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mercoledì 5 aprile 2023

Nouriel Roubini- La grande catastrofe- Dieci minacce per il nostro futuro

 Quello che presento oggi è l'ultimo libro dell'economista nato a Istambul ma naturalizzato statunitense. Dello stesso autore abbiamo già recensito un altro libro qui. Il libro verte, come da titolo, sulle minacce che incombono sul nostro futuro, pertanto è un libro piuttosto cupo e che non da molte speranze o soluzioni ottimistiche. Alcune minacce sono relative all'enorme debito sia pubblico e sia privato che si è accumulato nel mondo e che rischia di alimentare altre crisi, fallimenti pubblici e privati e cicli di boom e declino. Un altra minaccia è la trappola demografica, da una parte nei paesi avanzati le nascite non compensano l'invecchiamento della popolazione che, quindi, diventerà sempre più anziana con aggravamento dei costi sanitari e rendendo i sistemi pensionistici insostenibili. In alcuni paesi più poveri, invece, abbiamo una sovrapopolazione che spingerà sempre di piu la emigrazione come già stiamo assistendo. La incapacità della politica di gestire questi fenomeni sta già comportando gravi problemi, con le popolazioni dei paesi ricchi sempre più insofferenti e la pressione immigratoria sempre meno sostenibile. Inoltre, dopo la pandemia e la relativa depressione, in questo momento è in risalita la inflazione che, unita alla riduzione della crescita, porta alla stagflazione stirsciante. Resta inoltre incombente la possibilità di crisi finanziarie visto che le cause di queste crisi non sono state risolte (vedi ultimi fallimenti bancari). Un altro pericolo incombente è quello della deglobalizzazione, dopo un periodo di globalizzazione che ha portato alcuni vantaggi ad alcuni paesi e alcune classi la situazione sembra invertirsi, per lo scontento di quelli, nei paesi più ricchi, che hanno visto svanire i loro posti di lavoro a causa della competizione internazionale; inoltre anche la guerra in Ucraina e quella commerciale con la Cina stanno convincendo molti politici che è il caso di riportare a casa alcune produzioni ma, per l'autore, la deglobalizzazione si può rivelare una grande minaccia per l'economia globale. Un altra minaccia per i lavoratori, e non solo, è lo sviluppo della intelligenza artificiale che può sconvolgere gli equilibri lavorativi in quanto molti lavori potrebbero sparire definitivamente a causa della automazione sempre più spinta. Senza parlare dei rischi e problemi generali sulla IA sollevati recentemente anche da Elion Musk. Abbiamo poi all'orizzonte il profilarsi di una nuova guerra fredda tra USA e Cina per la supremazia mondiale economica e strategica. Una guerra fredda che, oltre a portare crisi economiche, può anche trasformarsi nel rischio di una vera guerra. Infine, abbiamo la minaccia più terribile e sicura, cioè quella generata dal riscaldamento globale che rischia di rendere inabitabili alcune zone del paese acuendo i problemi economici e di emigrazione, una crisi ambientale che in questo momento, nonostante i grandi meeting e accordi non sta riducendo, in maniera veramente efficace, l'innalzamento della temperature e della concentrazione di anidride carbonica. 

Uno scenario o serie di scenari abbastanza preoccupanti e catastrofici, non per niente Roubini si è guadagnato il titolo di Dottor Doom ovvero una specie di Cassandra. Nel finale prefigura uno scenario dispotico e poi uno moderatamente più favorevole, ma alla fine predomina il pessimismo. Nel complesso un libro interessante ma piuttosto dispersivo, molte citazioni e ricostruzioni storiche che alla fine rischiano di farti perdere il filo del discorso, per questo motivo non lo trovo un libro pienamente riuscito.

Alcune considerazioni personali, tutte le minacce sono reali e probabili. Certo se ne cito 10 alla fine è probabile che qualcuna di queste si avvererà. Penso che la sua preoccupazione sul debito pubblico sia esagerata alla fine l'ultima crisi è più dovuta al debito privato, i problemi sulla finanza invece sono sempre presenti. 

Una riflessione mi viene sulla sfida USA-Cina, io credo che da una parte l'Europa dove trovare un assetto più efficace altrimenti sarà schiacciata. D'altra parte anche agli USA converrebbe avere una Europa più forte per poter bilanciare sia la forza demografica e sia economica della Cina, ma mi pare che al momento gli USA vogliamo far giocare all'Europa  un ruolo subordinato piuttosto che paritario.

mercoledì 3 aprile 2019

Barry Eichengreen-Hall Of Mirrors-The Great Depression, The Great Recession and the uses and misuse of history-Oxford Univeristy Press

Il libro che recensiamo oggi è molto approfondito e dettagliato e  in cui vengono spiegate in parallelo le due grandi crisi: la Grande Depressione degli anni '30 e la Grande Recessione del inizio del XXI secolo. 
Il libro descrive, con grande dovizia di particolari, fatti e personaggi della storia delle crisi evidenziando parallelismi e differenze tra le due crisi, sia nel nascere che nella gestione. Ovviamente non posso descrivere facilmente tutto quanto viene riportato nel libro, che comunque consiglio di leggere, anche se non è un libro semplice  in quanto molto complesse e intricate sono le questioni analizzate. 
Quali sono le conclusioni dell'autore? Sicuramente la lezione della crisi degli anni '30 è servita principalmente negli USA e meno in Europa. Le conoscenze degli errori della Grande Depressione hanno infatti consentito di salvare dal disastro finanziario e hanno evitato livelli di disoccupazione troppo elevati. Gli interventi di salvataggio hanno evitato il peggio, anche se il fallimento di Lehman-Brothers è stato sottovalutato nei suoi impatti, inoltre le politiche fiscali espansive si sono interrotte troppo presto rallentando la ripresa. In Europa, invece, oltre ad aver fatto un unione monetaria senza unione fiscale e bancaria, la reazione ha portato presto a strette fiscali e controllo della spesa pubblica costringendo a una ripresa molto asfittica se non a situazioni di grave recessione, come in Grecia (ma anche in Italia) a seguito degli interventi della Troika. Inoltre, per quanto riguarda le riforme, mentre dopo la Grande Depressione le riforme (Steagall-Grass) sono state molto profonde ed efficaci, anche perché la crisi è stata più pesante, di converso l'evitare il peggio ha prodotto riforme (Dodd-Frank) molto ridotte, anche in Europa le riforme che ci sono state sono parziali e anche tardive.
In sintesi quello che ne esce è un quadro a tinte chiare e scure in cui la storia insegna ma non abbastanza. 
Se avete la possibilità (è solo in inglese) leggetelo perché veramente molto istruttivo e approfondito.