venerdì 15 agosto 2014

Più PIL per tutti


Dopo la interruzione delle meritate vacanze, passate tra le rive delle Dordogna ad ammirare i paesi medioevali, per proseguire tra i vigneti e i monasteri dell’Aude e sulle rive del canale du Midi e, infine, tra gli incantevoli luoghi della Provenza, riprendiamo a parlare di attualità, in particolare del PIL (Prodotto Interno Lordo), visto che i dati delle ultime stime lo danno in riduzione in Italia e persino nella locomotiva d’Europa: la Germania. Per cominciare dobbiamo ricordare che cos’è il PIL, non è così difficile da comprendere, è fatto di alcuni ingredienti: i consumi (privati), gli investimenti (privati), la spesa pubblica, e poi dalla differenza (saldo) tra esportazioni e importazioni. Anche se non amate la matematica è più semplice e sintetico scriverlo come:

PIL= C+I+G+X-M,

dove C consumi, I gli investimenti, G la spesa pubblica, X le esportazioni e M le importazioni. Questa bella equazione nasconde all’interno un parametro, che tutti gli economisti che si rispettano sanno essere importante, e si chiama ”aspettative” o se preferite fiducia; è chiaro che se le aspettative sono buone aumentano anche i consumi dei privati e gli investimenti delle imprese. Quindi è abbastanza pacifico che vi sono varie modi per aumentare il PIL, ma le cose sono un poco più complicate di quello che potrebbe sembrare.
Intanto, un primo passo, potrebbe essere aumentare i consumi, vedi ad esempio i famosi 80 euro, tra l’altro come gli economisti dicono c’è un effetto, come dire a valanga (gli economisti seri dicono moltiplicatore), cioè se io spendo 100 euro in più, questi sono reddito per qualcun altro che in parte li spenderà e cosi via. Intanto non è cosi facile appunto aumentare i consumi quando la situazione è come quella attuale con le famose aspettative come dire un pò “nere” vista la crisi, inoltre, non va dimenticato che, se aumento i consumi, potrei indurre anche a comprare di più i prodotti esteri, perché meno cari o di qualità migliore, e quindi aumentare la M e quindi vanificando l’effetto di aumentare C.
Per gli investimenti vale lo stesso discorso, in tempi di vacche magre è difficile che le imprese si arrischino a fare investimenti se le prospettive sono appunto negative, si possono dare degli incentivi ma questo va a toccare il punto G, ovvero la spesa pubblica.
E qui veniamo alla spesa pubblica, sarebbe facile aumentare il PIL aumentandola, spesso si è fatto in passato, ma questo significa o aumentare le tasse che riduce i consumi o spendere più di quanto si incassa e quindi aumentare il debito pubblico che comunque costa interessi da pagare e che non si può aumentare all’infinito per non finire a gambe per aria (default). Quindi o uno ha poco debito cumulato, oppure, come nel nostro caso Italia, non ci sono molti margini. Bè direte e se spendessimo meglio i soldi ed eliminiamo gli sprechi? Bene sono d’accordo, ma intanto se riduciamo comunque G di certo non aumenta il PIL, se spendiamo i soldi meglio siamo tutti d’accordo, ma ci vuole del tempo e molto lavoro che scontenterà parecchi, insomma non è un gioco da ragazzi e da tempi brevi. A questo punto direte aumentiamo X, ovvero le esportazioni, ok , ma per farlo o i nostri prodotti costano di meno e quindi paghiamo meno gli operai, si ma poi riduciamo anche C, oppure riduciamo il valore della moneta, ah peccato siamo nell’euro! Allora dovremmo essere molto bravi a fare prodotti di qualità, non facilmente replicabili, e su questo si aprirebbe un bel discorso sulle capacità imprenditoriali e sulle capacità in generale di sfruttare l’enorme patrimonio artistico e culturale italiano, su cui al momento sorvolo, ma diciamocelo pure, negli ultimi anni si è fatto molto poco e abbiamo perso molto tempo e perduto anche posizioni a livello internazionale. Quindi in definitiva se il PIL, in Italia, si riduce o aumenta poco tutto sommato se ci ragionate un attimo non è così strano, e per la Germania? Qui la spiegazione non è cosi complicata, la Germania ha puntato molto sulla X (esportazioni), piuttosto che su C o I , andate a vedere i dati è proprio così; ora, se anche gli altri paesi europei arrancano e quindi comprano meno, dato che rappresentano una bella fetta dell’export tedesco, anche il Pil della Germania prima o poi ne deve risentire a meno di non trovare altri mercati di sbocco. Quindi, in definitiva, se pensate che in un economia a moneta unica come l’area euro, i problemi si possano risolvere solo con le politiche nazionali siete un tantino fuori strada, a meno, appunto, di uscire dall’euro con altre problematiche di difficile valutazione. Quindi la realtà è che, se gli europei fossero un tantino più razionali, capirebbero che da questa situazione non si esce se non si attuano delle politiche europee di vasto respiro, ad esempio un vasto piano di investimenti pubblici strutturali dedicati a cose utili, dalle tecnologie innovative, alle energie alternative, a infrastrutture importanti di vario genere (telecomunicazoni, rete stradali, ferrovie ecc), insomma non credo che non ci siano modi intelligenti di spendere soldi. Ciò non significa che non si debbano fare delle riforme per omogeneizzare i mercati del lavoro, ridurre gli sprechi, o ridurre il peso della burocrazia, dico solo che, da una situazione di stagnazione, si esce solo con una spinta coraggiosa da parte dello Stato, anche perché le politiche monetarie di Draghi hanno funzionato poco sinora e, per quanto le ultime sue mosse cerchino di fare arrivare più soldi anche alla economia reale, a mio modestissimo parere questo può aiutare, ma abbiamo bisogno di un ben più potente motore di avviamento per far ripartire la “macchina” Europa. Quindi per questo, ripeto, la partita vera si gioca in Europa, siamo in tempo? Ci sono le condizioni politiche per accordarsi? In tempo ci siamo, ma comunque ci vorrà, appunto, del tempo, la crisi è profonda e finora si sono commessi molti errori. Sulle condizioni politiche, per quanto io cerchi di essere ottimista, non riesco a credere che un continente con così tanta storia e intelligenza possa continuare a suicidarsi in questo modo, purtroppo il secolo scorso ci ha insegnato che lo abbiamo già fatto.

Quindi un consiglio a Renzi: cerchi di giocare la sua partita in Europa rischiando anche di più, anche perché, a continuare così non abbiamo nulla da guadagnare, rischiamo solo la desertificazione industriale e l’impoverimento, quindi a questo punto tanto vale tentare il tutto per tutto o uscire da questo stupidissimo euro.

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