sabato 20 maggio 2017

Le tre priorità di Renzi e quelle della sinistra

Secondo il nuovo segretario del PD alla assemblea nazionale le tre priorità del partito sarebbero: lavoro, casa e mamme. Sulla prima non avrei niente da dire visto che il lavoro è alla base della art.1 della nostra Costituzione e fondamento della Repubblica, ma a parte questo nell'insieme queste indicazioni sono veramente deludenti ed è triste vedere come il maggiore partito della sinistra nato con tante speranze, comprese le mie, si sia ridotto a così poco da un punto di vista ideologico e programmatico. A mio parere un partito progressista dovrerebbe ritornare alle base della democrazia e in particolare agli ideali della Rivoluzione Francese con alcune precisazioni. Si mi riferisco al famoso "libertè, egalitè e fratenitè".
Libertà intesa come libertà individuale e di impresa che, come dice la nostra Costituzione, non può svolgersi contro la utiltà sociale, questo per garantire lo sviluppo economico e quindi creazione del lavoro.
Uguaglianza intesa come uguaglianza di opportunità e di pari possibilità, per garantire che sia data a tutti la possibilità di garantire la propria realizzazione, con enormi vantaggi per tutta la società permettendo a tutti di dare il loro pieno contributo.
Solidarietà, non solo per motivi morali ma anche per motivi razionali, perchè una distribuzione più equa delle risorse e della produzione garantisce anche un sistema economico più equilibrato e in grado di garantire anche un maggiore sviluppo e minori rischi di stagnazioni economiche.
Tutto ciò è anche contenuto nella nostra Costituzione, che dovremmo applicare piuttosto che riformare in malo modo.
Sono profondamente deluso da Renzi,  che avevo anche votato alle prime primarie, quelle in cui ha perso contro Bersani, poi piano piano ho visto uno scollamento profondo tra le sue parole e le azioni conseguenti, per poi adesso anche essere decaduto nei contenuti palesando una forte involuzione, infatti il PD ormai non lo voto più da un bel pò.

lunedì 8 maggio 2017

Macron ha vinto, viva Macron?

Macron ha vinto con il oltre il 66% dei votanti, con un astensione del 25% sarebbe il 66% del 75% ovvero circa il 50%, ammettendo pure che una percentuale di non votanti è fisiologica vanno contate le schede bianche, insomma aldilà dei proclami non è una gran vittoria, molti hanno preferito non votare piuttosto che l'alternativa Le Pen. Ma lasciamo i dati numerici la sostanza è un altra, Macron è stato bravo a presentarsi come nuovo anche se tanto nuovo non è, fa parte dell'establishment, Ministro e allievo del classico ENA che proprio antoganista non è, per non parlare della Banca Rothschild....Il problema è appunto questo, come fa una persona che proviene dall'establishment a modificare con politiche nuove ciò che è stato provocato dall'establishment? Macron non è stupido ovviamente ma non credo da quello che si evince dal suo programma che voglia cambiare registro. Il problema come abbiamo più volte detto è l'Europa fondata sull'euro e le conseguenti politiche assurde di austerità. Macron afferma che questa Europa non gli piace, ma intanto la sua elezione ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti e la Merkel si è congratulata con lui. Qui l'unica cosa da cambiare è la guida europea germano centrica che sta facendo soffrire tutti i paesi del sud, ma anche la Francia soffre, l'euro è comunque sopravalutato e le politiche di contenimento del deficit non servono a nessuno. Vediamo le prossime mosse, se continuerà con l'asse franco-tedesco continuerà la solita storia, la Germania rimarrà il campione dell'export e le altre economie arrancheranno a quel punto come diceva la famosa canzone su Bartali di Paolo Conte .." e i Francesi che si incazzano..".

mercoledì 26 aprile 2017

Sergio Cesaratto- Sei lezioni di economia –Imprimatur editore

Sergio Cesaratto è professore di Economia Politica alla Università di Siena, in questo libro si dedica alla divulgazione economica.
Le prime tre lezioni  sono una buona sintesi di  economia, partendo dai concetti dell’economia classica, per proseguire con Keynes, mettendo in luce poi, in particolare, la critica di Sraffa  alla idee della economia marginalista.
Le tre lezioni successive sono dedicate, la prima, alla moneta e al cosiddetto vincolo esterno, segue  un breve excursus sulla storia dell’economia italiana dal secondo dopoguerra a oggi, infine  l’ultima parte è dedicata alla politica monetaria della Banca Centrale Europea.  
La tesi centrale  del libro non è nuova e già descritta in altri testi di cui abbiamo parlato: l’euro e le politiche di austerità farebbero parte di un progetto a lunga scadenza di annullamento delle conquiste del dopoguerra (sicurezza del posto di lavoro, sanità pubblica, pensioni ecc.)
L'euro per l’autore  è infatti come la centrale di Chernobyl: “ha dapprima portato devastazione attorno a sé, per essere poi racchiuso in un sarcofago di cemento - con Draghi capocantiere - entro cui, tuttavia, esso continua a bruciare e a essere pronto a esplodere di nuovo", ma conclude: “Se l’euro franerà, sarà attraverso un crollo a caldo” per via di una qualche grossa crisi.
Un libro sicuramente interessante, Cesaratto si toglie i panni del professore troppo serio adottando uno stile  colloquiale, con battute, e interazioni con un ipotetico intervistatore, che rendono la lettura piacevole e scorrevole. Sicuramente più interessante la prima parte che consente  al lettore di avvicinarsi ai temi economici con chiarezza e semplicità di linguaggio (nel mio libro sono trattati in maniera più estesa), sul tema dell’euro però non aggiunge niente a ciò che è stato finora detto da molti altri autori.

lunedì 3 aprile 2017

Francis Fukuyama - La fine della storia e l’ultimo uomo

Il libro di Fukuyama non è un libro recente, risale agli anni ‘90 ed è stato al centro di un grande dibattito, l’ho riletto in questi giorni per rispondere alla domanda: è ancora attuale?
Il libro si svolge su due piani: storico e filosofico, e la domanda cui vuole rispondere l’autore è se la storia abbia una direzione e se abbia raggiunto una fine, come riteneva Hegel ma anche Marx, i quali asserivano che la storia umana avrebbe avuto una fine una volta che si fosse raggiunta una società tale da soddisfare i profondi e fondamentali desideri della umanità.

Sicuramente ciò che, per l’autore, ha una direzione ben precisa è la ricerca scientifico-tecnologica che progredendo, nell’ambito del sistema capitalistico e di mercato, ha consentito di raggiungere elevati standard di vita ed economici nei paesi sviluppati.

Uno degli aspetti principali della natura umana è che l’uomo non ha solo esigenze materiali e comportamenti razionali ma, riprendendo ancora Hegel, uno dei fondamentali bisogni umani sia quello del “riconoscimento”, cioè essere considerato per il suo valore ma anche di avere una dignità. Questo bisogno di riconoscimento, nel suo aspetto più negativo, ha prevalso all’inizio della storia con la componente (megalotimia) con le lotte per la supremazia e la instaurazione del binomio signore-servo. 
Questo aspetto viene superato nella democrazia, che riesce a sostituire il desiderio irrazionale di essere riconosciuto come più grande degli altri con il desiderio di riconoscimento come uguale (isotimia), la lotta per la supremazia viene in qualche modo sublimata nel sistema capitalistico nella conquista della supremazia economica.
Il sistema democratico, quindi, nell’ambito di un sistema di mercato, sembrerebbe aver raggiunto il miglior compromesso tra le esigenze razionali di conservazione e le esigenze irrazionali di supremazia, rappresenterebbe quindi la fine della storia?
Fukuyama pur sostenendo che le attuali democrazie liberali siano sistemi migliori dei precedenti non nasconde che la democrazia abbia ancora delle contraddizioni; due sono le critiche che vengono, da sinistra e da destra. Da sinistra la critica sostiene che il riconoscimento sarebbe imperfetto perché solo formale e non accompagnato da un'effettiva uguaglianza di possibilità, nella critica di destra (con riferimento a Nietzsche) la tendenza alla eguaglianza democratica sarebbe frustrante, visto che l'uguaglianza del riconoscimento non sarebbe specchio reale delle differenze tra uomo e uomo.
La fine della storia sarebbe quindi, secondo Fukuyama, nel attuale sistema liberaldemocratico, anche se nel finale non da per scontato che questo sia l’esito finale, l’aspetto irrazionale infatti è sempre presente nell’uomo che porta dentro di se la perenne insoddisfazione anche per sistemi politici che si sono dimostrati alla lunga migliori in confronto agli altri. 
Complessivamente un libro molto stimolante, pieno di riferimenti storici e filosofici, anche se in alcune parti le conclusioni sono solo in parte condivisibili, ritengo, pertanto,  che sia un libro ancora interessante da leggere anche se Fukuyama successivamente ha parzialmente modificato il suo punto di vista.

lunedì 13 marzo 2017

Le idee dell'economia gratis

Comunicazione di servizio in questi giorni sino a giovedì il libro Le idee dell'economia pubblicato suAmazon (vedi collegamento accanto) è in download gratis.

sabato 4 marzo 2017

Raffaele Simone - Come la democrazia fallisce

In questo libro l’autore, Raffaele Simone professore di linguistica all’Università di Roma e autore di numerosi saggi di analisi politica e di filosofia, fa una esame quasi anatomico della democrazia, che non gode infatti di buona salute in molti paesi occidentali da alcuni anni.
La democrazia è un sistema molto fragile e, per l’autore, si basa su alcune ”finzioni”, cioè contiene alcuni elementi utopistici e in contrasto con la realtà.

Una prima finzione è quella dell’idea di uguaglianza che contrasta con la situazione sia naturale e sia artificialmente creata della realtà umana e sociale.

La seconda finzione è il concetto di sovranità popolare che nella realtà viene conferita per via elettorale a un numero ristretto di eletti.
Un'altra finzione è quella conseguente della rappresentatività dell’eletto, che è difficilmente attuabile e controllabile in pratica.
E’ ancora una finzione quella di accessibilità universale condizionata: cioè che chiunque può accedere alle cariche pubbliche, cosa molto più vera in teoria che in pratica.
Per ultimo quella dell’inclusione illimitata, la finzione per cui chiunque può rifugiarsi, stabilirsi, lavorare, riprodursi in un paese retto democraticamente, cosa che l’aumento massiccio di immigrazioni ha reso praticamente irrealizzabile e a rischio.
Oltre a queste difficoltà endogene bisogna aggiungere il carico dovuto alla globalizzazione e alla forza internazionale della economia di mercato che restringono gli spazi di manovra degli Stati nazionali e della democrazia, elemento che a mio parere sta diventando preminente rispetto alle difficoltà interne.
Dinanzi alla scoperta che i pilastri dell’ipotesi democratica sono in affanno e tendono a indebolirsi si stanno generando dei fenomeni di risposta da parte dei cittadini, da una parte la disaffezione dal voto e, dall’altra, la cosiddetta antipolitica con il richiamo alla democrazia diretta.
Le sue conclusioni sono piuttosto pessimistiche e non lasciano prevedere una soluzione a questa crisi, questo è l’elemento che meno mi è piaciuto del libro forse si poteva indicare, anche se molto difficile, qualche elemento di speranza o di evoluzione.
Nel complesso è un libro scritto bene e facile da leggere, con molti spunti di riflessione.

venerdì 24 febbraio 2017

De Toni, Comello, Ioan- Auto-organizzazioni - Il mistero dell’emergenza nei sistemi fisici, biologici e sociali

Il tema del libro è difficile e affascinante allo stesso tempo: la teoria della complessità e, in particolare, come nasce spontaneamente l’organizzazione in sistemi complessi composti da molti elementi semplici.
Il libro analizza tre distinti ambiti: quello fisico, quello biologico e quello sociale.
Nei sistemi fisici gli elementi sono caratterizzati dal fatto di sottostare a regole piuttosto rigide e deterministiche, ciò non toglie che possano emergere da aggregazioni di elementi fenomeni non prevedibili, un esempio è il mucchio di granelli di sabbia in cui non sappiamo quale sarà il granello che farà collassare l’intera struttura.
I sistemi viventi sono ancora più complessi, ma anche qui abbiamo esempi di situazioni  in cui, pur da  schemi di comportamento semplici, possano aver luogo auto-organizzazioni capaci anche di reagire a mutamenti ambientali. Si possono, quindi,  costruire dei  progetti complessi (ad es. alveare) a partire da operazioni semplici senza un apparente direzione lavori o progetto.
Infine, gli autori affrontano il tema sociale delle organizzazioni umane e come  anche nella società umana si trovano esempi di auto-organizzazione.
In conclusione quello che emerge a vari livelli è che semplici agenti seguendo regole in modo deterministico possono generare strutture sorprendentemente complesse.
Un libro interessante pieno di esemplificazioni e riferimenti teorici e pratici, a volte non facile,  e che quindi necessita più di una lettura.


mercoledì 22 febbraio 2017

Jacques Attali - Breve storia del futuro- Fazieditore

Il libro che presentiamo oggi è di J. Attali: Breve storia del futuro. Attali è un economista che è stato presidente della Banca Europea dello Sviluppo e consigliere di Stato. Il libro è uscito nel 2006 ma rivisto nel 2016. 
Nella prima parte fa una sintesi, breve ma efficace, della storia mondiale, in particolare del capitalismo. La storia del capitalismo è caratterizzata dalla presenza di centri (o "cuori" come li definisce l'autore) che si sono succeduti nel tempo: da Bruges passando per Venezia sino ad arrivare a New York e ora Los Angeles. 
Nella seconda parte delinea una previsone del futuro fatta di alcune fasi. In una prima fase l'impero americano, pur rimanendo centrale, tenderà a decadere per lasciare il posto ad un mondo policentrico. Successivamente si avrà una preminenza del mercato (Iperimpero)  che tenderà a ridurre ulteriormente il ruolo degli Stati nazionali. Questa fase porterà ad una situazione di confusione caratterizzata da conflitti locali e per la conquista delle risorse scarse. Tali conflitti potrebbero, in seguito, tramutarsi in una guerra globale (Iperconflitto). Infine, più un auspicio che una certezza, potrebbe emergere una ripresa della democrazia a livello globale (Iperdemocrazia) con la formazione di istituzioni globali che nasceranno dall'unione di istituzioni locali e nazionali.
Avventurarsi nella previsione del futuro è certo una impresa difficile e rischiosa, il libro comunque risulta interessante e ricco di spunti di riflessione, anche se in alcune parti non convincente. Mi pare anche poco evidenziato il tema dei cambiamenti climatici che potrebbe giocare un ruolo decisivo nella storia futura, comunque complessivamente un libro da leggere.

giovedì 9 febbraio 2017

I cazzari non servono.

Non riesco più a vedere la TV, le trasmissioni tipo talk-show sono noiose, trattano di argomenti di politica spicciola: cosa fa Renzi, la Raggi, Grillo, ecc.; temi trattati da giornalisti spesso ignoranti che vogliono fare i tuttologi ma sanno poco, a volte si parla di temi economici e sociali con personaggi che magari sono forti in storia dell’arte (Sgarbi) o di storia (Mieli) ma di economia non capiscono un acca, poi ci sono i politici che sono ancora più penosi. Infatti mi limito a guardare Internet nei siti più interessanti e blog, su twitter seguo qualcuno selezionato che dice cose quantomeno approfondite, su facebook lasciamo perdere è pieno di bufale o stupidaggini. 
Poi dice che l’Italia va male, grazie con questo livello di informazione e bassa propensione a leggere libri (e anche qui ci sarebbe da dire su anche quello che si trova negli scaffali) come possiamo farci un opinione ragionata, come possiamo discutere di cose che realmente ci riguardano e non di sesso degli angeli?

Purtroppo la verità è che non ci servono cazzari a tutti i livelli, dello story-telling ne ho piene le tasche. Prendiamo Renzi per anni ci hanno sbandierato che era un rottamatore e innovatore, che dire sicuramente si è dato da fare ma i risultati sono poca cosa: un job act che ha funzionato dando molti soldi e raccogliendo in proporzione poco per i soldi distribuiti, riforme costituzionali fatte male e bocciate a larga maggioranza, soldi distribuiti a casaccio per elemosine elettorali, una riforma della scuola che non è piaciuta, sul tema Europa solo qualche sfuriata inutile e nessuna strategia o tattica per dare un colpo alle disgraziate politiche europee (per esempio battersi per un piano di investimenti pubblici seri e che fossero fuori bilancio), insomma questo sarebbe un grande statista? E della Raggi? Un pianto, e i giornalisti invece di incalzarla sui temi seri di una città rovinata da decenni di ruberie e incurie (e con una cittadinanza non proprio esemplare per virtù civiche) parlano di assicurazioni o altre menate varie di cui poco ci interessa. Insomma i cazzari non servono, eppure di persone preparate in giro ci sono, ad esempio qualche giorno fa a La 7 sentivo Minenna parlare di economia e di euro e finalmente ho ascoltato qualcuno che diceva cose argomentate e pensavo quanto è cretina la Raggi a farlo andare via, o i vari commissari alle spending review messi li e poi abbandonati e inascoltati. 

Insomma cittadini quando lo volete capire che i cazzari non ci servono, la realtà politica, economica e sociale è complessa, non esistono soluzioni facili e neanche pasti gratis, però qualche studio e passo avanti nella conoscenza sociale ed economica si è fatto negli ultimi secoli e ci facciamo rappresentare da Salvini?

mercoledì 18 gennaio 2017

Commento su:A Modest Proposal for Resolving the Eurozone Crisis-Yanis Varoufakis, Stuart Holland, and James K. Galbraith

Riparliamo di euro, tema che riprendiamo dopo un pò di tempo. La situazione non è cambiata e il mio pensiero riamane lo stesso, fondare l’Europa sull’euro è stato un errore, ultimo a confermarlo è stato A. Sen ieri a otto e mezzo su La7 (vedere la faccia di Giannino è stato impagabile per il resto c’è Mastercard).
Cominciano ad essere sempre meno coloro che pensano che l’euro si salvi, comunque oggi parliamo di una delle proposte più articolate per salvarlo fatta da Y. Varufakis ed altri. La proposta si  compone di 4 parti perché quattro sono i problemi per gli autori dell’area euro, li metterò in ordine diverso dalla proposta, ordine a mio parere per importanza e  fattibilità.
Il primo problema è la recessione per cui serve un piano di investimenti per rilanciare l’economia, investimenti che invece sono in calo dappertutto. Qui le istituzioni ci sono è sono rispettivamente la Banca Europea per gli investimenti e il Fondo Europeo per gli Investimenti.
La Banca Europea per gli investimenti finanzierebbe con emissioni di bond che avrebbero tassi più bassi di quanto non potrebbero se fossero emessi dalle nazioni stesse, tra l’altro la BCE potrebbe aiutare a mantenerli bassi con acquisti sul mercato secondario. I flussi di guadagni provenienti dagli investimenti ripagherebbero poi i bond emessi, in ogni caso queste spese non  graverebbero sui bilanci degli stati nazionali. Quanto dovrebbe essere investito non lo dicono, considerando che il piano Junker prevedeva 600 miliardi di cui solamente 20 pubblici, per essere veramente efficace stiamo parlando di un piano di investimenti pubblici di qualche centinaio di miliardi almeno inizialmente.
Questa è la misura secondo il mio parere più urgente e anche quella che potrebbe essere più facilmente applicata  a livello europeo, su questo si dovrebbero battere i nostri governanti, e non solo,  invece di fare “la moina” con la Commissione Europea.
La seconda proposta è quella relativa al sistema bancario, tema caldo in Italia ma anche in tuta Europa.
La proposta è che le banche che necessitano di essere ricapitalizzate invece di farlo per il tramite dei governi nazionali e poi da questi tramite ESM (Meccansimo Europeo di Stabilità) vengano ricapitalizzate dall’ESM stesso acquisendo quindi le azioni delle banche direttamente, scegliendo il nuovo board della banca. Su questa proposta gli autori non si dilungano, quindi quali sarebbero  i vantaggi non sono esplicitati, al contrario non credo che tale proposta venga ben accolta dai governi nazionali che perderebbero un ulteriore elemento di controllo del sistema bancario.
Terza proposta è quella di rifinanziare  il debito degli stati che non supera il limite del 60%del PIL. Questo debito in ECB bond potrebbe essere convertito ad un tasso di interesse minore ma comunque di competenza degli stati stessi. E’ chiaro lo scopo della proposta ridurre il peso del debito e dei suoi interessi senza dover ricorrere al meccanismo OMT, che significa poi sottostare ai diktat della troika che hanno significato di fatto austerità e recessione. Che dire la proposta non è totalmente nuova ed è sicuramente uno strumento utile per ridurre il peso del debito ma credo proprio che su questa proposta la Germania e altri non ne vogliono sentire parlare, per cui anche addolcendo un poco la pillola non credo che nessuno la voglia prendere in considerazione.
Infine l’ultima, in cui raccomandano che l’Europa adotti immediatamente un programma di solidarietà per l’emergenza sociale (ESSP) che garantisca l’accesso alla nutrizione e ai beni di prima necessità per tutti gli europei, e che si traduca in un Programma Europeo di Buoni Alimentari modellato sull’equivalente degli USA. 
Questi programmi dovranno essere finanziati dalla Commissione Europea utilizzando gli interessi accumulati mediante ad esempio il sistema europeo delle banche centrali, dal bilancio del sistema TARGET2, dai profitti realizzati attraverso il mercato delle obbligazioni nazionali o altro.
Da un punto di vista umanitario non c’è dubbio che sarebbe una misura necessaria, ma visto che coloro che ne sarebbero i beneficiari non contano niente a livello politico europeo proprio nessuno ne avrà a cuore le sorti.

Insomma nel complesso un buon esercizio teorico ben fatto e che contiene un certo sforzo di realismo che, comunque date le attuali condizioni politiche dell’area euro, rimane in pratica irrealizzabile, l’unico punto su cui si potrebbe aver un minimo di speranza è quello sugli investimenti, ma anche questo richiederebbe dei politici europei avveduti e con uno sguardo aldilà del mero tornaconto elettorale di breve periodo.