martedì 19 giugno 2018

Le priorità di Salvini e quelle dell’Italia

Quali sono le priorità di Salvini, mi pare evidente: immigrazione, flat-tax e tasse, abolizione Fornero, ma queste sono le priorità dell’Italia o i giornali e i 5 stelle si stanno facendo dettare false priorità? 

Immigrazione, si tratta di un problema sicuramente importante e di difficile soluzione, ma considerando che le iniziative del precedente Ministro degli Interni ( Minniti), quantunque le si giudichino, hanno effettivamente ridotto gli sbarchi (dati Ministero Interni 2017 vs 2016) forse in questo momento non è il più urgente dei problemi anche se non va sottovalutato e se alcune prese di posizione possono essere utili ma non basta a risolvere il problema.

Tasse, considerando che in Italia le tasse (IRPEF) le pagano dipendenti e pensionati (circa 92% del gettito -dati 2015) gli autonomi pagano il restante pur essendo il 15% dei contribuenti, il che fa sospettare di evasione mentre Salvini propone la pace fiscale (altro condono); la introduzione della flat-tax come dimostrato (vedi qui) non produce grandi recuperi fiscali e invece sicuramente un buco nelle entrate non ne vedo la priorità, semmai ci vorrebbe un fisco più semplice, equo ed equilibrato con maggiori sanzioni per gli evasori ma di tutto ciò nel programma ci sono solo cenni. 

Pensioni, l’Italia paga per le pensioni la quota % del PIL più alta di tutta la UE, questo per varie ragioni soprattutto generosità passate; la Fornero ha alzato notevolmente, e forse troppo ripidamente, l’età pensionabile, ma ci pone tra quelli in UE con l’età teorica più alta. Quindi qualsiasi tentativo di mettere mano a riforme pensionistiche è molto delicato per gli impatti sul bilancio, anche qui piuttosto che parlare di abolizione si potrebbero modificare leggermente i meccanismi cercando soprattutto di favorire il ricambio generazionale nel pubblico e nel privato. 
E qui mi aggancio alle vere priorità, la prima è senza dubbio il lavoro, l’occupazione è aumentata di molto poco con Renzi e l’aumento è tutto sbilanciato sui contratti a tempo determinato nonostante gli sforzi, il che dimostra che le scelte fatte tanto giuste non sono state, inoltre la disoccupazione giovanile è ancora altissima. Bisogna rendere effettivamente più appetibile il lavoro a tempo indeterminato (con il contratto a tutele progressive non ci sono più scuse sull’art.18) rispetto ai contratti a termine. Visto che non manca la offerta di lavoro ( e anche in parte la domanda non trova corrispondente offerta)  bisogna prima di tutto migliorarla come mix qualitativo, aumento dei laureati soprattutto nelle scienze dure, aumento formazione tecnica come in Germania, e maggiore collegamento lavoro-università. Sul lato offerta ci vogliono maggiori incentivi ad assumere, senza regali, ad esempio una tassazione che premi le imprese che hanno un rapporto fatturato/dipendente più basso (da calibrare in base al settore ma bisogna diminuire gli abusi della new economy tanto fatturato, anche nascosto, e pochi dipendenti). 
Altra vera priorità è il miglioramento della macchina burocratica e della giustizia amministrativa, qui le soluzioni sono più complicate e richiedono coinvolgimento di esperti, sindacati, dei giudici e altro, per trovare le soluzioni più adeguate, come al solito basta evitare di perdere tempo alla ricerca di soluzioni ottimali e prendere a riferimento soluzioni adottate altrove e funzionanti, ci vuole molto lavoro e comporta poca visibilità, forse per questo nessun politico si è mai impegnato. 
Come al solito l’agenda che viene imposta non è quella veramente importante, e il giornalismo fa da cassa di risonanza a scelte sbagliate.


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