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giovedì 17 aprile 2025

Mar a Lago accord - Stepehn Miran- A User’s Guide to Restructuring the Global Trading System

In questo periodo siamo sconcertati dagli annunci di Trump sui dazi e i suoi ripensamenti, comunque dai discorsi di Trump non si capisce bene quale sia la logica delle sue scelte. In realtà esiste un documento, di cui faremo una sintesi critica, che definisce una strategia che ha una sua logica.  Il documento è scritto da Stephen Miran che è un senior advisor per la politica economica al Dipartimento del Tesoro USA, quindi non da un signor nessuno.

Il documento parte dalla analisi della situazione, in particolare il dollaro sarebbe sopravvalutato a causa del suo ruolo di valuta di riserva mondiale. Questo comporta uno svantaggio per le esportazioni del settore manifatturiero. Inoltre,. il problema economico è anche interallacciato con il problema della sicurezza, se non si ha una catena produttiva per armi e sistemi di difesa non si ha un sicurezza nazionale. Gli USA hanno un largo deficit delle partite correnti, e Miran arriva ad affermare che il deficit delle partite correnti è proprio generato dal fatto che il dollaro deve assicurare la valuta di riserva mondiale (tesi che inverte l'ordine delle cose a mio parere). Una nazione con un deficit delle partite correnti infatti dovrebbe aver un deprezzamento della valuta per ribilanciare la situazione ma per il dollaro questo non avviene. Il ruolo di moneta di riserva comporta comunque alcuni vantaggi, tassi più bassi di indebitamento e dà un certo potere finaziario. Gli USA non gradiscono continuare a subire questa situazione e vogliono riformare il sistema globale, cosa che si può ottenere in modo multilaterale o unilaterale. I dazi e le politiche monetarie possono concorrere al miglioramento della situazione anche grazie ad una aumento del potere negoziale, anche se non sono esenti da rischi nel sistema finanziario.

Un aumento dei dazi in prima battuta fa aumentare il prezzo delle merci importate, è quindi tendenzialmente inflattivo, ma  la moneta del paese esportatore dovrebbe tendere a svalutarsi e, quindi, questo dovrebbe compensare gli aumenti di prezzo per cui le conseguenze inflattive potrebbero essere molto limitate, così come si è verificato in passato; quindi, in sostanza, eliminando il problema della inflazione per gli USA ci sarebbe il vantaggio di raccogliere gli importi dei dazi (ma in questo caso il dollaro non si svaluta semmai il contrario). In ogni caso il paper ammette che aumenta la volatilità finanziaria.

Infatti, l'autore prosegue dicendo che un cambio dei dazi improvviso e notevole può comportare una elevata  volatilità finanziaria, per cui auspica una implementazione graduale dei nuovi dazi con una graduazione dei dazi in base alla tipologia dei prodotti,  i dazi possono essere una arma contrattuale per far applicare dazi piu alti dagli altri paesi alla Cina. D'altra parte dazi modesti possono auentare il welfare tramite il meccanismo per cui  il prezzo dei prodotti importanti si riduce riducendo la  domanda di prodotti importati.

Gli accordi sulle monete multilaterali sono stati un mezzo efficace per diminuire il valore del dollaro (The Plaza Accord 1985). In questo momento, tuttavia, è poco probabile che Cina ed Europa vogliano fare accordi monetari, la Europa cresce poco e anche la crescita della domanda interna in Cina è stata debole. Con l'applicazione di una serie di dazi punitivi però Cina ed Europa potrebbero essere piu ricettivi verso un accordo sulle monete, promuovendo pertanto il raggiungimento di un Mar a Lago Accord. L'accordo dovrebbe basarsi sul fatto che i paesi dovrebbero detenere bond del tesoro americano a lungo termine, da una parte apprezzando le loro monete e al contempo diminuendo i rendimenti anche a fronte di una diminuizione della domanda complessiva, tutto ciò in cambio di una zona di sicurezza per il sistema finanziario. A differenza dell'accordo del Plaza oggi  la maggior parte dei bond USA è detenuta a Est (Cina, Giappone, Taiwan, Corea, India, Arabia) pertanto un accordo è meno facile e l'uso dei dazi appare una buona leva di negoziazione.

Il paper propone anche alcune strategie unilaterali per gestire la moneta, ad esempio utilizzare alcune leggi esistenti per disincentivare l'accumulo di riserve da parte di altri paesi, come pure l'imposizione di una fee per i detentori esteri delle riserve (con ovvie problematiche da gestire). Un altro metodo è l'accumulo di riserve estere da parte degli USA per aumentarne la domanda e quindi aumentarne il valore, anche qui con alcune difficoltà nella effettiva gestione di tale aprroccio. In ogni caso i rischi di volatilità finanziaria rimangono e sono più alti per le manovre monetarie che per i dazi, per cui comunque Miran consiglia un approccio cauto e graduale. Un  alternativa all'accordo di Mar a Lago potrebbe essere una negoziazione sui dazi in cambio di maggiori investimenti industriali esteri negli Stati Uniti. In ogni caso gli approcci unilaterali sono da una parte più facili da realizzare ma comportano maggiori rischi di volatilità finanziaria.

Le conclusioni sono che i dazi possono essere una efficace leva di negoziazione e da usare prioritariamente a qualsiasi manovra monetaria, in ogni caso deve essere prestata attenzione nel mininimizzare la volatilità finanziaria.

Alcune considerazioni, il paper ha una sua logica ed è anche abbastanza documentato, ciò non toglie che alcune ipotesi e condizioni sono opinabili e non credo abbiano il consenso della maggioranza degli economisti, Inoltre, nonostante tutte le raccomandazioni verso un approccio graduale Trump ha assunto diversamente un approccio molto duro e repentino che, come abbiamo visto, lo ha costretto a tornare indietro su i suoi passi. Infine, ho molti dubbi che questo approccio riesca nell'intento di rivitalizzare la industria manifatturiera americana, da un parte le catene del valore sono molto intricate ora, secondo non è facile riportare indietro certe produzioni ci vuole tempo, investimenti e skill adeguati, quindi forse sarebbe piu utile allo scopo una politica industriale e formativa diversa e più elaborata. Quindi, nonostante il tentativo di Miran di dare una veste di credibilità economica alle manovre trumpiane, al momento assistiamo a politiche economiche molto improvvisate e pericolose per il sistema economico mondiale ma anche e soprattutto americano.

 

mercoledì 19 febbraio 2025

Non tutto il male viene per nuocere: Vance e la UE

 Certo il discorso di Vance sulla Europa è singolare, dire che noi europei abbiamo perso di vista i valori democratici, da uno che è il vice di un presidente che non ha accettato le precedenti elezioni e  poi ha di fatto sobillato i suoi fans, che  hanno assalito Capitol Hill con una delle azioni più gravi che si siano viste in USA, fa veramente sorridere, io se fossi stato lì mi sarei alzato e andato via. 

Comunque criticare la UE è giusto perché troppe cose non vanno e questi continui schiaffi, che l'ammistrazione Trump da a l'Europa e alla UE, spero siano benefici. Diciamo che gli USA hanno sempre fatto quello che gli pareva, magari i modi erano più soft ma la sostanza non cambia, gli USA fanno e hanno sempre fatto i loro interessi. 

Ma andiamo con ordine, la creazione del mercato unico e poi della UE è stata una cosa giusta che ha portato più vantaggi  che svantaggi. L'allargamento a est della UE lo capisco da un punto di vista politico ma ha creato una struttura elefantiaca, ingestibile con il sistema della unanimità; inoltre i paesi dell'est sono molto diversi da quelli occidentali, hanno sistemi democratici giovani, economie in crescita mentre a ovest abbiamo economie mature, non è  facile fare convivere paesi così diversi.

 Poi c'è stata la introduzione dell'euro, anche qui ci sono alcuni aspetti positivi, diciamo che ne ha beneficiato la Germania con una moneta più debole del marco, non ne ha beneficiato l'Italia delle svalutazioni competitive anche se, ovviamente, ne abbiamo beneficiato per gli scambi con il dollaro e con interessi più bassi su di un debito enorme. Ma il punto peggiore, che ho sempre sottolineato, è che abbiamo creato una moneta unica e poi non la utilizziamo a pieno, non emettendo bond comuni che sarebbero utili al sistema bancario, avremmo un debito comune da utilizzare e si pagherebbero meno interessi, almeno noi è non solo. Senza parlare delle politiche economiche sempre restrittive e anti deficit, che tanti problemi hanno creato nel passato e ancora si persiste su questa linea. Per non parlare di una mancanza di una vera politica industriale e strategia di crescita e sviluppo, e ancora l'elenco sarebbe lungo. 

Per fortuna a dire queste cose non sono io ma Mario Draghi che con il suo report ha sconfessato gli ultimi 30 anni di strategie UE. Purtroppo negli ultimi anni la UE è  stata a guida germanica, con la Francia che ha ripetutamente fatto accordi con la Germania invece di guardare anche ai paesi del sud, Italia e Spagna, per fare fronte comune. Della UK meglio non parlarne anche perché è fuori ma ha sempre guardato più oltre Atlantico. Adesso che sarebbe ora di cambiare la situazione non è delle migliori, Macron e la Francia sono in enormi difficoltà, la Germania è in piena crisi economica e politica con la destra che avanza, e da noi la Meloni fa esercizio di equilibrismo tra UE e Trump, un vero disastro, difficile che si riesca a dare un cambio di rotta deciso. 

D'altra parte la UE non ha scelta se rimane in questo stallo istituzionale e politico è destinata a soccombere. Per competere bisogna avere i numeri, e in Europa non mancano né le risorse né le teste, ma bisogna avere una struttura istituzionale funzionale, più snella, più capace di rispondere alle sfide economiche, tecnologiche, militari e strategiche che le altre grandi potenze pongono. Il futuro è  sempre aperto, chissà se questi schiaffi non ci facciano bene e ci costringano  veramente a cambiare, peccato che solo Draghi sembra l'unico che abbia ben capito la situazione è abbia fornito delle proposte concrete.

lunedì 27 gennaio 2025

Inutile piangere sul latte versato

 La  vittoria di Trump, le sue mosse e i comportamenti di Elon Musk stanno generando commenti preoccupati e contrariati da parte di molti che parlano di declino della democrazia, autoritarismo e finanche fascismo. Per quanto mi riguarda certo non sono felice della situazione che si sta creando negli USA ma anche in buona parte di Europa. Non mi piace che un uomo, perquanto geniale, si permetta di intromettersi nella politica di molti paesi, compreso il nostro, un uomo troppo ricco e troppo potente non dovrebbe avere ancora più potere. 

Detto ciò quando mi accorgo di aver fatto un errore cerco di non prendermela con il destino baro e cinico ma mi sforzo di capire dove ho sbagliato, se una squadra perde ha sbagliato evidentemente molte cose. Chi crede nei valori democratici e nel progresso, nel miglioramento della società e,  soprattutto, chi dovrebbe rappresentare queste istanze nella politica dovrebbe fare un profondo esame di coscienza. 

Il capitalismo non è il migliore dei sistemi ma, con opportuni limiti, si è dimostrato migliore di utopie, belle in teoria, che si sono rivelate fallimentari sul piano economico e con molte sofferenze e morti a suo carico. La democrazia ha tanti vantaggi ma ha anche molte debolezze, inoltre non si può dare mai per scontata, anzi la storia ha dimostrato che la democrazia, in qualsiasi forma, è  minoritaria nel corso dei secoli. Il capitalismo, sopratutto, dovrebbe essere visto come un mezzo e non un fine per raggiungere la prosperità. 

Come ho infatti scritto qui il sistema economico e sociale funziona bene quando Mercato, Stato e Democrazia si equilbrano. Come asserisce anche Acemoglu le società che progrediscono di più sono quelle con istituzioni più inclusive e cioè democratiche, dove società e Stato si equilibrano. Come diceva Schumpeter magari il popolo o i cittadini non possono avere contezza di tanti problemi complessi che riguardano la società, ma conoscono bene i loro interessi. 

In particolare, le persone vogliono sicurezza: sicurezza economica, sicurezza personale e dei loro beni, sicurezza della salute. Cosa è successo negli ultimi 30 anni in gran parte dei paesi occidentali? Il lavoro è diventato più precario, alcune fasce della popolazione, che appartenevano a una certa classe media, si sentono più povere e insicure, la sanità sta diventando sempre meno efficiente, inoltre una certa propaganda fa cadere che le città siano meno sicure di un tempo, cosa mediamente non vera, e che il problema più importante sia la immigrazione. La risposta di quella parte politica, che storicamente era a difesa delle classi medie e anche più sfortunate, ha di fatto sostenuto che il mercato era buono, che la globalizzazione era un bene, che l'Europa era la nostra salvezza, ecc. 

A fronte di una situazione che ha visto i ricchi sempre più ricchi, le aziende sempre più globalizzate e capaci di spostare il lavoro dove costava meno, buona parte di queste persone hanno perso fiducia nel sistema, in parte sono quindi passate a votare formazioni populiste e sovraniste, che almeno a parole pretendono di prendere a cuore la loro parte, un notevole gruppo di persone invece ha smesso di votare. 

Questo stato di cose è  molto chiaro a molti analisti e studiosi come abbiamo visto nel blog, oltre al fatto che la politica nazionale ha molte meno leve per fronteggiare la situazione, vedi aziende che delocalizzano o spostano le loro sedi all'estero, o ancora spostano i ricavi fuori eludendo le tasse. Quindi, invece di un inutile vittimismo ed esecrazione dei nuovi vincitori, bisogna avere il coraggio di ammettere di aver fatto molti errori e che gli elettori non sono solo una massa di ignoranti e creduloni.

Da dove si riparte? In teoria è facile bisogna ridare ai cittadini la possibilità di contare di più e di vedere che i loro interessi vengano persi in considerazione e possibilmente esauditi. Ovviamente la azioni pratiche da intraprendere sono più complesse da implementare. In primo luogo c'è un problema di informazione, la stampa e TV sono spesso in mano a potentati economici, bisogna favorire maggiormente stampa e TV indipendenti. In Italia, poi, la RAI dovrebbe essere soggetta ad organismi indipendenti formati anche da cittadini estratti a sorte per evitare che sia al servizio del governo di turno. Oggi la informazione viaggia principalmente sui social, e qui abbiamo visto la importanza e alcuni azioni per limitare il potere dei giganti digitali che possono condizionare il dibattito politico e anche le votazioni.

A livello di istituzioni sono state proposti organismi parlamentari con persone prese a sorteggio o con camere del merito, cioè persone selezionate in base a certi risultati di rilievo ottenuti a livello accademico o professionale. Da noi in particolare bisognerebbe abolire questa pessima legge elettorale che blocca le liste e  favorisce la scelta delle segreterie sulla volontà popolare. Sono favorevole al finanziamento pubblico dei partiti, per evitare i grossi condizionamenti economici, ma vorrei che una quota rilevante sia destinata alla possibilità dei cittadini di partecipare, ad esempio avere la possibilità di usufruire di spazi pubblici di discussione e aggregazione, come pure andrebbero finanziati anche partiti o organizzazioni democratiche, anche non elette. Poi, come ho scritto qui, servono scuole di formazione per preparare persone competenti, infatti uno dei capisaldi del progetto di Grillo indicava una giusta partecipazione dal basso ma che, senza adeguata preparazione, finisce come si è visto di scadere nel velleitarismo.

In conclusione, non serve piangere sul latte versato, o prendersela con i cittadini che sbagliano, bisogna prendere atto della situazione, cambiare strategia e prendere a cuore i reali problemi della gente come scritto anche qui  evitando che si vada ad ingrossare la massa di delusi e scontenti;  bisogna anche che una parte della classe politica fallimentare si faccia da parte e sia invece pronta a far crescere una nuova classe di giovani che guidino la innovazione politica e della società.

sabato 16 novembre 2024

La vittoria di Trump

 Ormai sono passati alcuni giorni dalle elezioni americane, provo anche io a fare qualche considerazione. La vittoria di Trump non mi è giunta inaspettata, quando ho visto che i sondaggi davano la parità ho capito che Trump avrebbe vinto, molte persone che votano Trump non lo ammettono pubblicamente e quindi i sondaggi tendono a sottostimare i voti della America profonda e rurale. Non mi aspettavo forse una vittoria così schiacciante ma la Harris non si è dimostrata un candidato convincente. I dati mostrano che Trump ha vinto non nelle grandi città ma nelle zone rurali, grazie al voto dei ceti operai e, sorprendentemente, anche le donne.

Ciò detto se qualcuno ha letto, anche solo una parte, dei libri che ho recensito le analisi sulla situazione occidentale sono quasi tutte unanimi. I partiti di sinistra o progressisti hanno perso buona parte del sostegno delle classi operaie e medie. In qualche caso l'appello contro le destre può ancora funzionare, vedi Biden o la Francia, ma la stigmatizzazione dell'avversario non basta più. Da una parte abbiamo la disaffezione di una parte dell'elettorato che non vota più, dall'altra parte una parte della popolazione è profondamente delusa e disperata perché non vede cambiare niente, anzi le cose peggiorano per cui sono facili perde di una certa propaganda e ormai sono disposte a votare anche quelli che, apparentemente, sono impresentabili pur di veder cambiare qualcosa. Eppure nonostante le analisi ancora la sinistra continua a sbagliare con candidati non all'altezza che non danno segni di cambiamento di una strategia politica fallimentare. 

Certo non è facile contrastare certa propaganda che agisce sulla pancia della gente, soprattutto se alimentata dai media e social in mano a certi personaggi o a certe cordate economiche. Si continuano a fare errori, i democratici hanno atteso troppo per esautorare Biden dalla corsa e poi hanno puntato, per mancanza di alternative, sulla Harris che non aveva poi impressionato molto come vice presidente. Anche in Italia, con tutto il rispetto per la Schlein, mi sembra proprio il prototipo del radical-chic che tanto viene citato dalla destra a sproposito spesso. Servono quindi in primis candidati credibili, persone nuove che sappiano modificare le strategie finora adottate. Serve anche un modo nuovo di parlare alla gente, meno affettato e meno political correct ma che vada al cuore della gente e soprattutto ai suoi problemi, cioè bisogna tornare ad immergersi nella realtà e finire di essere troppo acquiescienti con lo status quo e il mito del mercato. La globalizzazione non è un vantaggio per molti anzi porta spesso discoccupazione e precarietà, la Unione Europea non è il migliore dei mondi possibili e ha fatto troppi errori in termini di politiche economiche nonchè industriali, e, comunque, così non funziona diventando  un facile capro espiatorio per la destra e i populisti. Non dico di scendere allo stesso livello della propaganda di destra, ma bisogna essere razionali e anche socialmente attenti ai problemi delle persone e della società; alcuni temi come la immigrazione non devono essere lasciati alle sole destre, la immigrazione è un problema complesso e difficile, ma bisogna essere chiari che se si combatte la immigrazione indiscriminata si combatte anche per il mantenimento del welfare così faticosamente ragguinto e negli ultimi anni sempre meno finanziato, vedi sanità. 

Sono anni che scrivo e spero nell'arrivo di leadership nuove, che la situazione politica e democratica si sta deteriorando e da questa situazione non abbiamo molto da guadagnare, probabilmente neanche i ricchi, e che quindi è necessario invertire la tendenza per non svegliarsi in qualche nightmare anti democratico e anche per un peggioramento della situazione sociale e anche climatica. 

Se c'è qualche politico democratico e progressista in ascolto si dia da fare perchè non c'è molto tempo.

sabato 10 febbraio 2024

Paul Krugman- Discutere con gli Zombie- Le idee politiche mai morte che uccidono la buona politica

Paul Krugman è una noto economista statunitense, vincitore del cosiddetto Premio Nobel per l'economia nel 2008, di cui abbiamo già pubblicato qui la recensione di un suo libro sulla crisi economica. Paul Krugman è anche  un editorialista del New York Times e quasto libro è, di fatto, una raccolta di suoi articoli; pertanto non essendo un libro unitario ma una raccolta di aricoli su diversi argomenti quella che segue non è una vera recensione. 
Il libro è suddiviso in vari argomenti, i temi sono diversi, in particolare sono relativi a: social security e Obamacare, la crisi del 2008, l'austerità, l'euro, le tasse, Trump, i media ed altro, in particolare ovviamente temi economici. 
L'autore su questi argomenti esprime la sua opinione, sempre in contrasto con la visione del partito repubblicano USA. Gli argomenti sono spesso incentrati su tematiche degli USA pertanto sono relativamente interessanti per noi italiani, anche se forniscono un punto di vista sulla  politica americana e i suoi difetti. E' un libro interessante ma non unitario e, quindi, in parte dispersivo. 
Interessante è, sopratutto, la panoramica che offre sulla situazione politica americana, ovviamente di parte, cioè dalla parte di un economista liberal progressista. Quello che si vede è la degenerazione del partito repubblicano, sempre piu ancorato su posizione di retroguardia e ultimamente dominato dal trumpismo. Mi ha sorpreso, negativamente, la tenacia con cui i repubblicani, senza un vero successo, hanno tentato di sabotare la riforma sanitaria di Obama che offriva, giustamente, possibilità di assistenza sanitaria a una larga fascia di popolazione che ne era sprovvista. 
Francamente sembra strano che possano avere tanti voti i repubblicani quando smaccatamente fanno politiche a vantaggio di pochi, taglio delle tasse ai ricchi, e molto poco a vantaggio dei più. In realtà non è cosi strano se pensiamo a quanto possano pesare i ricchi negli Stati Uniti nel condizionare i media e quindi la opinione pubblica, riuscendo a convincere a votare una parte della popolazione più povera a favore di politici che perseguono obiettivi che non  la avvantaggiano. 
Anche da noi in Europa si assiste a una ripresa della destra ormai generalizzata, comunque, come ho più volte sottolineato, è soprattutto colpa dei partiti progressisti incapaci di affrontre in maniera corretta e fornire le giuste risposte ai cambiamenti sociali ed economici che le nuove tecnologie e la globalizzazione stanno imponenendo a gran parte della popolazioni, con aumento delle difficoltà economiche  e visione pessimistica sul futuro, lasciando spazio a chi cavalca queste crisi con un populismo facile da capire ma che non risolve molto.