mercoledì 28 maggio 2014

Quando i soldi finiscono

Oggi recensiamo un libro da poco in libreria.

 Quando i soldi finiscono- La fine dell’età dell’abbondanza. Stephen D.King- Fazi editore.

Il libro, appena uscito, è scritto da Stephen D. King laureato in economia e in filosofia ad Oxford, che lavora, come responsabile di ricerca economica, preso la banca HSBC.
Il titolo, molto accattivante, si riferisce alla crisi economica dei paesi occidentali che sembrano aver perso la strada per ritornare a crescere. L’autore analizza, quindi, le cause della crisi recente, ma con molti richiami alla storia passata: la crisi del ‘29, le difficoltà dell’Argentina  soggetta a crisi periodiche, la crisi ormai pluridecennale del Giappone, le difficoltà dell’eurozona e, ovviamente, la crisi americana scatenata dalle follie finanziarie della bolla immobiliare e dei subprime. Comunque  i richiami storici non si fermano al passato vicino o prossimo, ma  arrivano sino al medioevo. 
Da questi confronti e richiami storici, l’autore cerca di trarre qualche insegnamento. Le accuse si rivolgono al   sistema bancario per i suoi eccessi, ma anche i governi e alle loro politiche, che hanno assecondato la nascita della crisi con il loro, non sempre azzeccato,  interventismo che, ad esempio, ha permesso un uso sconsiderato dei flussi di denaro in eccesso. Se la prende, comunque, non solo con i debitori ma anche con i creditori, i paesi in surplus commerciale: Cina e Germania che hanno con il loro avanzo della bilancia commerciale alimentato questi flussi di denaro ma, anche, con i risparmiatori che alimentano, inconsapevolmente, gli enormi  flussi di denaro con i fondi pensione che cercano rendimenti elevati.
Insomma dall’analisi dell’autore non si salva, giustamente, nessuno, compresi gli economisti, troppo presi dalle loro teorie sofisticate che tendono a dimenticare gli insegnamenti della storia e della realtà. Il dramma, o incubo, come lo definisce, è che si è persa la fiducia, che è un elemento fondamentale di un sistema economico moderno, nelle banche e nei politici e tra creditori e debitori, con il rischio di pesanti ripercussioni sociali e ritorno a pericolosi nazionalismi, come ci ha insegnato la storia del ‘900.  In sintesi possiamo dire che King paragona  i paesi occidentali ai ricchi aristocratici inglesi dell’800 che, pur di mantener uno stile di vita che non si potevano permettere, dilapidavano il patrimonio accumulato.
Nell’ultimo capitolo delinea una serie di proposte, ed è questa la parte debole del libro, che mi sembrano un po’ troppo teoriche e difficilmente applicabili. Trovo comunque giuste e sostanzialmente condivisibili le sue analisi e, sopratutto,  le sua esortazioni ai risparmiatori ad essere più consapevoli dei rischi e conseguenze dei loro investimenti e,  agli economisti, di tornare a studiare di più la storia economica.

In conclusione, comunque, un libro piacevole e interessante da leggere, scritto in maniera semplice e direi, quasi avvincente, per  chi è interessato alla realtà  economica.

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