia non prendendo minimamente in considerazione il documento del commissario.
La posizione sostenuta da Varoufakis, con tenacia in tutte le riunioni e incontri, è quella che il debito greco era insostenibile e quindi andava prevista una sua ristrutturazione e, inoltre, proponeva una serie di misure correttive a quelle previste dalla Troika (UE, FMI, BCE) che di fatto avevano già aggravato la situazione economica della Grecia portando alla miseria molte persone. Quella di Varoufakis era una posizione economicamente sensata e ragionevole cercando di venire incontro alle proposte della Troika evitando però le condizioni peggiori previste. Di fatto, nel corso del libro, Varoufakis racconta di aver avuto incoraggiamenti e approvazioni da parte di molti delle istituzioni europee e internazionali alle sue proposte ma senza ottenere alcun appoggio concreto nei fatti. La crisi greca e del suo salvataggio era, in realtà, un problema politico piuttosto che economico, non si poteva cedere alle richieste della Grecia per evitare di creare un pericoloso precedente all'interno dalla UE, ciò rifletteva la posizione dura e intransigente (e vincente) di Schauble disponibile nei fatti a dare solo due alternative alla Grecia: accettare le condizioni imposte o uscire dalla eurozona. L'epilogo della storia è noto, Tsipras propone ai greci un referendum per accettare o meno gli accordi che prevedevano ulteriore austerità e misure draconiane. Il referendum segna la vittoria dei no con oltre il 60% ma Varoufakis la sera stessa dei risultati da le sue dimissioni perché e' ormai chiaro che Tsipras, ormai stanco, ha deciso di arrendersi e accettare le condizioni imposte con una nuova maggioranza parlamentare. Come fa notare Adam Tooze nel libro Crashed, a sfavore della posizione di Varoufakis giocano due fatti, il primo sono le mosse di Draghi, che avevano difeso l'euro e rafforzato la BCE, che diminuiscono le paure del contagio di un eventuale uscita della Grecia dall'eurozona e quindi indeboliscono la posizione negoziale della Grecia, l'altro aspetto è che il Primo Ministro greco non mette mai in atto nessuna delle minacce che Varoufakis gli suggerisce in tutto il periodo di permanenza al Ministero delle Finanze.
Il libro è scritto dal punto di vista Varoufakis ma credo che sia abbastanza vicino alla realtà dei fatti. E' un libro molto interessante e istruttivo, anche se forse un poco troppo lungo; comunque leggendolo viene rabbia e sconcerto nel vedere come alla fine in Europa abbiano prevalso le posizioni più ottuse, infliggendo inutili e pesanti costi al popolo greco e dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, come le istituzioni tecnocratiche europee prevalgano sulle opinioni popolari e sulla democrazia, poi certo non c'è da sorprendersi se nelle nazioni europee avanzino i partiti e le formazioni sovraniste.
venerdì 26 agosto 2022
Il meraviglioso mondo delle promesse elettorali
Ci avviamo verso le elezioni che si preannunciano tra le peggiori degli ultimi anni, grande confusione, alleanze elettorali poco chiare e di convenienza, e soprattutto programmi elettorali infarciti, spesso, di promesse elettorali costose e spesso inutili se non controproducenti.
Qui analizzeremo sinteticamente i programmi del Centro Destra e Lega, del Movimento 5 stelle, del PD e del terzo polo (Azione-Italia Viva), trattandosi di programmi piuttosto lunghi ed elaborati tratteremo principalmente alcuni argomenti: lavoro, fisco, riforme istituzionali e PA, politica industriale
Centro Destra e Lega
In generale il programma del Centro destra (17 pagine) è piuttosto vago e non scende nei particolari. Sulle tasse parla genericamente della pressione fiscale e di pace fiscale, quest'ultima significa di fatto altri condoni e non cita la lotta alla evasione come sempre. Relativamente alla flat tax parla di estensione a 100.000 euro di fatturato per partite IVA, in realtà sia Salvini e sia Berlusconi parlano di Flat Tax generalizzate che significa di fatto ridurre le risorse per lo Stato a vantaggio di pochi privando certamente i meno ricchi di servizi essenziali. Sul lavoro altro vago accenno è chi più assume meno paga che detto così non significa niente, misura molto difficile da concepire. Pensioni: innalzamento delle pensioni minime anche qui generico mentre Berlusconi parlava di 1000 euro che sarebbe giusto ma molto costoso soprattutto in un paese che spende già troppo per le pensioni rispetto a tutto il resto. Il programma della Lega parla giustamente anche di agricoltura che comunque rappresenta una parte molto marginale del PIL mentre parla genericamente delle PMI (quando il problema Italiano, vedi il mio libro, è che abbiamo imprese troppo piccole mentre le imprese devono avere una grandezza minima per essere efficienti). Come riforma istituzionale viene proposta la elezione diretta del Presidente della Repubblica che non risolve niente
Riduzione del orario di lavoro a parità di stipendio, misura populista se non collegata ad una spinta all'aumento di produttività.
Istituzioni: sfiducia costruttiva e limiti alla decretazione di urgenza.
Politica Industriale: in particolare si concentra su agricoltura e turismo.
Scuola e Università: aumento degli stipendi per insegnanti e fondi ricerca.
Programma del PD
Programma di ben 37 pagine.
Politica industriale: piano Transizione 4.0 per investimenti green, piano nazionale risparmio energetico, messa in sicurezza infrastrutture. Previsto anche un grande piano di assunzione nella PA.
Tasse: franchigia di 1000 euro sui contributi Inps, abolizione IRAP
Lavoro: salario minimo, retribuzione stage curriculari, lotta al precariato (modello Spagna).
Riduzione orario a parità di salario (come 5 stelle) ma legati ad aumenti di produttività.
Revisione del reddito di cittadinanza.
Scuola e Università: allineare stipendi alla media europea (ma la qualità dell'insegnamento?), potenziare edilizia universitaria, nuovi docenti universitari.
Nel programma troviamo anche un generico maggiore flessibilità per le pensioni. Vi è anche un cenno sulla digitalizzazione della giustizia e adeguare la organizzazione (giusto ma perché si è fatto poco fino ad adesso?)
Un programma che contiene molte cose ma infarcito di piani e fondi con poche iniziative dettagliate.
Programma di Azione e Italia Viva
Programma molto lungo (68 pagine) e dettagliato per cui evidenzieremo solo alcune cose.
Politica industriale: zero tasse per giovani imprenditori, facilitare la crescita dimensionale delle imprese, rafforzare industria 4,0. Sostenere la nascita di aziende innovative e transizione digitale. Piano dettagliato per agricoltura e trasporti.
C'è un piano dettagliato su energia e ambiente su breve, medio e lungo periodo per ridurre dipendenza gas e aumentare rinnovabili con inclusione del nucleare (di cui parla anche la Lega).
Lavoro: salario minimo, detassare premi di produttività, combattere la precarietà (aumento vigilanza), regolare i tirocini curriculari, riforma del reddito di cittadinanza.
Fisco: semplificazione Irpef, riduzione tassazione per giovani sino a 30 anni, abolizione Irap, Iva solo due aliquote, lotta alla evasione.
Istituzioni e PA: miglioramento giustizia con rafforzamento organico e del processo telematico, informatizzazione uffici. Efficientare PA
Piano dettagliato per la sanità.
Superamento bicameralismo (finalmente!). Elezione diretta del Presidente del Consiglio ( misura populistica e inutile).
Scuola e Università: obbligo fino a 18 anni, potenziamento ITS, riqualificare edifici scolastici, reclutamento docenti universitari e rete per la ricerca.
Il programma è molto completo ed impossibile citare tutto, tra tutti i programmi è quello organizzato meglio e con maggiori dettagli sulle misure.
I programmi, in generale, contengono cose che sono anche giuste ma in genere poco dettagliate, le cose giuste vengono regolarmente dimenticate nel corso della legislatura. Ci sono alcuni punti comuni tra i programmi per cui non si capisce perché non si fanno (vedi ad es salario minimo).
Alcune considerazioni generali di cose che in questo blog e nei miei libri ho già detto più volte. Un paese per crescere ha bisogno di alcune cose fondamentali.
Stare al passo con la evoluzione tecnologica, infatti è la tecnologia che traina la crescita, quindi bisognerebbe favorire (rendere quasi gratuite) le lauree STEM (matematica, fisica ecc.) visto cha abbiamo carenza di laureati soprattutto nelle materie scientifiche e bisogna aumentare il numero di laureati. Giusto anche potenziare gli ITS che in Germania producono 1 milione di tecnici. Favorire la ricerca di base e quella applicata aumentando le collaborazioni pubblico privato come succede in altri paesi (ad es. nascita di start up). Gestire la evoluzione tecnologica con la formazione continua nel pubblico e nel privato e aiutare lavoratori che saranno svantaggiati dalla evoluzione tecnologica.
Miglioramento burocrazia, piuttosto che ridurre lo Stato bisogna rafforzarlo laddove serve. Bisogna migliorare la macchina burocratica ma non con le solite manovre facili, tagli lineari o aumenti del personale, ci vuole un piano organico di riforma della organizzazione, per questo servono anni e impegno e ci vorrebbe anche la partecipazione di un sindacato più attento alla evoluzione che al mantenimento dello status quo.
Migliorare le istituzioni e la democrazia, le istituzioni devono essere allineate alle modifiche della società, sia in termini di diritti e sia nella organizzazione delle istituzioni. Piuttosto che ridurre i parlamentari è necessario superare il bicameralismo perfetto abolendo il senato o specializzando le camere per funzioni. Bisogna far crescere il livello di partecipazione e preparazione dei cittadini, a questo servirebbe una RAI che faccia più cultura e scimmiotti meno la pessima programmazione privata, bisogna anche favorire il giornalismo indipendente e autonomo mentre adesso è troppo schiavo dei privati o dei poteri pubblici.
Infine dovremmo favorire il senso di comunità, l'aumento delle diseguaglianze negli ultimi anni è stato enorme aumentando il disagio sociale, le classi dirigenti e più abbienti dovrebbero porsi il problema di come ridistribuire la ricchezza altrimenti avremo solo un decadimento economico e sociale della nostra società, la partecipazione alla crescita e un aumento delle possibilità per tutti i cittadini è garanzia di una società più ricca e stabile.
venerdì 5 agosto 2022
Carlo Calenda -La libertà che non libera - La nave di Teseo
mercoledì 3 agosto 2022
John Quiggin - Zombie Economics- Università Bocconi Editore
Pur non essendo un libro recentissimo, 2010, è un libro valido e interessante per cui vale la pena recensirlo.
- la grande moderazione, ovvero che si fosse raggiunto un periodo di stabilità economica;
- la ipotesi dei mercati efficienti, cioè che i prezzi generati dai mercati finanziari fossero la migliore stima del valore di un investimento;
- l'equilibrio generale dinamico stocastico (DSGE), la idea che la macroeconomia possa essere rigorosamente individuata da modelli microeconomici basati sul comportamento individuale;
- la idea del “gocciolamento” (trickle-down), cioè che le politiche che favoriscono i ricchi finiscono per favorire tutti;
- le privatizzazioni, ovvero che i privati possano fare generalmente meglio dello Sato in qualsiasi settore.
- più realismo e meno rigidità;
- maggiore focus sulla diseguaglianza e meno sulla efficienza;
- più umiltà e meno tracotanza.
giovedì 21 aprile 2022
La scomparsa di Jean Paul Fitoussi
Mi ha molto colpito la recente improvvisa scomparsa dell'economista francese Jean Paul Fitoussi. Conoscevo questo economista e infatti è suo uno dei primi libri che ho recensito in questo blog: Il teorema del lampione.
Fitoussi non era un economista mainstream, anzi era profondamente contrariato dalla direzione che aveva preso la economia; come dice nel suo libro se gli obiettivi che ci poniamo sono sbagliati non potremmo risolvere i veri problemi che affliggono le persone, è inutile illuminare con il lampione laddove non c'è niente (di utile). Si lamentava piuttosto che molti economisti investissero la loro intelligenza nel costruire teorie la cui complessità è seconda soltanto all'inutilità. La economia dovrebbe essere una disciplina che cerca di comprendere la realtà sociale, cosa spesso dimenticata da molti economisti.
E' stato anche molto critico sulla costruzione della Unione Europea dove vedeva un grosso deficit democratico, dove si sono svuotate, un poco alla volta, le sedi della sovranità nazionali senza investire nella sovranità europea, facendo del governo della UE un governo più di regole che di scelte. La costruzione europea soffre di un deficit di potere con, da un lato, una legittimità senza strumenti e, dall'altro, strumenti senza legittimità. La costruzione europea è una federazione monetaria senza solidarietà di bilancio o anche un miscuglio di ferderalismo monetario e confedaralismo di bilancio totalmente instabile. Uno dei problemi è che l'Europa affronta un problema che è essenzialmente costituzionale come se fosse un problema puramente economico. Come afferma nel libro, che ho recensito, il suo sogno è che si smetta di imporre l'Europa ai cittadini per aiutarli invece a sceglierla, costruire dunque una Europa fatta di solidarietà e responsabilità: solidarietà di bilancio e responsabilità politica.
Infine, uno dei suoi motivi di insoddisfazione è legato alla nostra incapacità di misurare veramente cosa sia il benessere; le misure e le politiche si basano sui dati del PIL (Prodotto Interno Lordo) che, già per come è costruito, male rappresenta l'effettivo benessere economico di una nazione. Inoltre, quel che è peggio, è che in una situazione come quella degli ultimi anni, in cui le diseguaglianze stanno diventando sempre più marcate, un aumento del PIL che si concentra solo in una percentuale molto ridotta della popolazione come può rappresentare un miglioramento di una maggioranza che invece perde di benessere e di sicurezza? Se gli obiettivi politici, tra l'altro mal diretti da una teoria economica sbagliata, mirano solo ad una crescita del PIL senza guardare alla sua distribuzione come possiamo pensare che i cittadini siano soddisfatti delle politiche adottate dai governi nazionali e dalla Europa?
Peccato abbiamo perso un economista a tutto tondo, dove la economia non era solo arida matematica applicata a modelli teorici completamente avulsi dalla realtà, ma invece interessato alla complessità della realtà sociale ed economica:
" Il concepimento di una buona politica non può fondarsi quindi sulla separazione artificiale tra politiche sociali e politiche macroeconomiche, lo studio del mercato del lavoro e della ripartizione dei redditi deve costruire un elemento centrale dell'analisi macroeconomica che sostiene le politiche di stabilizzazione".
domenica 20 marzo 2022
Keynesiano nel breve, Schumpeteriano nel lungo
Se qualcuno mi chiede se sono keynesiano in genere, sorridendo, dico di essere keynesiano nel breve (periodo) e schumpeteriano nel lungo (periodo). Anche se è una battuta c'è del vero.
Infatti, Keynes non ha mai nascosto di non essere interessato al lungo periodo con la sua famosa frase: "Nel lungo periodo siamo tutti morti". Di fatto la sua teoria economica esposta in gran parte nel suo libro: La Teoria Generale (della occupazione, dell'interesse e della moneta), è essenzialmente una teoria del breve periodo. La analisi di Keynes si concentra sulla domanda cosiddetta effettiva, cioè quella che si genera effettivamente nella realtà. L'elemento determinante sono gli investimenti, infatti questi sono l'elemento più variabile e sono condizionati dagli imprenditori (animal spirits), la volontà di investire dipende dalle prospettive di guadagno, ovvero quanti profitti posso fare al netto degli interessi che devo pagare sull'investimento che ho intrapreso. Se le prospettive sono buone avremo investimenti sufficienti, che a loro volta guidano l'occupazione e quindi il reddito complessivo, e tutto ciò si somma in una domanda complessiva che è sufficiente a mantenere una offerta che garantisce una piena occupazione; viceversa prospettive cattive deprimono gli investimenti e a catena reddito e occupazione creando una situazione di stagnazione. Data la importanza degli investimenti nel generare reddito e occupazione e la loro criticità, Keynes propone una "socializzazione degli investimenti", ovvero lo Stato deve assumersi il ruolo di guida degli investimenti nei periodi di crisi, direi anche perché è l'unico soggetto che ha un orizzonte di lungo termine, mentre l'investitore privato ha un orizzonte generalmente orientato al breve; soprattutto in quegli investimenti, ad esempio le reti di infrastrutture, che sono investimenti di lungo termine e che inoltre favoriscono lo sviluppo di una nazione. In questo si vede un aspetto di Keynes che non è di breve termine. Infatti, anche se è vero che propone al limite di scavare e coprire buche nei periodi di crisi pur di creare lavoro e reddito, Keynes aveva in mente soprattutto gli investimenti, piuttosto che le spese correnti, per favorire la crescita, mentre forse alcuni suoi epigoni si sono fatti prendere troppo la mano sulla effettiva efficacia di tutte le spese del governo.
Detto questo, quindi, che fa di Keynes un economista non solo interessato al breve termine, Schumpeter non si pone minimamente il problema di come risolvere le crisi che assillava Keynes. Per Schumpeter la economia è per sua natura ciclica, infatti nel suo poderoso libro, Business Cycles, illustra che vi sono ben quattro cicli dell'economia, alcuni più brevi e alcuni più lunghi, tali cicli sono determinati essenzialmente dalle evoluzioni tecnologiche. La spiegazione della nascita dei cicli è in parole semplici la seguente: gli imprenditori, che sono l'elemento fondamentale per Schumpeter, sono alla ricerca di innovazioni tecnologiche o di processo, se riescono a trovarne di efficaci, questo gli da un vantaggio competitivo che spiazza i concorrenti. Si genera, alimentato anche dalla finanza (vedi Carlota Perez), un periodo di crescita economica, ma la crescita economica e le innovazioni tendono, col tempo, ad affievolirsi e così anche la crescita, dando luogo a un rallentamento che sfocia poi in una crisi, tale crisi pone le basi per un ulteriore ciclo di innovazione. Quello che descrive Schumpeter è abbastanza vicino alla realtà, forse i cicli economici non sono così precisamente determinati in termini temporali, ma che sia la tecnologia a produrre la crescita è ormai abbastanza assodato, vedi ad esempio l'analisi della crescita di Solow, anche se, come abbiamo visto in molti dei libri e articoli che abbiamo recensito, la crescita economica e lo sviluppo tecnologico funzionano bene solo se sono accompagnati da un miglioramento istituzionale e culturale della società.
Quindi, qualsiasi analisi economica seria non può prescindere dalle idee e dalle intuizioni schumpeteriane, anche se è pur vero che senza le idee keynesiane le crisi durerebbero di più, vedi la differenza tra la crisi del 1929 e quella del 2008. Inoltre, le idee keynesiane sono servite a creare nei paesi democratici occidentali, e non solo, le condizioni di stabilità economica e finanziaria per tutto il primo periodo del dopoguerra.
Quindi se la teoria economica oggi è un poco meno cieca ed è più capace di interpretare i fatti economici lo dobbiamo a questi due grandissimi economisti del '900.
martedì 8 marzo 2022
La guerra in Ucraina
Non c'è nessuna giustificazione possibile a questa guerra insensata e ingiusta verso un paese libero e indipendente. Chi cerca giustificazioni o attenuanti al gesto di Putin non mi trova d'accordo. Detto ciò dobbiamo analizzare la situazione dal punto di vista razionale. La posizione dei paesi della Unione Europea non è stata molto efficace e razionale. La dipendenza dal gas russo negli ultimi anni è ulteriormente aumentata, di fatto considerando Putin un partner commerciale affidabile, dimenticandosi chi è Putin, come gestisce e conserva il potere in Russia. Pertanto, se ti leghi sempre di più alla Russia per il tuo approvvigionamento energetico, non puoi sorprenderti se sei in posizione debole strategicamente. D'altra parte anche Zelensky, conoscendo chi aveva come vicino di casa, poteva fare una politica più accorta. Molte nazioni europee non fanno parte della Nato, non c'era nessuna necessità impellente di forzare i tempi e la mano, poteva avvicinarsi commercialmente sempre di più alla UE e consolidarsi così all'interno e all'esterno. Vedo molti errori, quindi, da parte dell'occidente che ha sottovalutato Putin, nessuno si aspettava un attacco diretto alla Ucraina, d'altra parte Putin ha ormai alle spalle un lungo periodo di potere e probabilmente sa che non potrà mantenerlo molto a lungo e, quindi, forse ha meno scrupoli e remore nel fare cose che in passato non avrebbe azzardato a fare. Cosa succederà adesso è difficile dirlo e non mi sento così bravo per azzardare ipotesi. Credo che comunque Putin, pur essendo un ottimo calcolatore, forse ha ecceduto in ottimismo e l'atteggiamento verso la Russia, da ora in poi, sarà diverso. Questo tragico evento potrebbe rappresentare un altro momento di riflessione per lo sviluppo futuro della UE. Il covid sembra averci insegnato che non si può evitare di fare una politica economica più integrata e comune nella UE. La guerra potrebbe insegnarci che non si può fare a meno di una politica estera comune e anche di una difesa comune e integrata. Come ho detto più volte, su questo blog, non credo che questo si possa immaginare in UE a 27 membri ma, tale integrazione, debba essere attuata con un nucleo ridotto di paesi più vicini culturalmente ed economicamente.
martedì 1 febbraio 2022
Steve Keen - The New Economics- A Manifesto
- la teoria monetaria;
- la teoria della complessità in opposizione alla teroria dell'equilibrio;
- la necessità di ancorare la teoria economica alla leggi della Termodinamica;
- la necessità che la economia sia fondata sul empirismo;
- l'utilizzo di nuove tecniche di analisi come la System Dynamics.