martedì 19 settembre 2017

Paul Mason- Postcapitalism- A guide to our future (Postcapitalismo-una guida al nostro futuro- Il saggiatore)

Questo libro, uscito solo recentemente in Italia, ha avuto un grande successo internazionale, l’autore è un giornalista esperto di economia. Il libro si svolge su piani diversi affrontando tematiche storiche, sociologiche ed economiche. Il tema di fondo da cui parte è che la nuova economia dell’informazione e di rete, fondata sulla conoscenza, mina i presupposti stessi del capitalismo abbassando sempre più i costi di produzione ed erodendo la capacità del mercato di formare correttamente i prezzi; perché se il mercato si basa sulla scarsità, l’informazione è invece abbondante. Dato che il capitalismo è in crisi l’autore analizza le teorie sul capitalismo e le sue crisi, da Marx a Schumpeter passando per Kondratiev, giungendo ad una sua sintesi. Il capitalismo è un sistema adattativo complesso che però ha raggiunto i limiti della propria capacità di adattamento; infatti è stato sempre in grado di adattarsi alle crisi grazie alle resistenze della forza lavoro, ma i successi di queste trasformazioni si devono principalmente allo Stato, che ha un ruolo fondamentale per la nascita di un nuovo paradigma.
In questa ultima fase però la resistenza dei lavoratori è debole e l’economia si è sbilanciata a favore del capitale e quindi viene meno la spinta alla trasformazione. Il capitale cerca di resistere alle spinte della rivoluzione tecnologica con nuovi monopoli,  il problema è che la tecnologia che sostiene il capitalismo, e che lo ha reso globale, sta minando il capitalismo stesso. Mason prevede che:
 “Il capitalismo non sarà abolito con una marcia a tappe forzate ma grazie alla creazione di qualcosa di più dinamico, che inizialmente prenderà forma all’interno del vecchio sistema, passando quasi inosservato, ma che alla fine aprirà una breccia, ricostruendo l’economia intorno a nuovi valori e comportamenti. Lo chiameremo postcapitalismo”.
L’ultima parte del libro indica quindi una serie di passi e soluzioni che ci porteranno al postcapitalismo, ed è questa la parte più debole del libro, come spesso succede ai libri che affrontano temi così globali. Le soluzioni sono in linea di principio condivisibili ma, a mio parere, poco praticabili.  Mason sostiene in sintesi che ci vuole più intervento dello Stato che deve assumere anche il controllo totale della distribuzione dell’energia e della produzione a carbone (per risolvere anche il problema ecologico) e controllare profondamente la finanza e il sistema bancario, anche se non ciò non significa un completa sparizione del mercato.
Complessivamente è un libro che ho trovato molto valido, pieno riferimenti e considerazioni interessanti, Mason riesce soprattutto  ad affrontare tematiche complesse rendendole piacevoli e quasi avvincenti come in un romanzo.

Alcune mie considerazioni. Credo che Mason nelle conclusioni cada in contraddizione, perché da una parte sostiene che il capitalismo è un sistema molto complesso, mentre le sue soluzioni sono troppo semplicistiche. La tesi della resistenza dei lavoratori  e della società ai cambiamenti non è nuova, la troviamo nel libro di Polanyi, La grande trasformazione, in cui afferma che le società sono cambiate ma lo Stato è dovuto intervenire per evitare le distruzioni sociali da parte dei meccanismi di mercato lasciati a se stessi. Quindi sono d’accordo che lo Stato, al contrario di quello che dicono  i liberisti, è la soluzione e non il problema. Ma quale Stato? Quello nazionale sta perdendo potere nei confronti di un economia globalizzata e un sistema di regolazione e controllo globale non esiste ed è di difficile realizzazione. Non credo poi che sia così facile eliminare o sostituire certi meccanismi di mercato, credo invece che il capitalismo abbia ancora un ruolo nel futuro, anche se è un istituzione umana e come tale ha una sua fine, ma a mio parere non così a breve termine. Credo che il problema della modificazione del clima non possa essere risolto dai meccanismi di mercato, che non sono così efficienti come ci contrabbandano. Sicuramente la tecnologia è un potente agente del cambiamento ma serve anche la politica. Mancano soprattutto élite illuminate e preparate in grado di interpretare la volontà dei cittadini e non condizionate dalle forze economiche e dalle ideologie dominanti. Le sfide aperte sono molte, come ho indicato nel mio libro, dalla gestione dei flussi finanziari e monetari internazionali, gli squilibri economici tra i paesi, le crescenti diseguaglianze, sino ad arrivare ai problemi di compatibilità tra sviluppo ed ecologia. Serve un nuovo equilibrio tra democrazia e capitalismo, passando attraverso il ruolo dello Stato, ma non esistono soluzioni facili e globali, anzi credo che dovremmo porci obiettivi semplici e mirati di volta in volta e affrontarli. Le conoscenze ci sono, i cittadini sono consapevoli in larga maggioranza di quali siano i loro interesse reali. Fino ad ora è mancata una lungimiranza delle élite, negli ultimi tempi ha trionfato il liberismo sfrenato, il ritorno ad ideologie marxiste non è la soluzione, ma servono persone nuove e, soprattutto, preparate a gestire la complessità senza preconcetti.

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