mercoledì 21 gennaio 2026

Cosa dice Chat Gpt sui problemi mondiali del post precedente

 Ho provato a chiedere a Chat GPT di immaginarsi decisore mondiale e provare a dare una strategia in risposta ai problemi mondiali che ho sollevato nel post prcedente, ecco la sua risposta, buona lettura.

Introduzione
Negli ultimi decenni il sistema economico globale è stato caratterizzato da una crescente interdipendenza tra le principali aree economiche del mondo. Tuttavia, tale integrazione non ha prodotto un equilibrio sostenibile, ma piuttosto una serie di squilibri strutturali che si manifestano nei flussi commerciali, finanziari e demografici. La Cina si è affermata come grande esportatore netto, gli Stati Uniti come importatore strutturalmente in deficit, l’Unione Europea come area economicamente avanzata ma afflitta da bassa crescita, mentre l’Africa rappresenta il principale epicentro della crescita demografica globale in un contesto di sottosviluppo persistente. Il presente saggio analizza tali squilibri alla luce della letteratura economica classica e contemporanea e propone un insieme coerente di strategie di politica economica che un ipotetico decisore politico mondiale potrebbe adottare per migliorare la stabilità e la crescita del sistema globale.

1. Inquadramento teorico
La teoria economica ha da tempo riconosciuto l’importanza degli squilibri macroeconomici internazionali. Già Keynes, nel dibattito su Bretton Woods, sottolineava come i surplus persistenti fossero dannosi quanto i deficit cronici. La letteratura più recente sull’economia globale, in particolare dopo la crisi finanziaria del 2008, ha evidenziato come gli squilibri globali siano il risultato di asimmetrie istituzionali, finanziarie e demografiche, piuttosto che di meri fallimenti di mercato. Approcci di economia politica internazionale sottolineano inoltre il ruolo delle scelte politiche nazionali e della debolezza della governance multilaterale nel perpetuare tali dinamiche.

2. Gli squilibri strutturali del sistema economico globale
Il primo squilibrio riguarda il commercio internazionale. Alcune economie, in particolare la Cina e altre economie asiatiche, registrano surplus commerciali persistenti, mentre gli Stati Uniti svolgono il ruolo di principale assorbitore della domanda globale. Un secondo squilibrio concerne la crescita economica: i Paesi avanzati affrontano stagnazione della produttività e invecchiamento demografico, mentre i Paesi africani sperimentano una crescita demografica elevata non accompagnata da adeguata accumulazione di capitale umano e fisico. Un terzo squilibrio è di natura finanziaria, poiché il risparmio globale risulta abbondante ma scarsamente indirizzato verso investimenti produttivi di lungo periodo. Infine, lo squilibrio politico-istituzionale deriva dall’inadeguatezza delle istituzioni di governance globale nel coordinare politiche macroeconomiche e nel fornire beni pubblici globali.

3. Riforma del commercio internazionale
Contrariamente alle attuali tendenze protezionistiche, la letteratura suggerisce che il problema non sia l’eccesso di commercio, bensì la sua struttura sbilanciata. Una riforma efficace del commercio internazionale dovrebbe includere meccanismi di riequilibrio macroeconomico, imponendo responsabilità anche ai Paesi con surplus persistenti. Tali meccanismi potrebbero incentivare l’aumento della domanda interna attraverso salari più elevati, politiche di welfare e maggiore apertura dei settori dei servizi. Il protezionismo generalizzato risulta invece inefficiente e dannoso per la crescita globale, mentre misure mirate e temporanee possono essere giustificate in presenza di pratiche distorsive come il dumping.

4. Un nuovo patto macroeconomico tra le principali economie
Un riequilibrio sostenibile richiede un coordinamento tra le principali aree economiche. La Cina dovrebbe progressivamente spostare il proprio modello di crescita dall’export ai consumi interni, anche in considerazione del rapido invecchiamento della popolazione. Gli Stati Uniti dovrebbero affrontare il deficit commerciale attraverso politiche industriali, investimenti in infrastrutture e capitale umano, piuttosto che tramite barriere tariffarie. L’Unione Europea, dal canto suo, necessita di una riforma istituzionale profonda, comprendente una vera unione fiscale, strumenti di debito comune permanenti e l’abbandono di politiche di austerità pro-cicliche che hanno limitato la crescita.

5. Il ruolo strategico dell’Africa nello sviluppo globale
L’Africa rappresenta il principale banco di prova per la sostenibilità del sistema globale nel XXI secolo. La letteratura sullo sviluppo evidenzia come il sottosviluppo africano non sia inevitabile, ma il risultato di vincoli strutturali superabili attraverso investimenti mirati. Un piano di sviluppo basato su infrastrutture, energia, istruzione e sanità potrebbe trasformare la crescita demografica in un dividendo economico. Fondamentale risulta l’accesso preferenziale ai mercati internazionali per i prodotti africani a maggiore valore aggiunto, nonché il trasferimento tecnologico. L’istruzione, in particolare quella femminile, emerge come lo strumento più efficace per la riduzione della fertilità e la stabilizzazione demografica.

6. Sistema finanziario internazionale e transizione climatica
Il sistema finanziario globale necessita di una riorientazione verso investimenti produttivi e sostenibili. Ciò richiede una riforma delle istituzioni multilaterali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, e la creazione di strumenti finanziari sovranazionali in grado di canalizzare risorse verso lo sviluppo e la transizione climatica. Quest’ultima dovrebbe essere concepita non come un costo, ma come una nuova fase di crescita industriale, capace di stimolare innovazione, occupazione e cooperazione internazionale.

Conclusioni
Il sistema economico globale dispone delle risorse necessarie per affrontare le sfide attuali, ma soffre di una profonda carenza di coordinamento politico. L’alternativa è tra una crescente frammentazione, caratterizzata da protezionismo e conflitti geopolitici, e una cooperazione pragmatica orientata al riequilibrio strutturale, agli investimenti e alla fornitura di beni pubblici globali. Alla luce della letteratura economica, solo la seconda opzione appare in grado di garantire una crescita sostenibile e una stabilità di lungo periodo.


Bibliografia essenziale

  1. Acemoglu, D., Johnson, S., & Robinson, J. A. (2001). The Colonial Origins of Comparative Development. American Economic Review, 91(5), 1369–1401.

  2. Eichengreen, B. (2019). Globalizing Capital: A History of the International Monetary System. Princeton University Press.

  3. IMF (2023). World Economic Outlook. International Monetary Fund.

  4. Keynes, J. M. (1944). Proposals for an International Clearing Union. In The Collected Writings of John Maynard Keynes.

  5. Krugman, P. (2009). The Return of Depression Economics and the Crisis of 2008. W. W. Norton & Company.

  6. Rodrik, D. (2011). The Globalization Paradox: Democracy and the Future of the World Economy. W. W. Norton & Company.

  7. Stiglitz, J. E. (2010). Freefall: America, Free Markets, and the Sinking of the World Economy. W. W. Norton & Company.

  8. UNDP (2022). Human Development Report. United Nations Development Programme.

  9. World Bank (2023). World Development Report. World Bank.

Houston abbiamo un mare di problemi

Iniziamo questo post prendendola alla larga cioè partendo dalla storia delle idee economiche (vedi il mio libro) per arrivare al presente.

 Adam Smith, giustamente, fu uno dei primi a capire che bisogna partire dall'offerta, se non si produce di più non si puo parlare di crescita e ancor meno di domanda. Quindi il suo focus era sull'aumento della produttività, questo significa dare enfasi alla industria invece che alla agricoltura (Fisocratici) o al solo commercio (Mercantilisti). Aumentata la offerta si rende necessario anche aumentare il commercio, vedi Ricardo con la sua legge dei vantaggi comparati. Ma se per qualcuno la offerta creava anche la domanda (legge di Say), qualcuno altro si preoccupava anche come aumentare la domanda per assorbire la produzione (Malthus). Anche Marshall sosteneva che offerta e domanda erano strettamente correlate (metafora delle forbici), fu soprattutto Keynes a  sostenere che bisognava guardare alla domanda (domanda effettiva) per far sì  che la offerta raggiungesse il suo massimo garantendo la massima occupazione. 

La offerta crea la sua domanda se il surplus prodotto viene ben distribuito, gli economisti sostengono che ogni fattore produttivo (capitale/lavoro) si prende la sua quota del prodotto in base al proprio contributo, ma  questo non è propriamente vero in realtà dipende dai rapporti di forza (Marx). Per risolvere il problema ci vuole uno Stato che sostenga con spese e investimenti la domanda, e con la tassazione redistribuisca la ricchezza prodotta.

 Quindi per evitare rivoluzioni sociali quello che è successo in alcuni paesi occidentali è che grazie  alla maggiore forza contrattuale dei lavoratori, per mezzo dei sindacati ma anche  alla democrazia, il sistema economico è cresciuto portando una prosperità diffusa, questo grazie  alla crescita economica trainata dalla tecnologia. Se la torta si allarga e una buona fetta va anche ai lavoratori c'è chi sta meglio ma mediamente molti stanno meglio di prima.

Tutto ciò è avvenuto nel tempo e dopo la seconda guerra mondiale si era creato un particolare equilibrio. Da una parte il mondo occidentale, compreso il Giappone, che cresceva e si sviluppava, dall' altra parte i sistemi  comunisti (URSS e Cina) e i paesi non sviluppati o poco sviluppati. Un sistema che si reggeva ma non era proprio equo con una gran parte del mondo che soffriva la fame. Con la caduta dell'URSS e il cambiamento di indirizzo politico della Cina, si è verificato un enorme cambiamento, con alcune nazioni, sempre piu numerose, che hanno cominciato a crescere, produrre e commerciare di piu. Questa rivoluzione ha migliorato la vita a milioni di persone ma ha anche comportato la rottura di alcuni equilibri nei paesi ricchi. In questi paesi la manifattura ha cominciato a ridursi con la perdita di posti di lavoro ben retribuiti, sono cresciuti i lavori nei servizi che in media sono meno retribuiti, inoltre i servizi hanno una produttività più bassa, di conseguenza abbiamo avuto crescite piu contenute, diseguaglianze crescenti, pochi vincitori molti perdenti, interi ecosistemi industriali spariti. E' cresciuta molto la insofferenza dei cittadini anche per la rottura di quel patto sociale che aveva retto fino a quel punto, con uno Stato in affanno con meno risorse, spostamento ed elusione dei redditi, per garantire il welfare e la redistribuzione precedente.

Come ho detto l'aumento della offerta si sostiene grazie all'aumento della domanda, questa puo essere interna al paese o esterna (crescita export led). A livello generale però tutto si equilibra quindi se ci sono  alcuni paesi eportatori (netti) ci devono essere altri importatori. La situazione ottimale sarebbe un sostanziale equilibrio tra import ed export in tutti paesi, altrimenti si creano guerre commerciali, che come tutte le guerre non sono win win. In genere si ammette che ci siano dei momentanei squilibri, inoltre i paesi poco sviluppati devono, generalmente parlando, contare inizialmente sulle esportazioni perche hanno poca domanda interna. Ora il nostro attuale sistema si regge su un equilbrio instabile, la Cina continua ad essere il produttore ed esportatore mondiale mentre gli USA sono l'importatore mondiale, questo grazie alla forza e ruolo del dollaro per cui possono permettersi di essere in deficit commerciale, ovviamente tutto ciò fino a un certo punto e, infatti, da un pò di tempo e, soprattutto con Trump, stanno cercando, anche con i dazi, di ristabilire l'equilibrio commerciale. 

Abbiamo poi un altro problema enorme che si chiama Africa, continente ancora fortemente poco sviluppato, con grandi ricchezze del sottosuolo, ma con una crescita demografica che rischia di esplodere, con tutte le problematiche che possono creare le emigrazioni come gia stiamo vedendo.

Come vedete la situazione è piuttosto grave ed esplosiva, acuita dal fatto che le leadership mondiali sono in grossa difficoltà, con la crescita di leadership populiste poco preparate quando avremmo bisogno di ben altro.

Non so se finirà bene.  Se fossimo in un mondo ideale, dove vengono prese le scelte che favoriscono la umanità, l'occidente dovrebbe essere piu unito. Da una parte dovrebbe ridurre le disuguaglianze al suo interno e le nazioni  dovrebbero riprendere il loro ruolo di distribuire la ricchezza per garantire di nuovo il patto sociale su cui si basano tutti gli Stati. Gli Stati occidentali, se uniti, potrebbero avere anche la forza di costringere la Cina a uno sviluppo più equilibrato, sarebbe ragionevole per loro aumentare la domanda interna, non sono più un paese in via di sviluppo, e migliorerebbero le  condizioni di vita dei loro cittadini. Poi bisignerebbe cominciare ad occuparsi di Africa in un ottica win win e non solo cercando di sfruttare le sue risorse, se i paesi africani crescono e diminuiscono il boom demografico non ci troveremo con milioni di persone che vogliono emigrare alle porte. Infine, per ultimo, ma non ultimo per importanza, dovremmo anche affrontare il riscaldamento globale, senza essere idealisti ma in buona parte le risorse in termine di idee e di tecnologie ci sarebbero.

 Tutto ciò non succederà, anche se a voler essere ottimisti  quando le situazioni diventano terribilmente complicate alla fine vengono fuori le menti migliori.