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mercoledì 21 gennaio 2026

Houston abbiamo un mare di problemi

Iniziamo questo post prendendola alla larga cioè partendo dalla storia delle idee economiche (vedi il mio libro) per arrivare al presente.

 Adam Smith, giustamente, fu uno dei primi a capire che bisogna partire dall'offerta, se non si produce di più non si puo parlare di crescita e ancor meno di domanda. Quindi il suo focus era sull'aumento della produttività, questo significa dare enfasi alla industria invece che alla agricoltura (Fisocratici) o al solo commercio (Mercantilisti). Aumentata la offerta si rende necessario anche aumentare il commercio, vedi Ricardo con la sua legge dei vantaggi comparati. Ma se per qualcuno la offerta creava anche la domanda (legge di Say), qualcuno altro si preoccupava anche come aumentare la domanda per assorbire la produzione (Malthus). Anche Marshall sosteneva che offerta e domanda erano strettamente correlate (metafora delle forbici), fu soprattutto Keynes a  sostenere che bisognava guardare alla domanda (domanda effettiva) per far sì  che la offerta raggiungesse il suo massimo garantendo la piena occupazione. 

La offerta crea la sua domanda se il surplus prodotto viene ben distribuito, gli economisti sostengono che ogni fattore produttivo (capitale/lavoro) si prende la sua quota del prodotto in base al proprio contributo, ma  questo non è propriamente vero in realtà dipende dai rapporti di forza (Marx). Per risolvere il problema ci vuole uno Stato che sostenga con spese e investimenti la domanda, e con la tassazione redistribuisca la ricchezza prodotta.

 Quindi, per evitare rivoluzioni sociali quello che è successo, in alcuni paesi occidentali è che, grazie  alla maggiore forza contrattuale dei lavoratori, per mezzo dei sindacati ma anche  alla democrazia, il sistema economico è cresciuto portando una prosperità diffusa, questo in virtu' della crescita economica trainata dalla tecnologia. Se la torta si allarga e una buona fetta va anche ai lavoratori c'è chi sta meglio ma mediamente molti stanno meglio di prima.

Tutto ciò è avvenuto nel tempo e dopo la seconda guerra mondiale si era creato un particolare equilibrio. Da una parte il mondo occidentale, compreso il Giappone, che cresceva e si sviluppava, dall' altra parte i sistemi  comunisti (URSS e Cina) e i paesi non sviluppati o poco sviluppati. Un sistema che si reggeva ma non era proprio equo, con una gran parte del mondo che soffriva la fame. Con la caduta dell'URSS e il cambiamento di indirizzo politico della Cina, si è verificato un enorme cambiamento, con alcune nazioni, sempre piu numerose, che hanno cominciato a crescere, produrre e commerciare di piu. Questa rivoluzione ha migliorato la vita a milioni di persone ma ha anche comportato la rottura di alcuni equilibri nei paesi ricchi. In questi paesi la manifattura ha cominciato a ridursi con la perdita di posti di lavoro ben retribuiti, sono cresciuti i lavori nei servizi che in media sono meno remunerati, inoltre i servizi hanno una produttività più bassa; di conseguenza abbiamo avuto crescite piu contenute, diseguaglianze crescenti, pochi vincitori molti perdenti, interi ecosistemi industriali spariti. E' cresciuta molto la insofferenza dei cittadini anche per la rottura di quel patto sociale che aveva retto fino a quel punto, con uno Stato in affanno con meno risorse, spostamento ed elusione dei redditi, per garantire il welfare e la redistribuzione precedente.

Come ho detto l'aumento della offerta si sostiene grazie all'aumento della domanda, questa puo essere interna al paese o esterna (crescita export led). A livello generale però tutto si equilibra, quindi se ci sono  alcuni paesi esportatori (netti) ci devono essere altri importatori. La situazione ottimale sarebbe un sostanziale equilibrio tra import ed export in tutti paesi, altrimenti si creano guerre commerciali, che come tutte le guerre non sono win win. In genere si ammette che ci siano dei momentanei squilibri, inoltre i paesi poco sviluppati devono, generalmente parlando, contare inizialmente sulle esportazioni perche hanno poca domanda interna. Ora il nostro attuale sistema si regge su un equilbrio instabile, la Cina continua ad essere il produttore ed esportatore mondiale mentre gli USA sono l'importatore mondiale, questo grazie alla forza e ruolo del dollaro per cui possono permettersi di essere in deficit commerciale, ovviamente tutto ciò fino a un certo punto e, infatti, da un pò di tempo e, soprattutto con Trump, stanno cercando, anche con i dazi, di ristabilire l'equilibrio commerciale. 

Abbiamo poi un altro problema enorme che si chiama Africa, continente ancora fortemente poco sviluppato, con grandi ricchezze del sottosuolo, ma con una crescita demografica che rischia di esplodere, con tutte le problematiche che possono creare le emigrazioni come gia stiamo vedendo.

Come vedete la situazione è piuttosto grave ed esplosiva, acuita dal fatto che le leadership mondiali sono in grossa difficoltà, con la crescita di leadership populiste poco preparate quando avremmo bisogno di ben altro.

Non so se finirà bene.  Se fossimo in un mondo ideale, dove vengono prese le scelte che favoriscono la umanità, l'occidente dovrebbe essere piu unito. Da una parte dovrebbe ridurre le disuguaglianze al suo interno e le nazioni  dovrebbero riprendere il loro ruolo di distribuire la ricchezza, per garantire di nuovo il patto sociale su cui si basano tutti gli Stati democratici. Gli Stati occidentali, se uniti, potrebbero avere anche la forza di costringere la Cina a uno sviluppo più equilibrato, sarebbe ragionevole per loro aumentare la domanda interna, non sono più un paese in via di sviluppo, e migliorerebbero le  condizioni di vita dei loro cittadini. Poi bisognerebbe cominciare ad occuparsi di Africa in un ottica win win e non solo cercando di sfruttare le sue risorse, se i paesi africani crescono e diminuiscono il boom demografico non ci troveremo con milioni di persone che vogliono emigrare alle porte. Infine, per ultimo, ma non ultimo per importanza, dovremmo anche affrontare il riscaldamento globale, senza essere idealisti ma in buona parte le risorse in termini di idee e di tecnologie ci sarebbero.

Tutto ciò non succederà, anche se, a voler essere ottimisti,  quando le situazioni diventano terribilmente complicate alla fine vengono fuori le menti migliori.


martedì 13 giugno 2023

Graham Allison- Destinati alla guerra- Possono l'America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide ?

Gaham Allison è direttore dell'Harvard Kennedy School's Belfer Center for Science ed International Affair, e questo è un libro storico e politico sulla rivalità tra USA e Cina.
Il tema del libro è la cosidetta trappola di Tucidide, ovvero quando una potenza in carica si trova ad affrontare la crescita di una potenza emergente quasi sempre la tensione crescente sfocia nella inevitabile guerra. Si chiama trappola di Tucidide perchè si riferisce allo storico che descrisse la guerra del Peloponneso che vide fronteggiarsi Atene e Sparta. 
Nella prima parte l'autore infatti descrive la storia della genesi  del conflitto tra Atene e Sparta. Il secondo caso che descrive è il duello  tra Gran Bretagna e Germania che porta alla prima guerra mondiale. Tutti i 16 casi di scontro tra potenze nella storia vengono comunque riassunti nella appendice del libro. 
La seconda parte descrive la storia recente  della Cina e soprattutto le differenze "filosofiche" dell'approccio cinese e quello americano. Infatti le due potenze hanno culture diverse, ad esempio per l'America sono fondamentali la libertà, la democrazia e una visione di breve termine, mentre la Cina ha come valori fondamentali l'ordine, l'autoritarismo (reattivo) e un orizzonte temporale molto lungo, quindi le differenze culturali sono profonde e gli strateghi americani dovrebbero tenerne profondamente conto nell'elaborare i loro piani. 
Nella parte finale prima delinea le condizioni/occasioni, che potrebbero anche essere banali, per l'innescarsi della guerra; nella seconda parte invece illustra quelli che sono i dodici indizi, desunti dalla storia, che possono portare alla pace.
Un libro molto interessante, scritto bene e che si legge con piacere, che contiene molti elementi e spunti interessanti di cui consiglio la lettura.

martedì 25 agosto 2015

Cina e altro

Francamente che la gente si sorprenda della crisi cinese mi sorprende molto più della crisi stessa. Il sistema capitalistico è sempre stato contrassegnato da crisi, è un sistema instabile, ma cosa in natura è stabile? Basta guardare la storia, le crisi economiche sono la norma non l'eccezione. Inoltre,  dopo l'ultima crisi finanziaria cosa è veramente cambiato nel perverso sistema finanziario, poco o nulla, quindi di che vi sorprendete? Se, come diceva Keynes, i sistemi finanziari sono come un casinò perchè sorprendervi se la economia mondiale si comporta come una roulette? 
Ma andiamo con ordine, tutte le teorie economiche sullo sviluppo dicono che l'economie una volta innescata la crescita (se ci riescono) tendono ad avere col tempo tassi di crescita decrescenti, nessuno è mai riuscito ad avere tassi di crescita del 10% per sempre. La Cina inoltre è un sistema complesso e alquanto strano, sicuramente ha ancora margini di crescita per molto tempo, ma dovrebbe puntare meno sul modello mercantilista, cioè basato sulle esportazioni, ed avere una crescita più equilibrata con un maggior domanda interna, a sua volta garantita da una crescita dei redditi e delle condizioni della maggioranza della popolazione. Per fare ciò dovrebbe anche far  evolvere gradualmente il suo sistema istituzionale e sociale verso qualcosa di più simile alle democrazie occidentali, insomma la strada è lunga. 
Ma anche gli occidentali hanno le loro colpe, la stessa Europa è basta sul modello mercantilista tedesco che a sua volta non favorisce la domanda interna e ne abbiamo visto le conseguenze  nel momento che le economie più deboli hanno ridotto le importazioni, insomma un altro sistema sballato. Gli Stati Uniti invece, in virtù del ruolo dominante del dollaro nel sistema monetario internazionale, godono dei vantaggi ma, d'altra parte, questo li rende intrappolati nel dilemma di Triffin, sono costretti ad  a essere importatori netti. Insomma in parole semplici: un gran pasticcio. 
Le soluzioni: da una parte una limitazione del sistema finanziario che dovrebbe essere costretto a fare il suo mestiere e non quello di generare bolle, ma visti gli interessi in gioco e la complessità della soluzione siamo a carissimo amico e non vedo una soluzione a breve termine. Inoltre, per quanto riguarda il sistema monetario internazionale, Keynes aveva già previsto, alla fine della seconda guerra mondiale, un sistema basato su una moneta internazionale e annesso modello di controllo degli sbilanciamenti commerciali (clearing union), riesumato e riproposto anche dal governatore della Bank of China, ma anche qui gli interessi in gioco sono grossi e non vedo soluzioni a breve. La globalizzazione infine può essere un vantaggio se gestita bene ma, come abbiamo visto nei paesi avanzati, ha portato più svantaggi che vantaggi alla maggioranza  della popolazione, e anche nei paesi in via di sviluppo i vantaggi maggiori vanno a una parte della popolazione, diciamolo francamente chi se ne avvantaggia sono sempre i ricchi e i profitti e poco il lavoro.
Il grande assente da un po di tempo è la politica, confinata a livello nazionale e schiacciata dalla globalizzazione, la politica e lo Stato stanno riducendo il loro ruolo di mediazione e di redistribuzione, fondamentale per la democrazia ma anche per una economia più equilibrata e sana. Purtroppo penso che questa situazione si trascinerà ancora e quindi avremo ancora una situazione instabile, sperando che non peggiori e si vada ulteriormente deteriorando, come la situazione ambientale ma qui il discorso si fa troppo lungo.