Con la recensione di oggi completiamo la panoramica sui lavori e le idee dei vincitori del premio Nobel per l'economia 2025 iniziata con questo post su Philippe Aghion; il libro di oggi è infatti di Joel Mokyr, storico economico americano e israeliano che insegna alla Northwestern University. L'approccio di Mokyr è chiaramente storico, il fondamento del libro è che la "cultura", ovvero un insieme di credenze, valori e preferenze, siano alla bese della crescita economica moderna, in particolare fu il cambiamento della cultura attraverso i secoli che portarono all' Illuminismo europeo e poi alla Rivoluzione Industriale.
In questo libro quindi si sofferma ul periodo 1500-1700 nel quale furono poste le fondamenta culturali della economia moderna. Nella focalizzazione sugli elementi culturali sta la differenza del suo approccio da quelli istituzionali (Acemoglu). Infatti, mentre le istituzioni producono la struttura degli incentivi sociali, è la cultura che costituisce il fondamento delle istituzioni fornendogli la legittimità, ma la cultura contribuisce a determinare le istituzioni che si affermano ma non ne garantisce il risultato. I motori del progresso, per l'autore, sono l'atteggiamento e l'attitudine, il cui cambiamento ha poratato al progresso tecnologico che è stato reso possibile dai cambiamenti culturali. In particolare la tecnologia è conseguenza della volontà umana di indagare, manipolare e sfruttare i fenomeni naturali, e la volontà e la capacità di diffondere e valorizzare tali saperi sono componenti della cultura.
La innovazione richiede comunque una notevole interazione sociale, la crescita tramite innovazione richiede un legame diretto tra cultura e tecnologia. Tra gli elementi che stimolano la innovazione cita: la irriverenza, l'antropocentrismo e l'individualismo come ovviamente la fede nel progresso e che questo sia possibile. In ogni caso la evoluzione culturale è un un processo complesso e molto contingente, quello che è successo in Europa dopo il 1700 non fu il culmine ineluttabile della storia occidentale ma il risultato involontario e imprevisto di una serie di circostanze. La evoluzione culturale consiste nell'apprendimento sociale e nella persuasione, e in questo hanno giocato un ruolo la stampa, l'alfabetizzazione, mobilità crescenti, il miglioramento nelle comunicazioni e anche lo Stato nella formazione degli individui in luogo dei soli genitori. La trasmissione dei tratti culturali avviene tramite delle selezioni attraverso dei cosiddetti "menu culturali" e queste selezioni avvengono attraverso alcuni modelli (bias) che l'autore elenca. Un ruolo importante nel cambiamento culturale lo giocano particolari individui che vengono definiti "imprenditori culturali", cioè coloro che hanno sconfitto e sfidato le autorità esistenti in campo culturale, dirigendo le persone verso una convergenza culturale, ciò richiede comunque un ambiente propizio alla innovazione. Due innovatori culturali che successivamente cita e analizza sono Francesco Bacone e Isaac Newton, in particolare Bacone per la importanza della conoscenza utile se distribuita e resa accessibile mentre Newton come esempio di razionalità umana.
Un altro aspetto importante fu il cambiamento nell'atteggiamento della elìte colta nei confronti della conoscenza utile rispetto al passato. Inoltre la frammentazione politica in Europa si trasformò in un vantaggio, da una parte le nazioni cercavano di primeggiare accaparrandosi le migliori menti e minando, altresì, il coordinamento delle forze conservatrici contrarie alla innovazione, in pratica la competizione politica facilitava la sopravvivenza della diversità intellettuale Un ulteriore elemento importante fu la cosidetta Repubblica delle Lettere cioè la comunità virtuale di intellettuali che si scambiavano informazioni tramite lettere che favorì la circolazione delle idee, il dibattito critico e la competizione intellettuale, elementi che alimentarono un nuovo atteggiamento nei confronti della conoscenza soprattutto utile. L’Illuminismo poi fu il motore che trasformò l'Europa nell''epicentro della modernità economica, la cultura della conscenza utile e sperimentale contribuirono a rafforzare la convinzione che l’uomo potesse dominare la natura attraverso la ragione e la tecnica (Illuminismo industriale), la rivoluzione tecnologica fu generata sia da artigiani e sia dal metodo scientifico, aiutata anche dalla formalizzazione di istituzioni scientifiche.
Nell'ultima parte del libro l'autore cerca di spiegare perchè in Asia e soprattutto in Cina non ci sia stato l'Illuminismo e la Rivoluzione Industriale, anche se la Cina aveva dimostrato di essere in grado di produrre molte innovazioni tecnologiche. Le ragioni culturali e istituzionali sono molteplici. La Cina fu un impero centralizzato e questo aiutò le forze conservatrici a coordinarsi per reprimere la innovazione. Un clima culturale troppo legato al passato, l'ostilità verso la cultura esterna, una elìte confuciana poco interessata al progresso materiale, il sistema di selezione della pubblica amministrazione che favoriva le conoscenze burocratiche e legate alla cultura del passato.
Nelle conclusioni l'autore ribadisce che le nazioni crescono perche incrementano la conoscenza collettiva della natura e sono in grado di indirizzarla a finalità produttive. Tra i molti fattori ci sono le credenze culturali delle elìte grazie ad un processo di evoluzione e trasformazione culturale. Nella storia abbiamo assisto spesso al cristalizzarsi del progresso tecnologico e della società, questo in Europa non successe grazie al pluralismo, la concorrenza e condivisione della conoscenza, cioè aveva sviluppato una cultura che valorizzava la conoscenza, la curiosità, la sperimentazione e la libertà intellettuale.
Dalla recensione si percepesce che è un libro molto ricco e interessante, pieno di spunti di riflessione e idee illuminanti, quindi un ottimo libro. L'unico difetto è che essendo molto ricco di riferimenti e citazioni rischia di essere poco scorrevole. Leggendolo mi vengono alcune riflessioni, in particolare sembra che in occidente la fede nel progresso e nella scienza sia venuta un pò meno nel grande pubblico, e questo lo vediamo anche nel peggioramento della qualità delle leadership, vedi ad es. USA e alcuni personaggi che negano certe evidenze scientifiche. Le idee culturali sono così importanti come afferma l'autore ma anche lo stesso Keynes, pertanto c'è stata una specie di involuzione culturale. Quello che si può dedurrre è che negli ultimi anni abbiamo assistito alllo sforzo, da parte delle forze conservatrici, nel propagare le idee liberiste della preminenza del mercato su tutto il resto e che sono state alla base della evoluzione della società. Purtoppo tale clima culturale è stato spesso accettato in buona parte anche dalle leadership progressiste, questo ha portato alla accettazione dello stato di cose, non c'è alternativa, che di fatto ha condotto, in occidente, a una sempre maggiore disuguaglianza e a uno stato di profonda insoddisfazione nei cittadini. Per questo sostengo spesso che ci dovrebbe essere uno sforzo da parte delle forze progressiste di elaborare una piattaforma culturale e politica nuova, in grado di superare la situazione attuale e convincere i cittadini ad andare a votare o votare diversamente.
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