Le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto. John Maynard Keynes
martedì 6 dicembre 2016
Commento sul referendum costituzionale
mercoledì 23 novembre 2016
K. Polanyi - La grande trasformazione
E’ un libro complesso, è infatti in parte storico, sociologico, economico e politico, ovvero ricostruisce la storia della evoluzione (la grande trasformazione) della società occidentale evidenziando la interrelazione profonda tra i piani economici, politici e sociali.
Si parte da una visione del periodo che va dal 1815 alla prima guerra mondiale, un periodo di sostanziale pace (la pace dei cent'anni) tra le grandi potenze con solo qualche guerra a carattere locale.
Tornando al periodo di pace questo terminò quando i contrasti tra le grandi potenze per il dominio coloniale superarono la capacità, soprattutto della alta finanza, di contrastare le rivalità tra i paesi.
"La tensione sorgeva dal mercato di lì passava alla sfera politica e quindi a tutta la società. Quando la base aurea cadde la tensione all'interno delle nazioni si liberò".
Quali sono le lezioni ancora valide di Polanyi?
Primo che il mercato autoregolato è una pericolosa illusione, infatti, se il secondo dopoguerra è stato anche caratterizzato da una certa stabilità e prosperità lo dobbiamo alle politiche keynesiane del dopoguerra e dall'intervento dello Stato come regolatore e moderatore dell'economia. Quando la furia iperliberista dagli anni '70 ha cominciato a propagandare l'idea che lo Stato è male e sarebbe meglio ridurlo al minimo le crisi economiche e sociali sono aumentate.
Secondo, l'idea che la moneta non sia neutrale, come succede per l'euro che di fatto rappresenta il gold standard europeo e infatti costringe i paesi deboli del sud alla deflazione e svalutazione del lavoro.
Inoltre, l'idea che il mercato autoregolato costringa la società a trovare soluzioni per evitare le conseguenze negative che questo comporta, cosa che vediamo con l'avanzata del cosiddetto populismo, che non è altro che una normale reazione della società a forze che tendono a distruggerla.
Concludo con un suo monito alle classi dirigenti :
"Nessuna classe che difenda rozzamente soltanto i suoi interessi può mantenersi al potere."
sabato 12 novembre 2016
Elezioni americane
Se infatti pensa di risolvere i problemi con minori tasse per i ricchi, basta guardare il grafico sopra per capire come il cosiddetto trickle-down non abbia funzionato, anzi la concentrazione di ricchezza è la causa anche dei problemi dell'economia americana e non solo. Ha promesso maggiori investimenti in lavori pubblici e questo è senza dubbio positivo, in realtà cosa fanno i presidenti americani una volta eletti è difficile dirlo spero tanto di sbagliarmi su Trump.
giovedì 20 ottobre 2016
Simon Wren Lewis - Una teoria generale dell’austerità
sabato 15 ottobre 2016
J.Stiglitz - La grande frattura- Einaudi
lunedì 3 ottobre 2016
Perchè voterò No al Referendum
- · Non voterò No perché voglio mandare a casa Renzi, sinceramente una riforma costituzionale dovrebbe avere un respiro più lungo di un governo e anche di una legislatura, d’altra parte chi ha sbagliato (come ora ammette) per aver impostato la questione come una ordalia, un pò ricattatoria, agli elettori è stato Renzi;
- · Non voterò No perché abbiamo la costituzione più bella del mondo (pura retorica), anzi credo che andrebbe migliorata in alcuni aspetti;
- · Non voterò No perché vorrei una riforma perfetta o sono un conservatore, vorrei una riforma almeno decente che migliori l’attuale senza peggiorarla.
Per concludere una citazione di Popper:
«Abbiamo bisogno non tanto di uomini validi quanto di buone istituzioni. Anche l’uomo migliore può essere corrotto dal potere, le istituzioni, che permettono ai governati di esercitare un certo controllo efficace sui governanti, costringeranno quelli cattivi a fare ciò che i governati giudicano nel loro interesse. Per questo è tanto importante elaborare istituzioni che impediscano anche ai cattivi governanti di provocare danni eccessivi»
giovedì 29 settembre 2016
Keynes, Schumpeter, Roegen
Tutto bene? Mica tanto, fintanto che la crescita tecnologica viene moderata, nel breve termine, da politiche keynesiane di redistribuzione del reddito, con tassazione progressiva, va tutto bene, ma quando le imprese assumono valenza sempre più extra nazionale crescono i profitti (sempre più sfuggenti al dominio dello Stato nazionale) e diminuiscono i redditi da lavoro (almeno nei paesi sviluppati). Al momento qualcosa ci guadagnano i paesi poveri, dove vengono esportate le lavorazioni, ma quando la tecnologia renderà non più conveniente produrre anche ai prezzi stracciati dei paesi poveri chi avrà il reddito per consumare la produzione? Quindi la intuizione di Schumpeter sulla innovazione teconolgica è importante, ma resta il problema della domanda e quindi della distribuzione del reddito, questa non è semplicemente una questione di legge di mercato, come sostengono i neoclassici, ma una questione di rapporti di forza tra classi (Marx).
L'unica differenza è che oggi nessuno, dopo la fine della URSS e la transizione della Cina, crede più che il modello di pianificazione centralizzata possa funzionare nel lungo termine, per cui l'unica alterenativa ragionevole ad una concentrazione di ricchezza, che conduce alla stagnazione e alla rivolta sociale, ritorna ad essere la scelta keynesiana, ovviamente in salsa moderna e soprattutto evitando alcune storture. Per Keynes, infatti, il problema non era il capitalismo in se ne tanto meno gli "animal spirits", piuttosto i "rentiers" e la accumulazione sfrenata di ricchezza, ed inoltre una finanza incontrollata che produce bolle che si sgonfiano (Minsky). A tutto ciò aggiungiamo un altro tassello che riguarda il lunghissimo periodo: la crescita infinita in un mondo finito è un assurdità logica e termodinamica come diceva Roegen, la tecnologia ci può aiutare ma non può fare miracoli di fronte ad un uso sconsiderato di risorse, a meno di non pensare di trovare qualche altra Terra da sfruttare nello spazio. Insomma la tecnologia non risolve tutti i problemi e il capitalismo lasciato a se stesso rischia di generare concentrazioni di ricchezza e dilapidazione di risorse, quindi serve anche intelligenza politica e istituzionale; purtroppo non possiamo fare a meno di governare i processi, con buona pace di quelli che sbandierano la capacità del mercato di autoregolarsi, vedi solo ultima crisi del 2008.
Il futuro è aperto, spetta a noi cittadini di riprendere in mano la situazione e riappropriarci della nostra vita e della democrazia, che costantemente ci viene scippata dalle forze economiche, democrazia che significa scelta ponderata delle élite e soprattutto il loro controllo, che presuppone conoscenza e coscienza dei meccanismi economici, e inoltre impegno costante.
Non esistono demiurghi che possano risolvere tutti i problemi, ma almeno cerchiamoci menti non del tutto impreparate (Trump) a guidarci, forse se ci guardiamo intorno ci saranno sempre nuovi Keynes (ma anche Schumpeter e Roegen) a indicarci la strada.
venerdì 23 settembre 2016
Francesco Sylos Labini - Rischio e previsione – Laterza
mercoledì 21 settembre 2016
La moneta
Oggi pubblico un estratto dal mio libro: Le idee della economia.
Una definizione breve di moneta potrebbe essere la seguente: «la moneta è ciò
che usiamo per pagare le cose»[1]; ma la sua
definizione più completa coincide con l’elenco delle sue funzioni che sono:
- strumento di pagamento, quindi mezzo di scambio e intermediario nella compravendita di beni e servizi;
- unità di conto, dunque misura del valore;
- riserva di valore, in altri termini un modo come mantenere la ricchezza.
L’eccesso di moneta se non
accompagnato da uno sviluppo economico può infatti portare, come avevano capito anche i primi economisti, a
spinte inflazionistiche (aumento dei prezzi); al contrario una mancanza di mezzi
monetari può frenare lo sviluppo economico e portare viceversa a deflazione.
Con la comparsa
delle banconote nasce in seguito la necessità che tale attività sia regolata, e
che ci sia un legame tra la emissione di banconote e presenza di adeguate
riserve d’oro. Quindi, la attività di emissione della banconote passa nel tempo
dalle banche private ad una banca centrale, che diventa l’unica ad emettere
banconote e tenuta ad avere una determinata quantità di riserve auree a
copertura delle emissione di banconote.
Il sistema
monetario divenne quindi il cosiddetto Gold Standard[3], nel
quale il valore della moneta corrispondeva ad una determinata quantità di oro
stabilita dalle autorità monetarie, senza necessità di una totale convertibilità
tra banconote e riserve auree, dando così la possibilità di maggiore
flessibilità monetaria all’interno, mentre rimane lo scambio di riserve per
regolare le transazioni tra paesi.
Il passaggio dalla moneta metallica, con valore
intrinseco, alle banconote a corso legale garantite dallo Stato segna la
evoluzione dalla moneta merce alla moneta
segno, cioè ad una moneta fiduciaria basata sulla fiducia nell'emittente[4].
Il secondo
dopoguerra si caratterizza, con gli accordi di Bretton-Woods, per la nascita
del cosiddetto Gold Exchange Standard, in cui la moneta per gli scambi
internazionali rimane il dollaro che è l’unico a poter essere convertito in
oro.
Quindi il dollaro
diviene il punto centrale ma anche dolente di tutto il sistema e la sua
presunta convertibilità in oro termina, con decisione di R.Nixon nel 1971,
lasciandoci in un sistema non ben definito.
Abbiamo parlato
nel corso del libro dei concetti di moneta
endogena o esogena, cioè se la offerta
di moneta è creata e controllata solo dalla banca centrale o, se invece,
non è creata anche dal sistema bancario e finanziario per esigenze della
economia. Considerando che le banche private possono emettere prestiti o dare
credito sulla base anche delle riserve dei depositi, ma che non sono vincolate
a prestarli in rapporto 1 a 1 con i depositi (moltiplicatore dei depositi), è chiaro
che anche loro sono in grado di generare moneta. Per i sostenitori della teoria
della moneta endogena in realtà sono proprio i prestiti a creare la moneta e le
banche, nel loro insieme, non sono quindi vincolate nel concedere prestiti
dall’ammontare del denaro precedentemente depositato; pertanto la banca centrale non è in grado di controllare
direttamente la quantità di moneta, può solo fissare il tasso d’interesse al quale rifinanzia le banche ed è tale tasso d’interesse che influisce “indirettamente”
sulla offerta di moneta.
In pratica la
moneta è oggi una forma di debito, un debito di tipo speciale che è
accettato come mezzo di pagamento nella economia[5].
In particolare la cosiddetta massa monetaria (o moneta legale) viene
suddivisa in alcune componenti, detti aggregati monetari. Questi aggregati sono in ordine decrescente di liquidità :
- M0 insieme di tutte le banconote e le monete, dette moneta legale, e le riserve obbligatorie delle banche presso la banca centrale che costituiscono la cosiddetta base monetaria;
- M1 che comprende oltra alle banconote circolanti anche i depositi di conto corrente e postali (trasferibili con assegno);
- M2 che oltre a ricomprendere quanto detto per M1 comprende anche i depositi di conto corrente e postali più vincolati dei precedenti;
- ·M3 che comprende ulteriormente altri titoli a breve come le obbligazioni e i titoli di stato a breve termine.
