Iniziamo questo post prendendola alla larga cioè partendo dalla storia delle idee economiche (vedi il mio libro) per arrivare al presente.
Adam Smith, giustamente, fu uno dei primi a capire che bisogna partire dall'offerta, se non si produce di più non si puo parlare di crescita e ancor meno di domanda. Quindi il suo focus era sull'aumento della produttività, questo significa dare enfasi alla industria invece che alla agricoltura (Fisocratici) o al solo commercio (Mercantilisti). Aumentata la offerta si rende necessario anche aumentare il commercio, vedi Ricardo con la sua legge dei vantaggi comparati. Ma se per qualcuno la offerta creava anche la domanda (legge di Say), qualcuno altro si preoccupava anche come aumentare la domanda per assorbire la produzione (Malthus). Anche Marshall sosteneva che offerta e domanda erano strettamente correlate (metafora delle forbici), fu soprattutto Keynes a sostenere che bisognava guardare alla domanda (domanda effettiva) per far sì che la offerta raggiungesse il suo massimo garantendo la massima occupazione.
La offerta crea la sua domanda se il surplus prodotto viene ben distribuito, gli economisti sostengono che ogni fattore produttivo (capitale/lavoro) si prende la sua quota del prodotto in base al proprio contributo, ma questo non è propriamente vero in realtà dipende dai rapporti di forza (Marx). Per risolvere il problema ci vuole uno Stato che sostenga con spese e investimenti la domanda, e con la tassazione redistribuisca la ricchezza prodotta.
Quindi per evitare rivoluzioni sociali quello che è successo in alcuni paesi occidentali è che grazie alla maggiore forza contrattuale dei lavoratori, per mezzo dei sindacati ma anche alla democrazia, il sistema economico è cresciuto portando una prosperità diffusa, questo grazie alla crescita economica trainata dalla tecnologia. Se la torta si allarga e una buona fetta va anche ai lavoratori c'è chi sta meglio ma mediamente molti stanno meglio di prima.
Tutto ciò è avvenuto nel tempo e dopo la seconda guerra mondiale si era creato un particolare equilibrio. Da una parte il mondo occidentale, compreso il Giappone, che cresceva e si sviluppava, dall' altra parte i sistemi comunisti (URSS e Cina) e i paesi non sviluppati o poco sviluppati. Un sistema che si reggeva ma non era proprio equo con una gran parte del mondo che soffriva la fame. Con la caduta dell'URSS e il cambiamento di indirizzo politico della Cina, si è verificato un enorme cambiamento, con alcune nazioni, sempre piu numerose, che hanno cominciato a crescere, produrre e commerciare di piu. Questa rivoluzione ha migliorato la vita a milioni di persone ma ha anche comportato la rottura di alcuni equilibri nei paesi ricchi. In questi paesi la manifattura ha cominciato a ridursi con la perdita di posti di lavoro ben retribuiti, sono cresciuti i lavori nei servizi che in media sono meno retribuiti, inoltre i servizi hanno una produttività più bassa, di conseguenza abbiamo avuto crescite piu contenute, diseguaglianze crescenti, pochi vincitori molti perdenti, interi ecosistemi industriali spariti. E' cresciuta molto la insofferenza dei cittadini anche per la rottura di quel patto sociale che aveva retto fino a quel punto, con uno Stato in affanno con meno risorse, spostamento ed elusione dei redditi, per garantire il welfare e la redistribuzione precedente.
Come ho detto l'aumento della offerta si sostiene grazie all'aumento della domanda, questa puo essere interna al paese o esterna (crescita export led). A livello generale però tutto si equilibra quindi se ci sono alcuni paesi eportatori (netti) ci devono essere altri importatori. La situazione ottimale sarebbe un sostanziale equilibrio tra import ed export in tutti paesi, altrimenti si creano guerre commerciali, che come tutte le guerre non sono win win. In genere si ammette che ci siano dei momentanei squilibri, inoltre i paesi poco sviluppati devono, generalmente parlando, contare inizialmente sulle esportazioni perche hanno poca domanda interna. Ora il nostro attuale sistema si regge su un equilbrio instabile, la Cina continua ad essere il produttore ed esportatore mondiale mentre gli USA sono l'importatore mondiale, questo grazie alla forza e ruolo del dollaro per cui possono permettersi di essere in deficit commerciale, ovviamente tutto ciò fino a un certo punto e, infatti, da un pò di tempo e, soprattutto con Trump, stanno cercando, anche con i dazi, di ristabilire l'equilibrio commerciale.
Abbiamo poi un altro problema enorme che si chiama Africa, continente ancora fortemente poco sviluppato, con grandi ricchezze del sottosuolo, ma con una crescita demografica che rischia di esplodere, con tutte le problematiche che possono creare le emigrazioni come gia stiamo vedendo.
Come vedete la situazione è piuttosto grave ed esplosiva, acuita dal fatto che le leadership mondiali sono in grossa difficoltà, con la crescita di leadership populiste poco preparate quando avremmo bisogno di ben altro.
Non so se finirà bene. Se fossimo in un mondo ideale, dove vengono prese le scelte che favoriscono la umanità, l'occidente dovrebbe essere piu unito. Da una parte dovrebbe ridurre le disuguaglianze al suo interno e le nazioni dovrebbero riprendere il loro ruolo di distribuire la ricchezza per garantire di nuovo il patto sociale su cui si basano tutti gli Stati. Gli Stati occidentali, se uniti, potrebbero avere anche la forza di costringere la Cina a uno sviluppo più equilibrato, sarebbe ragionevole per loro aumentare la domanda interna, non sono più un paese in via di sviluppo, e migliorerebbero le condizioni di vita dei loro cittadini. Poi bisignerebbe cominciare ad occuparsi di Africa in un ottica win win e non solo cercando di sfruttare le sue risorse, se i paesi africani crescono e diminuiscono il boom demografico non ci troveremo con milioni di persone che vogliono emigrare alle porte. Infine, per ultimo, ma non ultimo per importanza, dovremmo anche affrontare il riscaldamento globale, senza essere idealisti ma in buona parte le risorse in termine di idee e di tecnologie ci sarebbero.
Tutto ciò non succederà, anche se a voler essere ottimisti quando le situazioni diventano terribilmente complicate alla fine vengono fuori le menti migliori.
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