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sabato 31 gennaio 2026

L'intelligenza arificiale e i suoi effetti.

 In questo ultimo periodo fioriscono articoli che affermano che l'intelligenza artificiale (IA) sta già avendo effetti negatvi sul mondo del lavoro, per non parlare di previsioni catastrofiche a breve o medio termine. 

Sul tema della tecnologia e sui suoi effetti sul lavoro ne avevo parlato  qui piu di 10 anni fa, e sui rischi della tecnologia ne abbiamo trattato anche qui e qui, dove gli autori evidenziavano i problemi e che non e' vero che la tecnologia ha effetti sempre positivi, ma dipende da chi ne dirige e controlla la evoluzione. D'altra parte i tecno-ottimisti e i fautori del mercato, giustamente, affermano che sino ad oggi la evoluzione tecnologica non ha creato problemi alla occupazione anzi tutt'altro, peccato che si dimentichino di osservare un fatto: cioè se vediamo il peso dello Stato sulla economia e il PIL di una nazione questo è enormemente  aumentato arrivando ad oggi, nelle nazioni occidentali, mediamente al 50% del PIL, quindi lo Stato da una parte ha permesso una redistribuzione della ricchezza e dall'altro fornisce direttamente e anche indirettamente molti posti di lavoro.  Questo, con buona pace dei liberisti che vorrebbero lo Stato minimo; c'è da osservare, come ho spesso affermato, che in seguito alla globalizzazione, che permette spostamenti di fatturati ed elusione di parte della tassazione, molte nazioni fanno fatica a mantenere il welfare e le spese salvo tartassare le classi medie

Quindi penso che le elìte e le classi dirigenti il problema se lo dovrebbero porre, o lo Stato si fa carico di fornire maggiori posti di lavoro o redistruibuisce i redditi affinchè i consumi possano mantenersi e alimentare il lavoro privato, in entrambi i casi lo Stato deve avere maggiori risorse e tassare di più le ricchezze e le imprese che guadagnano dalla automazione. Non vedo alternative, a meno di mettere a rischio la pace sociale. Di questo problema se ne sono occupati molti economisti, il primo Ricardo, che per primo si pose il problema della "meccanizzazione", ovviamente anche Marx e ancora Keynes che affermava che in qualche modo si dovevano "socializzare" gli investimenti, l'elenco e' molto più lungo. Tra l'altro il problema sta diventando ancor più intricato perchè la manifattura, che ha fin qui contribuito alla crescita economica e alla crescita della produttività, è in calo nei paesi occidentali e lo sarà sempre di più ovunque, quindi avremo tassi di crescita ridotti (i servizi tendenzialmente sono meno produttivi), meno ricchezza da distribuire, pertanto il sistema capitalistico, come lo abbiamo visto sino ad oggi, rischia di aver meno da distribuire e andrà in crisi e con esso la società, se non siamo in grado di trovare un modello alternativo, a meno che non cadiamo definitivamente in quello che Varoufakis già chiama "tecnofeudalesimo".

 La soluzione che ho indicato sono sicuro che non verrà adottata, quindi mi aspetto un futuro turbolento, dove potrebbe tornare di moda l'autoritarismo di qualsiasi tipo, e che vediamo in giro già adesso. Senza contare il pericolo della IA stessa come elemento che potrebbe sfuggire di mano e creare grossi problemi alla umanità  come indicato da Harari.

lunedì 2 dicembre 2024

Yuval Noah Harari- Nexus- Breve storia delle reti di informazione dall'età della pietra all'IA

 Dell'autore Harari, storico israeliano, abbiamo già recensito altri suoi libri: 21 Lezioni per il XXI secoloDa animali a dei. Il libro di oggi riprende alcuni temi dei prcedenti ma si sofferma in particolare sulla ultima frontiera tecnologica e i suoi  pericoli: l'Intelligenza Artificiale (IA).

 Il primo tema che affronta è la informazione, la informazione non è verità e neanche una rappresentazione della realtà come sostengono alcuni, e neanche solamente potere come sostengono i populisti. Per l'autore il ruolo della informazione sta nel collegare le cose, qualcosa che crea nuove realtà collegando punti diversi di una rete o anche un nesso sociale, in ogni caso l'incremento della connettività e della informazione non porta automaticamente un incremento di veridicità e conoscienza.

 Ripende poi il tema della importanza delle narrazioni e delle realtà intersoggettive, come ad esempio le nazioni e le società, che non sono cose reali ma esistono grazie alle connessioni tra più menti. Le narrazioni e le reti basate sulle storie sono quelle che hanno reso l'Homo Sapiens il più potenti degli animali. Tutte le relazioni tra i gruppi sono modellate da storie e ciò che tiene unite le reti umane sono appunto le finzioni, le storie intersoggettive. Sono queste informazioni e storie che riescono a mantenere l'ordine sociale in comunità molto ampie, le reti di informazione non massimizzazno la verità piuttosto cercano un delicato equilibrio tra verità e ordine.

Un altro aspetto importante è quello della fallibilità degli umani e il tentativo di correggere gli errori. Il libro, in particolare il libro sacro, ad esempio Bibbia e Corano, hanno rappresentato una tecnologia di correzione degli errori, che ha dato luogo alle interpretazioni che hanno costretto da adottare un organo, la Chiesa (infallibile) che ne custodisse la interpretazione corretta. Al contrario la scienza non ha verità assolute ma teorie che possono essere confutate, cioè un meccanismo di autocorrezione

La differenza tra sistemi totalitari e democratici si basa sulle modalità di funzionamento delle reti di informazione, nelle dittatture le reti informative sono centralizzate al massimo mentre nelle democrazie sono distribuite con meccanismi di autocorrezione. La storia ha dimostrato che le tecnologie informative del passato erano troppo arretrate per permettere una dittatura e anche una democrazia su larga scala, la tecnologia moderna d'altra parte rende più attuabili sia la democrazia e sia la ditattura su larga scala. 

Le nuove tecnologie, dai computer alla IA, rappresentano un salto in avanti tecnologico molto particolare che differisce dalle tecnologie del passato, una bomba atomica non puo' esplodere da sola senza l'intervento umano ma reti di computer e algoritmi possono funzionare in maniera autonoma senza intervento dell'uomo. Le catene da computer a computer possono funzionare senza l'uomo, e i computer sempre di più possono prendere decisioni e creare idee da soli. Le reti di computer, inoltre, sono sempre attive e in grado superare gli umani nell'elaborare modelli dai dati, di qualsiasi genere, e potrebbe essere la fine della privacy. Il problema dei computer o delle reti informatiche è che non sono infallibili. Inoltre, se si fissano degli obiettivi razionali anche per le reti di computer, questi obiettivi, come sostiene Clausewitz, dovrebbero essere allineati a una strategia, ma chi decide la strategia e, soprattutto, non è detto che una strategia, anche nelle migliori intenzioni, non si riveli pericolosa se portata aventi senza un controllo umano, vedi ad esempio certi pericolosi effetti sociali negativi dovuti agli algoritmi dei social network.

Visti i pericoli insiti nello sviluppo della IA si pone il problema di come evitare che mettano a repentaglio la nostra civiltà, infatti le civiltà nascono dal connubio tra burocrazia e mitologia e la rete informatica è una burocrazia molto piu potente e implacabile della burrocrazia umana.  L'autore indica alcuni principi da adottare per difendere la società e la democrazia che sono in primis il bene comune, le informazioni raccolte devono essere utilizzate per aiutarci e non per manipolare gli esseri umani. La reciprocità, a un aumento della sorveglianza degli individui deve corrispondere un aumento della sorveglianza dei governi e delle aziende. Il decentramento, le informazioni non devono essere concentrate in un solo luogo.  Inoltre le società democratiche devono guardarsi dagli estremi di una eccessiva rigidità e flessibilità, la democrazia richiede equilibrio. La opacità degli algoritmi deve essere evitata tramite il diritto alla spiegazione (dei meccanismi interni). Il potenziale anarchico della IA è particolarmente allarmante per cui l'autore propone di limitare l'utilizzo dei bot. 

Se la democrazia puo' incontrare grosse difficoltà ancor peggio potrebbe andare ai sistemi totalitari dove non ci sono sistemi di autocorrezione e l'IA potrebbe prendere il sopravvento.

La nuova teconolgia dell'IA potrebbe diventare la piu potente arma di distruzione sociale di massa, ripetto al pericolo nucleare la sua potenza potrebbe essere maggiore e, soprattutto, i suoi pericoli meno evidenti e nascosti. La nuova guerra fredda, tra le potenze che si contendono gli sviluppi della tecnologia dell'IA, potrebbe essere caratterizzata dalla  divisione di due mondi divisi nella la gestione della propria rete informatica, due imperi digitali separati da una cortina di silicio, con un pericolo di escaltion maggiore.

Nelle conclusioni l'autore ricorda che la invenzione di nuove tecnologie è sempre catalizzatore di grandi cambiamenti storici. Bisogna però evitare false interpretazioni storiche che portano a visioni ingenue e troppo  ottimismistiche, l'informazione non è verità e non dobbiamo illuderci che l'IA privilegi la verità, oltre a non esssere infallibile, così come la interpretazione troppo cinica, ma sbagliata, che la informazione sia solo potere. Dobbiamo quindi abbandonare queste visioni fallaci della informazione e impegnarci piuttosto nel difficile compito di costruire istituzioni con forti meccanismi di autocorrezione. 

Devo dire che sintetizzare questo libro, di oltre 500 pagine, non è stato facile, sono molte le suggestioni e le idee che l'autore propone. Inoltre, le sue considerazioni sono accompagnate da interessanti e mai banali notizie e resconti storici. Un libro quindi molto interessante e valido e che, a dispetto della sua lunghezza, si legge piacevolmente.

I pericoli della IA cominciano ad essere evidenziati da molte parti, soprattutto dagli esperti che ci lavorano. La UE ha già emanato una legge per regolamentare i sistemi di IA ma è ancora l'unica, e spesso la legislazione non riesce a stare al passo con la evoluzione tecnologica. Il problema, come ben evidenzia Harari nel suo libro, è molto reale e grave anche se forse non nell'immediato, quindi saremmo in tempo per limitarne i pericoli. La tecnologia è il motore dello sviluppo economico, ma come abbiamo visto nei due libri che abbiamo recensito, Power and Progress e The Technology Trap, la tecnologia prende la direzione di chi la controlla, spesso i privati, e dalla direzione che prende dipende se questa porta vantaggi a tutta la società o solo a pochi, come sembra che stia accadendo recentemente. Quindi, su questi problemi è necessario avere una politica che sia cosciente e preparata ad affrontarli, come pure tale conoscenza e coscienza critica dovrebbe essere diffusa anche nei cittadini.


lunedì 15 luglio 2019

Harari - 21 Lezioni per il XXI Secolo-Mondadori

Dopo i suoi precedenti libri: Sapiens-Da animali a dèi e Homo Deus, Harari, docente di Storia all’Hebrew University di Gerusalemme, ci propone un nuovo libro.
Sono 21 gli argomenti su cui Harari si sofferma nei 21 capitoli del libro ma, mentre nel primo libro era rivolto al passato e nel secondo al futuro, in questo si concentra sul presente.
Da una parte si sofferma sulla evoluzione della tecnologia che sta cambiando in maniera radicale il modo di vivere degli esseri umani, la tecnologia non solo rischia di creare un vuoto a livello occupazionale ma, sopratutto, evolve con una velocità superiore rispetto alla capacità umana di adattarsi. L'Intelligenza Artificiale potrebbe renderci la vita migliore ma, d'altra parte, rappresenta un grande rischio dal momento in cui questa potrà capire i nostri gusti e orientare le nostre scelte meglio di quanto riusciamo a fare noi stessi. Il rischio è quello di venir soppiantati dalle intelligenze artificiali passando così da fruitori/padroni a strumenti/servi delle élite che detengono strumenti di controllo cosi potenti.
Un secondo tema è quello delle narrazioni: politiche, religiose o morali. Tali narrazioni, in passato, hanno svolto il compito di unire ma anche dividere i gruppi sociali creando società e imperi ma generando anche guerre. Il punto centrale è che quasi tutte le narrazioni non sono più in grado di dare risposte ai grandi problemi del presente e non danno anche risposte sul senso della vita.
Le narrazioni politiche il liberalismo, in decadenza, e il nazionalismo, in ascesa, sembrano decisamente insufficienti per risolvere i grandi problemi attuali, ad es. il riscaldamento globale. D’altra parte anche le grandi religioni che hanno svolto un ruolo nel passato di coesione sociale, ma che l'autore critica aspramente, hanno perso capacità di prospettare una vera alternativa al senso di minaccia che incombe sul nostro futuro prossimo. 
Le grandi narrazioni che hanno accompagnato l’umanità per secoli sembra pertanto si stiano sgretolando. Per l'autore l'alternativa rimane il laicismo, un laicismo consapevole, al franare delle verità infallibili, essere ignoranti non è un problema lo è l’essere ignorante pensando di avere la verità in tasca. 
Se per secoli la filosofia ha spinto gli uomini a conoscere loro stessi, certamente questo imperativo non è venuto meno, al contrario diventerà ancora più importante. Se gli algoritmi capiranno meglio di noi ciò che ci accade, il controllo della nostra vita passerà davvero a loro.
Il messaggio conclusivo, alla fine del libro, è che dobbiamo sopratutto indagare su chi siamo, al di là di ogni narrazione, per scoprire davvero chi siamo. Soltanto così alla fine potremo davvero sostituire alle narrazioni una reale e vera conoscenza di noi stessi.
Harari, come sempre, riesce a scrivere dei libri molto piacevoli e interessanti da leggere, rispetto ai due precedenti però questo libro risulta, a mio parere, molto meno convincente con pochi temi veramente nuovi.


mercoledì 13 giugno 2018

Y.N. Harari - Da animali a déi. Breve storia dell’umanità-Bompiani


Il libro dello storico israeliano Harari è un libro di storia, ma non di nomi e fatti bensì della umanità e, in particolare, dell’Homo Sapiens l’unica specie umana rimasta e che domina il mondo, anche  perché è l’unico animale a credere in cose che esistono puramente nella propria immaginazione, come: dei, stati, denaro e diritti umani.
La storia umana presenta tre rivoluzioni
La prima è la cosiddetta rivoluzione cognitiva cioè la comparsa di nuovi modi di pensare e comunicare. La capacità di creare una realtà immaginaria (miti comuni) traendola dalle parole ha consentito che grandi numeri di estranei cooperassero tra loro, trasformando le strutture sociali.
La seconda rivoluzione è quella agricola, ma per l’autore peggiorò le condizioni individuali rispetto alla vita dei raccoglitori, c’era più cibo (surplus) ma con meno varietà con la importante conseguenza della creazione di società sempre più complesse e unificate, sino agli imperi, basate su gerarchie immaginarie.
Infine, viene la rivoluzione scientifica che fu la presa di coscienza dell’ignoranza e la nascita di un complesso militare-industriale-scientifico che diede origine al sistema capitalistico e alla  Rivoluzione Industriale. 
Gli ultimi cinque secoli sono caratterizzati dell’interazione di scienza, impero e capitale, alleanza che ha permesso alla Europa di essere il centro del mondo, imponendo su tutto il globo il suo stile di vita. 
Siamo gli eredi di questo connubio tra capitalismo e metodo scientifico, ancora oggi in vigore. Fu la rivoluzione sociale di maggior portata che il genere umano abbia mai vissuto: il crollo della famiglia e della comunità locale e la loro sostituzione con lo Stato e il mercato, con la nascita dell’individuo.
Nel finale pone una sguardo al  futuro, ci attende una rivoluzione biologica? Grazie alle conoscenze  scientifiche biologico/informatiche il rischio è che alla evoluzione naturale  si sostituisca il disegno intelligente dell’uomo. La direzione per Harari è  inesorabile, ma sappiamo dove vogliamo andare? Cosa c’è di più pericoloso di una massa di dei insoddisfatti e irresponsabili che non sanno neppure ciò che vogliono?
Un libro molto bello, interessante e a volte spiazzante e dissacrante, in cui c’è molto di più di quanto io possa sintetizzare che vi consiglio vivamente di comparare e leggere.