lunedì 13 luglio 2026

N.Oreskes- E.M. Conway- Il Grande Mito- Come il business ha creato la leggenda del libero mercato e ci ha insegnato ad odiare il governo.

 Il libro di oggi è di Naomi Oreskes ed Erik M. Conway, rispettivamente professoressa di Storia della Scienza di Harvard e professore alla Purdue University. Come da sottotitolo il libro è la storia dettagliata di come, per oltre un secolo, le aziende americane si siano impegante a diffondere il mito del libero mercato e, conseguentemente, che lo Stato è il male che va limitato al minimo La storia è molto lunga è inizia con la difesa da parte di organizzazioni di imprese del lavoro minorile, dando battaglia contro le leggi che tendevano a limitarlo o abolirlo. Il secondo momento di scontro è quando, negli Stati Uniti, si cerca di ovviare alle difficoltà di raggiungere con la energia elettrica le aziende agricole disperse sul territorio, utilizzando aziende statali. Le aziende elettriche risposero orchestrando una campagna per screditare le imprese statali tramite editoriali sponsorizzati ma anche con pressioni sulle accademie e sui libri di testo scolastici. Il New Deal fu un ulteriore campo di scontro, anche qui le organizzazioni imprenditoriali (es. American Liberty league) lanciarono una vasta campagna per convincere gli americani ad opporsi alle riforme del lavoro del New Deal, alla regomentazione dei servizi pubblici, ecc.,  al fine di convincere le persone che queste politiche minacciavano la loro libertà. Gli sforzi in tutti gli anni '30 si concentrarono nel tentativo di persuadere gli statunitensi che gli interessi delle imprese coincidevano con quelli del popolo americano, utilizzando stampa, radio e successivamente anche il cinema. Il messaggio era che lo Stato era inefficiente e la libertà di impresa fosse indivisibile dalla democrazia, diffondendo anche la falsa dicotomia tra il capitalismo laissez-faire e l'irreggimentazione comunista. La industria poi favorì e finanziò i due economisti autriaci, poco noti all'inizio, Von Mises ed Hayek (futuro premio Nobel per la Economia). Quest'ultimo fondatore della Mont Perelin Society, di cui fece parte anche Friedman, e autore del libro The Road to Serfdom (La via della schiavitù), libro che fu diffuso anche in forma ridotta. Il libro era contro l'intervento governativo e la pianificazione centralizzata ma le idee di Hayek  furono comunque distorte e limitate nelle parti dove era a favore dell' intervento governativo. La propaganda non disdegnò neanche l'argomento religioso con la pubblicazione di Faith and Freedom con la dottrina di libertà guidata da Dio, trasformando l'individualismo cristiano in liberismo cristiano. Anche il clima politico di Hollywood dopo gli anni 30 virò verso destra con soppresione di temi "sovversivi" e anticapitalisti. Un ruolo importante e fondamentale nella storia della diffusione del mito del mercato lo ha certamente Milton Friedman e la cosiddetta Scuola di Chicago.  Il libro di Friedman Capitalism and Freedom ebbe grandissima diffusione con le sue idee pro mercato come pure le sue apparizioni in TV (Free to choose). Una parte del libro è dedicata a Ronald Reagan e alla sua opera di diffusione delle idee ma, soprattutto, con la sua presidenza e le sue politiche (reaganomics) e il taglio delle tasse. Non mancano nel libro critiche anche ai democratici, fu Carter il primo ad avviare l'opera di dergulation e Clinton a completarla con la abolizione della Glass-Steagal che limitava la finanza.

Nelle conclusioni gli autori affermano che  mito del libero mercato è stato costruito artificiosamente dai leader aziendali, non scaturito da un'esigenza popolare. La storia dimostra al contrario che la governance pubblica è stata, storicamente, una componente vitale della crescita economica. La divinizzazione del mercato e la demonizzazione dello Stato ci hanno privati degli strumenti necessari per affrontare le sfide odierne, dalle crisi pandemiche alla crisi climatica, ambiti in cui il dogma del mercato si è rivelato sistematicamente fallimentare, e infine si augurano che abbiamo bisogno di un governo intelligente per evitare che il modello di economia capitalistica esca dal seminato. 

 Mi permetto però di criticare il libro per la sua lunghezza, credo che se si vuole fare una opera di giusta divulgazione bisognerebbe contenere il numero di pagine, molti dettagli, anche se storicamente validi, finiscono per rendere difficoltosa e ardua la lettura del libro che invece, come ho detto, dovrebbe essere patrimonio di tutti.

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