martedì 5 marzo 2024

Carl Benedict Frey- The Technology Trap - Capital, Labor, and Power in the age of automation

 L'autore, Carl Benedict Frey, è un economista di origine svedese e tedesca che insegna Intelligenza Artificiale e Lavoro presso la Univeristà di Oxford. Il libro è una approfondita dinamica della evoluzione tecnologica e delle sue ricadute sociali a partire dalla prima Rivoluzione Industriale.
 La creatività tecnologica è esista in qualche forma nel passato, un esempio è lo sviluppo della agricoltura, tuttavia la crescita economica sostenuta si è avuta  solo negli ultimi secoli a partire dalla Rivoluzione Industriale in Gran Bretagna. Di fatto le innovazioni tecnologiche servivano per scopi pubblici piuttosto che privati e avevano pertanto un limitato impatto economico, c'era un clima politico e culturale poco propenso allo sviluppo indistriale. I progressi tecnologici durante il Medio Evo spinsero i commerci piuttosto che risparmiare lavoro. Anche il Rinascimento, epoca di idee tecniche, fu piena di immaginazione ma poco di realizzazioni pratiche. Le elìte avevano in realtà come priorità la massimizzazione della occupazione per evitare sollevamenti sociali. La difficoltà ad innescare lo sviluppo tecnologico è dovuta fondamentalmente ad un suo mancato supporto; la innovazione è rischiosa e i mercati per le innovazioni sono inizialmente locali e piccoli. Inoltre, la innovazione tecnologica richiede una base scientifica e le istituzioni proibirono piuttosto che incoraggiare le innovazioni. I primi segnali di cambiamento avvennero in Gran Bretagna, con lo sviluppo dei commerci atlantici si rafforzò il potere dei mercanti e  si iniziò a intravedere uno sviluppo industriale, le prime fabbriche furono infatti gestite dai mercanti. Lo spostamento di potere dalla corona al Parlamento comportò una maggiore salvaguardia degli interessi mercantili e industriali. La macchina a vapore fu infatti un derivato della ricerca scientifica anche se arrivò  tardi nel processo di industrializzazione, ci vollero comunque circa 100 anni per veder pienamente all'opera la Rivoluzione Industriale. Inizialmente i  vantaggi  della Rivoluzione Industriale andarano solo a vantaggio dei pionieri dell'industria. Le condizioni dei lavoratori non migliorarono, anzi all'inizio peggiorarono. I guadagni degli artigiani svanirino perchè sostituiti da lavoratori meno skillati (anche ragazzi) pertanto montò  la protesta dei luddisti che non ebbe successo. La protesta non funzionò perchè le elìte dominanti presero le parti degli innovatori, anche perchè la diffusione delle macchine accresceva il potere competitivo del commercio britannico. Fu solo successivamente che la Rivoluzione Industriale portò dei vantaggi ai lavoratori, lo sviluppo tecnologico crescente richiedeva lavoratori piu qualificati che, grazie ai sindacati, gradualmente ottennero aumenti salariali e miglioramenti delle condizioni lavorative. Le tecnologie divennero di tipo "abilitante" quindi con la creazione di nuove attività. La elettricità e il motore a combustione furono poi le tecnologie "general purpose" che condizionarono ogni aspetto della industria. Dal sistema della fabbrica si passò quindi allla produzione di massa. Inoltre, la elettrificazione modificò la organizzazione della produzione e rese piu salubri gli ambienti lavorativi. La caratteristica della Seconda Rivoluzione Industriale fu la meccanizzazione delle abitazioni. La elettrificazione rivoluzionò le case ed il lavoro delle casalinghe. La automobile cambiò la faccia del Nord America ed i moto veicoli trasformarono anche la agricoltura. La automobile divenne la piu grande industria nel 1940 e i motoveicoli furono quelli che generarono maggior lavoro di tutte le altre tecnologie.  Il periodo che va dal 1870 al 1980 circa si caratterizza come un periodo di migliormento delle condizioni dei  lavoratori con un aumento dei salari che tennero  il passo della produttività e con una crecita lenta e costante della classe media. Tutto ciò si deve al maggior potere contrattuale dei lavoratori, ad una tecnologia che crea nuovi lavori per lavoratori sempre piu skillati e l'aumento della scolarizzazione. Questo fenomeno tende ad invertirsi a partire dal 1980, in particolare aumenta la domanda di lavoratori particolarmente skillati e quindi in parte un fallimento del sistema educativo che non riesce a tenere il passo. Il periodo della automazione è distinto da quello della meccanizzazione, la tecnologia tende a diventare sostitutiva facendo sparire tutta una serie di attività ora automatizzabili; le macchine controllate dal computer tendono a ridurre la necessità di un certo tipo di addetti. Purtroppo si assiste allo spostamento da lavori piu pagati a lavori nei servizi, non automatizzabili, meno pagati, di fatto riducendo la classe media. L'automazione ha diminuito il lavoro per alcuni blue collars che facevano parte della classe media. Di fatto la produttività aumenta ma non aumentano i redditi da lavoro. La sparizione di certi tipi di lavoro ha comportato il peggioramento delle condizioni di vita in alcune zone degli USA peggiorando le condizioni delle famiglie e le possibilità di mobilità sociale (i luoghi contano), facendo crescere le differenze tra le comunità.
Dato che una diffusa classe media è un pilastro per ogni democrazia, la riduzione di essa ha avuto dei profondi effetti sulla politica. Nel passato l'allargamento della classe media è stato fondamentale per un aumento della democrazia e del welfare, le profezie marxiste non si sono avverate per la trasformazione di una buona parte del proletariato in classe media. La crescita delle ineguaglianze ha reso il sistema politico meno reattivo alle esigenze dei cittadini ordinari, la politica si è cosi polarizzata, minando la leggittimità della democrazia. I lavoratori hanno perso influenza e i lavoratori meno skillati sono divenuti sempre piu staccati dai principali partiti. Le tensioni razziali non sono diminuite tra le classi meno istruite, così anche se la teconologia, soprattutto, e la globalizzazioĺne hanno grandemente contribuito alla perdita di lavoro, la immigrazione è stata facilmente indicata come causa per opportunità politica. Le difficoltà economiche sono quindi una sicura causa degli spostamenti degli orientamenti di voto soprattutto in alcune zone degli USA. Il futuro non è scritto ma la teconolgia della IA (Intelligenza Artificiale) che sta facendo balzi in avanti,fa prefigurare scenari di ulteriore diminuzione delle opportunità lavorative per lavoratori a basso e medio skill. Gli studi prevedono che la IA potrebbe mettere a rischio una grande parte dei lavori a basso skill e bassa formazione; è probabile che i tempi siano lunghi per la sostituzione di molti lavori ma sul lungo periodo il problema si pone creando le basi per un ulteriore divisione tra vincenti e perdenti. La sfida quindi è soprattutto politica nella gestione della innovazione e sulle sue ricadute sociali. Pertanto l'autore elenca una serie di interventi che si dovranno prevedere: un maggior investimento dei governi nella educazione in particolare dei giovani e nella ri-formazione degli adulti, prevedere delle assicurazioni sul salario per garantire le possibilità di mobilità lavorative, forme di integrazione salariale o tax credit per chi è in difficoltà economiche, diminuire le barriere ai cambiamenti di lavoro, sussidi per la ricollocazione abitativa, rimuovere le   barriere alla espansione edilizia delle città in espansione lavorativa, investimenti in infrastrutture di mobilità per ridurre i costi abitativi.
Nel complesso un libro molto ben scritto e contente molte informazioni, sui vari argomenti elenca con chiarezza studi e lavori a favore delle varie tesi, quindi ben documentato. Insieme al precedente libro di Acemoglu Power and Progress da una corretta visione della evoluzione tecnologica e da una visione del progresso tecnologico meno ottimistica, anche se il libro di Acemoglu giustamente metteva in evidenza il fatto che gli effetti della evoluzione tecnologica dipendono dai rapporti di potere. 
Aggiungo qualche mia considerazione, il progresso tecnologico è stato il motore della crescita del benessere e, fino ad oggi, ha garantito un miglioramento delle condizioni di vita di molti, ma non cè dubbio che negli ultimi trent'anni nei paesi sviluppati ci sia stato un aumento delle disuguaglianze, una concentrazione di ricchezza e di potere,  e una riduzione della classe media con le sue conseguenze politiche. Se il capitalismo si è salvato, sino ad esso dalle fosche previsioni di Marx, sviluppate quando le condizioni dei lavoratori erano terribili, è perchè le condizioni del lavoratori sono migliorate sia dal punto di vista lavorativo sia economico. Se il capitale continuerà ad avere la meglio sul lavoro come sta succedendo, si pone un problema direi keynesiano, cioè se diminuiscono i redditi da lavoro chi crea la domanda effettiva per la offerta sempre più automatizzata? La risposta a questo è stata la crescita delle spese statali e il welfare  che però sono in difficoltà per la sempre maggior elusione  fiscale dei ricchi e delle imprese. Quindi se le elìte fossero illuminate capirebbero che ci vuole una maggior uguaglianza e maggior redistribuzione della ricchezza a meno che non vogliano rivedere rinascere lo spettro delle previsioni marxiste della crescita e impoverimento dell' esercito dei lavoratori di riserva con tutte le conseguenze del caso.

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