martedì 26 giugno 2018

Certa sinistra sempre un passo indietro


Le ultime elezioni amministrative segnano un ulteriore sconfitta di quel che resta del PD a vantaggio soprattutto della destra e della Lega. Non c’è nulla di sorprendente, il PD in questo momento è acefalo e senza idee, ma tornando indietro  nel tempo bisogna ammettere che certa sinistra è stata sempre un passo indietro.
Iniziamo la storia dal dopoguerra, alle prime elezioni il Fronte Popolare (PCI e socialisti uniti) perde, d’altra parte perché i cittadini dovrebbero votare in maggioranza per un partito che in parte si rifà alle idee del comunismo che è dall’altra parte della cortina di ferro e che rappresenta un idea di società basata sulle idee marxiste che, con tutto il rispetto per la grandezza di Marx, sono comunque vecchie di cento anni rispetto alla evoluzione della  teoria economica e sociale.
Per fortuna i socialisti entrano nel  primo governo di centro sinistra agli inizi degli anni ‘60 apportando alcuni elementi positivi al governo della DC (ad esempio nazionalizzazione energia elettrica), purtroppo alle elezioni continuano a guadagnare voti i comunisti che dopo il 68 (invasione della Cecoslovacchia) iniziano a distaccarsi, sempre troppo poco, dal PCUS sovietico e a non cogliere appieno lo spirito dei tempi ( movimenti del ‘68).
L’Italia si involve negli anni ‘70, combattuta tra una DC ancora al potere, un PCI impossibilitato, per motivi internazionali (USA), a poter ambire al potere e un partito socialista minoritario con il terrorismo che avanza.
Poi arriva Craxi, che riesce a prendere il governo, ma per fare che? Insinuarsi nelle sfere del potere e occupare le istituzioni e le grandi aziende statali, con una politica in deficit senza controllo che non viene indirizzata per migliorare la situazione complessiva e competitiva del paese ma solo ad aumentare  fittiziamente la domanda interna e il debito.
Nel’89 crolla il muro di Berlino e la sinistra comunista deve cambiare nome; “mani pulite” fa pulizia di buona parte della vecchia dirigenza politica, peccato che alle prime elezioni ancora una volta non si capisca che il mondo è cambiato e gli italiani pure, e la “gioiosa macchina da guerra” del PDS si schianta ancora una volta contro il muro del berlusconismo, molto più avanti nella comunicazione e nella capacità di sedurre gli italiani.
A favorire il ritorno della sinistra aiuta la magistratura, arriva Prodi, uomo più di centro che di sinistra, che ci regala alla fine degli anni '90 l’ingresso nell’euro, che sapevano tutti sarebbe stata una camicia di forza per la nostra economia, in base alla convenienza  della diminuzione degli interessi del nostro debito pubblico "monstre" (eredità del CAF) e sperando, in maniera naïve, che poi la Europa si sarebbe avviata verso riforme istituzionali, che invece non arriveranno mai. Grazie sempre a certa sinistra (D’Alema e Bertinotti) cade anche Prodi, da notare che D’Alema il comunista è diventato un liberista che regala ai suoi amici una delle aziende più floride d’Italia (Telecom).  
Riprende il governo l’eterno Berlusconi che si trova costretto ad abdicare nel 2011 su pressioni dei mercati. Arriva il governo tecnico (Monti) e tutti hanno paura e lasciano fare anche un poco di macelleria sociale; Napolitano (ex PCI) fa il monarca e si va alle elezioni tardi con Bersani, brava persona, incapace però di fare una campagna elettorale decente e con il “grillismo” in grande ascesa visto lo scontento generale.
Decide sempre Napolitano, prima Letta (non di sinistra) poi l’enfant prodige Renzi (molto poco a sinistra) che, grande novità, si presenta come il Blair italiano, quando quest’ultimo e le sue idee  erano già datate avendo governato più di 10 anni prima in una situazione completamente diversa. La crisi, infatti, ha colpito le classi medio basse e la globalizzazione tende a comprimere il lavoro, il genio di Rignano che fa? Colpisce il sindacato e vara il Job-Act che elimina definitivamente l’art.18 e racconta storie. Gli italiani all’inizio abboccano, ma Renzi è ormai al delirio di onnipotenza e si gioca tutto sul referendum che perde.
Morale della favola, l’Italia non è un paese di sinistra anche se una parte di elettori rimane fedele. Se si vuol governare bene bisogna capire la complessità della situazione nazionale e internazionale, bisogna essere anche abili a comunicare ma ci vogliono idee, bisognerebbe attingere per questo dalla letteratura economica, sociale e politica più recente, cercando di essere abbastanza realistici ma non masochisti (vedi anche i ricchi piangano).
La sinistra massimalista italiana è rimasta sempre indietro di almeno un secolo, quella più moderna  di almeno dieci anni e più, comunque sempre indietro rispetto alla evoluzione della società e delle idee, se c’è qualcuno si faccia avanti.

Nessun commento:

Posta un commento