Quella di oggi non è una vera recensione piuttosto una segnalazione, infatti si tratta di un libro di storia, l'autore è Charles Maier che insegna Storia alla Harvard University. L'aspetto più interessante del libro, a mio parere, è il tentativo di dare uno schema di riferimento alla storia dal '900 sino ad oggi. I 4 elementi che egli considera come protagonisti collettivi della storia sono: lo Stato progetto, quale entità politica che aspira a influenzare il corso della storia, con un piano di trasformazione e riforma istituzionale con l'aspirazione a modificare i rapporti sociali ed economci in modo profondo, ovviamente questo stato poteva assumere delle caratteristiche autoritarie o dittatoriali o più democratiche. Un altro elemento e protagonista sono gli imperi delle risorse che erano votati al dominio finalizzato non solo alla espansione territoriale ma allo sfruttamento delle risorse naturali (es. gli imperi coloniali), imperi che non sopravvivono dopo la II Guerra Mondiale. Gli altri due protagonisti "più volatili", sono le comunità di governance, ovvero quell'insieme di organizzazioni, per lo più transnazionali, prive di potere coercitivo sul piano giuridico, che definiscono regole e procedure che possono portare ad azioni collettive corrette, tra queste possiamo citare l'ONU, l'OMS e le varie organizzazioni internazionali comprese le ONG e infine le reti di capitale. Il libro è quindi la storia di questi protagonisti, con la fine degli imperi, le guerre, le crisi economiche e il tentativo degli Stati occidentali, sopratutto nel dopoguerra, di raggiungere alcuni obiettivi: crescita economica, protezione sociale e legittimazione democratica. A partire dagli anni '70, con la crisi economica dovuta all'aumento del petrolio, il modello dello Stato-Progetto va in crisi per la difficoltà di mantenere le promesse di crescita economica per molti, a questo contibuiscono anche movimenti culturali, i movimenti studenteschi che pongono dubbi sulla sua legittimità dello Stato, ma anche la nascita di idee neo-liberiste che criticano la pervasività dello Stato e sono pro mercato. Con la caduta dei sistemi comunisti e la globalizzazione si assiste al predominio delle forze del capitale e dell'impresa, sempre più transnazionali, all'indebolimento della potere politico e statale, almeno in occidente, e la nascita dei vari populismi. In tutto questo l'autore evidenzia, come spesso riportato in questo blog, come una parte della società civile è stata cooptata dalle idee liberiste, con le forze progressiste che hanno subito il fascino del processo di crescita capitalistica perdendo di vista l'impegno per una maggiore uguaglianza sociale ed economica. Nelle conclusioni l'autore non fa previsioni anche se esprime la speranza che Stato e impulso capitalistico, se tenuti sotto controllo (come e da chi?), potrebbero essere indirizzati a un miglioramento della umanità. Un libro interessante che evidenzia aspetti storici ma pone attenzione anche alle ideologie e alla evoluzione economica.
Le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto. John Maynard Keynes
lunedì 2 febbraio 2026
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