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venerdì 15 maggio 2026

J.Ryan-Collins, T.Grenham, R.Werner, A.Jackson- Where Does Money Come From? A Guide to the UK Monetary e Banking System

 Il titolo del libro è piuttosto esplicativo, dato il contenuto avrebbero anche potuto chiamarlo: "Tutto quello che sai sulla moneta è sbagliato!". Infatti, se credete che la moneta sia un affare della Banca Centrale e solo lei la crei e la controlli siete in errore. Sono infatti i prestiti fatti dalle banche che creano credito e la maggior parte del denaro in circolazione, la Banca Centrale crea solo una parte piccola della moneta. Ormai la moneta è per lo più digitale, un semplice numero su un computer, e il 97,4% del denaro usato nella economia è creato dalle banche commerciali. Il modello tradizionale del sistema bancario vede le banche come semplici intermediari del denaro, ma in realtà le banche creano denaro con i prestiti senza che questo sia strettamente connesso con i depositi. Non è la Banca Centrale (BC) che controlla la creazione di moneta ma sono le banche che determinano quante riserve e denaro la BC gli deve prestare. La regolazione bancaria e la quantità di riserve non sono determinanti per la creazione di moneta. Il potere di creare denaro non previene però i fallimenti delle banche perchè le banche dipendono dal valore dei loro assets. Gli autori spiegano poi le funzioni della moneta che potete vedere anche qui.

La teoria tradizionale concepisce la moneta come mezzo di scambio ed è una teoria della moneta come commodity, mentre oggi la moneta viene considerata piuttosto una relazione sociale di credito e debito tra due agenti o se vogliamo informazione.

 La storia reale della moneta mostra  che essa non nasce come un mezzo per minimizzare i costi di scambio, ma come unità di conto in cui venivano misurati i debiti. E' solo in seguito che il potere coercitivo delle Stato nel tassare i cittadini ha definito come funzione primaria della moneta quella di unità di conto. Segue nel libro una breve storia della moneta e del sistema bancario dalle prime emissioni di ricevute di deposito degli orafi sino alla moneta digitale dei giorni odierni. Nel capitolo successivo gli autori mostrano invece il sistema bancario moderno: come le banche creano il credito tramite i prestiti, il meccanismo dei pagamenti interbancari per aggiustare le proprie riserve che definisce il tasso di interesse interbancario, su quest'ultimo la BC non ha un meccanismo diretto per detrminarlo. L'unico vero meccanismo per la BC di determinare la politca monetaria è indirettamente tramite il tasso di interesse.

Come detto le banche possono, nonostante il potere di creare credito, soffrire di crisi di liquidità, cioè non essere in grado di assorbire il flusso di ritiri di liquidità dai correntisti, o solvibilità che è connessa al suo capitale e assets, cioè ad esempio quando i suoi prestiti non recuperabili diventano preponderanti rispetto agli assets, per cui il capitale netto della banca diviene negativo. Per evitare ciò sono previsti dei rquisiti minimi di capitale per le banche. Ma questo non ha evitato la crisi del 2008 quando le banche hanno persono confidenza nella solvibilità reciproca.

La teoria della moneta endogena afferma che non vi è limite di fatto alla creazione di moneta da parte delle banche commerciali, per cui la offerta di moneta è guidata dalla domanda. In realtà la BC può influenzare la creazione di moneta, ma dipende molto da come decide di intervenire. Vale il principio del cosidetto short-side, ovvero laddove tra domanda e offerta  domina quella che è minore, lo short side ha quindi il potere di mercato. Il problema delle banche infatti è che corrono dei rischi nell'effettuare prestiti, quindi hanno la tendenza a razionare il credito anche nei periodi migliori, in questi casi il tasso di interesse non ha un grande effetto sulla creazione di credito, e questo può creare problemi alla economia. Quindi la offerta di moneta non è precisamente determinata dalla domanda di moneta ma da quanto il credito viene razionato. Vi sono stati comunque tentativi nella storia di creare una guidance (window guidance) della creazione del credito per far si che il credito venisse allocato su investimenti produttivi piuttosto che in speculazioni finanziarie. Nelle conclusioni gli autori ammettono che è difficile identificare cosa conti come moneta oggi, certo la moneta non è neutrale ne un velo, di fatto la moneta non è niente più che una promessa di pagamento (IOU). Nel finale pongono alcune domande scomode: 

  • perchè lo Stato è cosi incapace di prevenire le crisi bancarie e finanziarie?
  • perchè il processo di creazione della moneta è stato privatizzato invece che contribuire al bene pubblico ?
  •  perchè le Banche Centrali non hanno i giusti poteri, mandati e targets per dirigere efficacemente le politiche monetarie?

 Nel complesso è un libro veramente interessante, molto ben documentato e che spiega in maniera abbastanza semplice i meccanismi bancari. Il libro è incentrato sul sistema dell'UK ma le considerazioni valgono in generale. Un libro che consiglio veramente a tutti e che tutti dovrebbero leggere per capire come certi meccanismi importanti, come la crezione della moneta e del credito, sono in mano a poteri privati con le conseguenze, crisi bancarie e finanziarie, che abbiamo visto e, come dicono gli autori, in cui molte cose dovrebbero essere cambiate.

 

venerdì 21 luglio 2017

Marcello Minenna - La moneta incompiuta

Il libro di oggi è un libro per “stomaci forti”, sono quasi 500 pagine su temi tecnici finanziari, comunque con scopo divulgativo e di rendere le cose più semplici possibili, anche se sempre in modo rigoroso.
L’autore è Marcello Minenna che dirige l'ufficio analisi quantitative della Consob e inoltre docente, non accademico, all'Università Bocconi, e PhD Lecturer alla London Graduate School of Mathematical Finance.
Il volume come abbiamo detto si concentra su questioni di natura finanziaria, fornendo all’inizio della trattazione una serie di concetti di base, quali: rischio di credito, debito sovrano, derivati creditizi ecc., facendo uso di belle infografiche che agevolano la lettura per un pubblico di non esperti
Introduce, poi, alla comprensione dell'architettura dell'Eurozona e dei legami tra finanza ed economia reale. Descrive gli elementi caratterizzanti la politica monetaria europea, ripercorrendo l’esplosione della crisi finanziaria nel 2007-2008 e analizzando l’impatto che questa ha avuto sull’Eurozona. Vengono inoltre approfonditi i diversi tipi di intervento e strumenti finanziari messi in atto dai governi e dalla Banca Centrale Europea (BCE) a fronte del rischio di rottura dell’euro.
Le economie europee sono comunque in una fase di stallo. Il ciclo economico positivo globale che nel 2014-2015, grazie anche al basso prezzo del petrolio e all’euro debole, ha tenuto a galla l’unione monetaria volge al termine con il rischio di una recessione alle porte di un’Europa frammentata e indebolita da squilibri strutturali. Rinunciare alla propria moneta senza un bilancio e un debito pubblico europeo fa dell’euro un regime di cambi fissi incompleto
Nella parte conclusiva del lavoro vengono proposti diversi interventi di policy volti a superare la crisi e mettere mano a questa architettura disfunzionale. Infatti la crisi greca, il fallimento dell’austerità, i problemi del sistema bancario, del debito pubblico e della Brexit stanno mostrando che il tempo guadagnato dalle «soluzioni-tampone» della BCE sta volgendo al termine. Tra le proposte elenco: una politica della BCE imperniata sull’azzeramento degli spread, la mutualizzazione di una parte del debito o anche il suo congelamento da parte della BCE.
Il tema di fondo  del libro non è nuovo: l’integrazione dei paesi UE non è stata così profonda e forte come si era auspicato, e che i paesi membri erano e sono ancora caratterizzati da grandi differenze strutturali. 
La creazione dell’euro e la rinuncia da parte dei nazioni aderenti alla area euro alla propria moneta, senza un bilancio e un debito pubblico europeo e tutta una serie di altri meccanismi istituzionali, fa dell’euro un regime di cambi fissi incompleto
Ne esce fuori, pertanto, un ritratto complesso della realtà europea, dove spicca l’incapacità dell’euro-burocrazia di gestire l’integrazione economico-finanziaria. Rimane il problema di fondo che è politico e non finanziario, una volta stabilito che la costruzione dell’area euro è incompleta e disfunzionale c’è la volontà politica per rimediare agli errori fatti? Arrivati al punto in cui siamo mi piacerebbe avere la speranza che qualcosa cambi, vedendo però l’atteggiamento delle nazioni europee sulla immigrazione non vedo la capacità e la volontà di affrontare in maniera coordinata i problemi. La fine probabile del quantitative easing che, peraltro come rileva Minenna, non ha sortito grandi effetti sulla economia reale a parte la diminuzione del valore dell’euro e quindi un miglioramento del PIL, e la fine del mandato di Draghi, grande artefice dal salvataggio dell’unione monetaria, pongono seri dubbi sul futuro dell’Eurozona.
Visti gli alti costi politici e economici, per proseguire in una costruzione più consona dell’unione monetaria,vedo difficile una soluzione coordinata, tanto per fare un esempio gli Stati Uniti ci hanno messo 160 anni per costruire un efficace sistema federale con continue modifiche (vedi ad esempio costituzione e statuto della FED) e avendo fissato a monte  un sistema costituzionale.
Comunque, tornando al libro, è sicuramente un libro interessante e ben scritto, ovviamente da leggere un pò alla volta, non è proprio un romanzo avventuroso, ma può ulteriormente chiarire i difetti e le assurdità di queste unione monetaria e delle politiche implementate.


mercoledì 21 settembre 2016

La moneta

Oggi pubblico un estratto dal mio  libro: Le idee della economia.
Una definizione breve di moneta  potrebbe essere la seguente: «la moneta è ciò che usiamo per pagare le cose»[1]; ma  la  sua definizione più completa coincide con l’elenco delle sue funzioni che sono:

  • strumento di pagamento, quindi mezzo di scambio e intermediario  nella compravendita di beni e servizi;
  • unità di conto, dunque  misura del valore;
  • riserva di valore, in altri termini un modo come mantenere la ricchezza.

Come è noto inizialmente gli scambi, in tempi remoti, avvenivano attraverso il baratto, questa modalità era palesemente poco efficiente e, quindi, ben presto venne la necessità di regolare gli scambi attraverso qualcosa che, successivamente, prese il nome di moneta[2];come moneta, furono utilizzate le cose più disparate: pietre, conchiglie, sale, capi di bestiame (da pecus pecunia), tabacco, ecc.
Successivamente si diffuse l’uso dei metalli, le monete più antiche sino ad ora ritrovate risalgono a  fra la seconda metà del VII e gli inizi del VI sec. a.c., per la caratteristica principalmente di non essere deperibili.

Il passaggio ai metalli preziosi, oro e argento principalmente, segna l’inizio di quella che viene definita moneta merce, ovvero dotata di un valore intrinseco.
Anche l’utilizzo delle monete in metallo prezioso presenta alcuni problemi pratici cioè legati al peso di grosse quantità di moneta e, inoltre, al rischio nel loro trasferimento, questo porta alla nascita delle banconote e anche di altri strumenti sostitutivi (ad esempio lettere di cambio).
Un altro aspetto legato alle monete in metalli preziosi è quello della disponibilità, abbondanza o scarsezza dei metalli in funzione, ad esempio, della scoperta di nuove miniere o all’esaurimento di quelle vecchie.

L’eccesso di moneta se non accompagnato da uno sviluppo economico può infatti portare, come avevano capito anche i primi economisti, a spinte inflazionistiche (aumento dei prezzi); al contrario una mancanza di mezzi monetari può frenare lo sviluppo economico e portare viceversa a deflazione.
Con la comparsa delle banconote nasce in seguito la necessità che tale attività sia regolata, e che ci sia un legame tra la emissione di banconote e presenza di adeguate riserve d’oro. Quindi, la attività di emissione della banconote passa nel tempo dalle banche private ad una banca centrale, che diventa l’unica ad emettere banconote e tenuta ad avere una determinata quantità di riserve auree a copertura delle emissione di banconote.
Il sistema monetario divenne quindi il cosiddetto Gold Standard[3], nel quale il valore della moneta corrispondeva ad una determinata quantità di oro stabilita dalle autorità monetarie, senza necessità di una totale convertibilità tra banconote e riserve auree, dando così la possibilità di maggiore flessibilità monetaria all’interno, mentre rimane lo scambio di riserve per regolare le transazioni tra paesi.
Il  passaggio dalla moneta metallica, con valore intrinseco, alle banconote a corso legale garantite dallo Stato segna la evoluzione dalla moneta merce alla moneta segno, cioè ad una moneta fiduciaria basata sulla fiducia nell'emittente[4].
Il secondo dopoguerra si caratterizza, con gli accordi di Bretton-Woods, per la nascita del cosiddetto Gold Exchange Standard, in cui la moneta per gli scambi internazionali rimane il dollaro che è l’unico a poter essere convertito in oro.
Quindi il dollaro diviene il punto centrale ma anche dolente di tutto il sistema e la sua presunta convertibilità in oro termina, con decisione di R.Nixon nel 1971, lasciandoci in un sistema non ben definito.
Abbiamo parlato nel corso del libro dei concetti di moneta endogena o esogena, cioè se la offerta di moneta è creata e controllata solo dalla banca centrale o, se invece, non è creata anche dal sistema bancario e finanziario per esigenze della economia. Considerando che le banche private possono emettere prestiti o dare credito sulla base delle riserve dei depositi, ma che non sono vincolate a prestarli in rapporto 1 a 1 con i depositi (moltiplicatore dei depositi), è chiaro che anche loro sono in grado di generare moneta. Per i sostenitori della teoria della moneta endogena, in realtà, sono proprio i prestiti a creare la moneta e le banche, nel loro insieme, non sono quindi vincolate nel concedere prestiti dall’ammontare del denaro precedentemente depositato; pertanto la  Banca Centrale (BC) non è in grado di controllare direttamente la quantità di moneta, può solo fissare il tasso d’interesse al quale rifinanzia le banche ed è  tale tasso d’interesse che influisce “indirettamente” sulla offerta di moneta.
In pratica la moneta è oggi una forma di debito, un debito di tipo speciale che è accettato come mezzo di pagamento nella economia[5].
In particolare la cosiddetta massa monetaria (o moneta legale) viene suddivisa in alcune componenti, detti aggregati monetari. Questi aggregati sono in ordine decrescente di liquidità :  

  • M0 insieme di  tutte le banconote e le monete, dette moneta legale, e le riserve obbligatorie delle banche presso la banca centrale che costituiscono la cosiddetta base monetaria;
  • M1 che comprende oltra alle banconote circolanti anche i depositi di conto corrente e postali (trasferibili con assegno);
  • M2 che oltre a ricomprendere quanto detto per M1 comprende anche i depositi di conto corrente e postali più vincolati dei precedenti;
  • ·M3 che comprende ulteriormente altri titoli a breve come le obbligazioni e i titoli di stato a breve termine.
Abbiamo parlato spesso di offerta e domanda di moneta, la prima si definisce come la moneta circolante in un sistema economico, mentre la domanda di moneta è quella che i privati (cittadini e aziende) vogliono detenere per vari motivi: speculazione, transazioni e precauzione.
Infine concludiamo con le politiche monetarie: lo scopo delle politiche monetarie è di  controllare la quantità  di moneta in generale, questo avviene da parte della autorità monetaria di un paese attraverso, principalmente, le cosiddette operazioni di mercato aperto, cioè la vendita
o acquisto da parte della banca centrale di titoli. Acquistando titoli, titoli di Stato per la maggior parte, la BC ottiene due effetti: da una parte riduce la quantità di moneta in circolazione; dall’altra, acquistando titoli, ne aumenta il valore (aumento della domanda) e per la relazione inversa tra valore dei titoli e interesse fa quindi diminuire  il tasso di interesse. Quando queste operazioni avvengono su larga scala e i titoli interessati sono anche altri titoli, come ad esempio obbligazioni private emesse dalle aziende, queste operazioni prendono il nome di quantitative easing.
Un altro campo di azione  della BC è quello di modificare, in rialzo o in ribasso,  il valore  del tasso ufficiale di sconto, che determina i tassi di interesse applicati dalle banche per i prestiti.
Infine, un altro modo per controllare la emissione di moneta è attraverso il sistema di regolamentazione delle banche, ad esempio agendo sulla cosiddetta  riserva frazionaria, che è la percentuale dei depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere, sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili. Tale riserva determina quanto un istituto di credito  può erogare per i prestiti e, quindi, un aumento o una sua diminuzione possono variare l’offerta di credito e l’offerta di moneta.
La teoria economica ci dice, in generale, che la Banca Centrale dovrebbe stabilire la politica monetaria, espansiva o recessiva, in funzione dello stato dell’economia. Ad esempio in una fase di recessione dovrebbe aumentare la quantità di moneta è ridurre il tasso di sconto per favorire la ripresa, mentre in una fase espansiva dovrebbe fare il contrario per frenare il possibile rischio di spirale inflazionistica. Questo vale in generale, ci sono comunque molte divergenze sulle modalità e sulla importanza di tali politiche che variano a seconda delle correnti di pensiero: i monetaristi propendono per un controllo stretto della politica monetaria con minori interventi dello Stato, mentre le correnti keynesiane e post-keynesiane credono che non si possa far a meno di accompagnare tali politiche con un maggior intervento statale anche sul fronte della spesa pubblica o politiche fiscali.

PS: Se volete una panoramica dettagliata sul funzionamento della moneta e del sistema bancario vi consiglio questo libro.





[1] A. Lerner, Money as a creature of the State, The American Economic Review, Vol. 37, No. 2, 1947, p. 313.
[2] Il nome pecunia viene da “pecus” (pecora), a rappresentare uno dei mezzi con cui potevano avvenire gli scambi, il nome moneta verrebbe, secondo alcune teorie,  dalla dea romana Giunone Moneta, dove per moneta si intende l’aggettivo di “ammonitrice” dato alla dea, in quanto la zecca sarebbe stata nei pressi o annessa al suo tempio.
[3] In realtà si distinguono tre diversi sistemi aurei: nel primo l'oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea), nel secondo viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo parzialmente, risultando il valore della quantità di banconote emessa un multiplo del valore dell'oro posseduta dallo stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).
[4] Tale tipo di moneta viene definita “fiat”, cioè  una moneta stabilita da la regolamentazione del governo o della legge.
[5] Vedi: M. McLeay, A. Radia, R. Thomas, Money in the modern economy: an introduction, Quarterly Bulletin 2014 Q1, Bank Of England.